Attualità - 09 febbraio 2026, 19:54

Revello escluso dai Comuni montani: il Comune contesta la nuova classificazione nazionale

Secondo il sindaco Motta, “i criteri adottati dal Ministero non rispecchiano la realtà del nostro territorio alle pendici del Mombracco. Come amministrazione comunale stiamo valutando il ricorso e chiediamo l’intervento di Regione e Provincia”

Revello è rimasto fuori dall’elenco dei Comuni montani in seguito alla nuova classificazione introdotta dalla Legge Nazionale sulla Montagna, una scelta che l’amministrazione comunale considera difficile da comprendere e lontana dalle reali caratteristiche del territorio.

La revisione dei criteri, elaborata dal Dipartimento per gli Affari regionali e le autonomie, ridefinisce infatti la mappa dei Comuni montani della provincia di Cuneo: sono 175 quelli riconosciuti come tali, un numero superiore rispetto alla precedente classificazione.

La Granda risulta la Provincia che, a livello regionale, registra il maggior incremento, con 22 nuovi Comuni inseriti e 4 esclusi. Tra questi figurano, oltre a Revello, anche Valmala in valle Varaita (oggi parte del Comune di Busca dopo la fusione) Castellarin valle Bronda, che era considerato area montana prima della fusione con Saluzzo, e Santo Stefano Belbo.

Una scelta che ha acceso il dibattito e sollevato interrogativi sulla reale aderenza della nuova classificazione alle caratteristiche geomorfologiche e socio-territoriali dei Comuni interessati tra cui appunto Revello che è alle pendici del Mombracco.

Secondo i dati utilizzati dal Ministero – spiega il sindaco di Revello, Paolo Mottail nostro Comune non rientrerebbe nella classificazione montana perché l’altitudine media del territorio comunale risulterebbe inferiore ai 350 metri sul livello del mare. Tuttavia, le verifiche effettuate con i dati in nostro possesso indicano un’altitudine media superiore a tale soglia. Per questo riteniamo non corretti i parametri adottati e stiamo valutando la possibilità di proporre ricorso contro l’esclusione di Revello".

Una scelta che, secondo il primo cittadino, evidenzia una grave approssimazione metodologica. “Basarsi esclusivamente su dati numerici, senza approfondirli e senza entrare nel merito delle diverse situazioni territoriali che questi generano, dimostra una scarsa conoscenza dei territori da parte del Ministero - afferma Motta - Questo approccio rischia di produrre classificazioni distorte e decisioni ingiuste.

Il sindaco sottolinea inoltre un aspetto che rende il caso di Revello ancora più paradossale: “Revello risulta essere, a quanto ci risulta, l’unico Comune di una vallata alpina a tutti gli effetti ,la valle Po, di tutta la Provincia di Cuneo, e probabilmente dell’intero Piemonte, a essere stato escluso dalla classificazione montana. Un fatto che appare del tutto illogico e difficile da spiegare”.

Non mancano critiche anche verso l’inserimento, nell’elenco dei Comuni montani, di realtà che poco avrebbero a che fare con la montagna. “Parlare di ‘montanità’ per alcuni dei Comuni inclusi nell’elenco è francamente complicato. Riteniamo che questo sia anche un danno per i territori montani veri e propri, che dovrebbero essere sostenuti con criteri più aderenti alla realtà e non penalizzati da classificazioni poco coerenti”.

L’amministrazione comunale guarda ora al dialogo istituzionale. “Confidiamo nel supporto degli Uffici della Provincia e della Regione Piemonte, che crediamo possano affiancarci nel tentativo di correggere le storture che questa classificazione rischia di creare. Chiediamo ufficialmente alla Regione Piemonte di valutare se vi siano ancora margini per modificare l’elenco e, qualora non fosse possibile ottenere diversamente l’inserimento di Revello, di sostenere anche un eventuale ricorso contro questa classificazione

Non si tratta di una polemica – conclude Motta – ma della volontà di difendere il nostro territorio e la sua identità. Revello è storicamente, geograficamente e socialmente un Comune di valle alpina. Escluderlo dalla classificazione dei Comuni montani significa ignorare la realtà e creare disparità che non giovano a nessuno”.

Anna Maria Parola