Il progetto Panaté è stato raccontato in un servizio andato in onda su Le Iene (Italia 1), a cura di Giulio Golia, portando all’attenzione del grande pubblico un modello di intervento fondato sul lavoro come leva concreta di responsabilità, autonomia e reinserimento sociale.
Il servizio ha acceso i riflettori su un’esperienza che esiste e continua ogni giorno grazie alla collaborazione tra soggetti istituzionali, pubblici e privati, dimostrando come il lavoro possa diventare uno strumento reale di cambiamento.
Un’idea racchiusa in un claim che è anche una dichiarazione di senso: “condannati a fare cose buone”, la frase che campeggia sulle divise dei dipendenti panaté. Un messaggio diretto e volutamente spiazzante, che ribalta il concetto di condanna trasformandolo in responsabilità, impegno e possibilità concreta di riscatto.
«Essere “condannati a fare cose buone” significa assumersi la responsabilità delle proprie azioni ogni giorno. Il lavoro non è un premio né una concessione, ma uno strumento educativo e di dignità, capace di costruire un vero reinserimento», dichiarano Davide Danni presidente di panaté e Viviana Bruno direttore marketing e di comunicazione di Panaté.
Panaté non è un progetto simbolico, ma un percorso strutturato che mette al centro le persone, valorizzando l’impegno quotidiano, il non restare fermi e la possibilità di andare avanti anche dopo l’errore.
Nel corso del 2025 il valore del progetto è stato riconosciuto con importanti premi:
• Premio Innovazione Sociale, promosso da Fondazione CDP e Intesa Sanpaolo
• Premio “Io investo in cultura”, assegnato da Confindustria Cuneo
Riconoscimenti che confermano la solidità del modello Panaté e la sua capacità di generare valore sociale, culturale ed economico sul territorio.
La messa in onda su Le Iene rappresenta oggi un’occasione per approfondire una storia fatta di lavoro, responsabilità e persone reali, che continua ogni giorno oltre la dimensione televisiva.