A 36 anni, castanicoltore di montagna a Viola, una formazione economica costruita tra Genova e Siena e un percorso sindacale già solido alle spalle, Marco Bozzolo è il nuovo presidente provinciale della Cia Agricoltori italiani di Cuneo. Eletto all’unanimità dall’Assemblea dei delegati riunita al castello di Fossano, raccoglie il testimone dopo i due mandati di Claudio Conterno, in una fase che lui stesso definisce di “passaggio strutturale” per l’agricoltura.
Accanto a lui, una squadra che tiene insieme esperienza e ricambio generazionale: il vicepresidente vicario Marco Bellone, e i vicepresidenti Giacomo Damonte e Diego Botta. Ma il punto di partenza, chiarisce Bozzolo, non è la discontinuità: è la consapevolezza del momento storico.
Che eredità raccoglie e che fase attraversa oggi l’agricoltura cuneese?
"L’eredità di Claudio Conterno è importante e non facile da raccogliere. In questi anni ha dimostrato passione, intelligenza e visione, e io ho lavorato al suo fianco per quattro anni come vicepresidente. Non poteva ricandidarsi, ma il percorso era già tracciato. Oggi non parliamo di rotture, ma di una staffetta naturale, in un momento in cui l’agricoltura è nel pieno di una transizione profonda."
Transizione è una parola chiave che ritorna spesso.
"Siamo davanti alla fine di un sistema e non è ancora chiaro quale sarà quello successivo. Questo vale per l’Occidente in generale, ma per l’agricoltura è ancora più evidente. La PAC cambierà, le risorse diminuiranno, il Mercosur tornerà a incidere sugli equilibri, i costi di produzione restano alti. In questo contesto non possiamo più reggere un modello che non garantisce reddito."
Il nodo centrale resta dunque quello economico?
"Assolutamente sì. Oggi, per ogni euro speso dal consumatore, in media solo 15 centesimi arrivano al produttore agricolo. È una situazione inaccettabile. Senza un reddito dignitoso non esiste futuro per l’agricoltura, né per chi ci lavora né per i territori che essa presidia."
Da qui la necessità di ripensare i rapporti lungo la filiera?
"Esatto. Serve più trasformazione, più vendita diretta dove possibile, ma soprattutto un dialogo maturo e serio con l’agroindustria. Il cibo non può essere trattato come una commodity qualsiasi. Se il valore continua a concentrarsi solo nella trasformazione e nella distribuzione, il sistema collassa."
Un tema che tocca anche la trasparenza verso i consumatori.
"Sì, penso in particolare all’etichettatura. Non è corretto vedere la bandiera italiana su prodotti realizzati con materie prime che arrivano da tutt’altra parte del mondo. Il consumatore deve poter scegliere, ma deve essere messo nelle condizioni di sapere davvero cosa acquista."
Sul Mercosur la vostra posizione non è ideologica.
"No, non lo è. A livello di sistema Paese può anche avere una sua utilità, ma servono contropartite vere. Regole chiare, reciprocità, trasparenza. Altrimenti si crea solo concorrenza sleale a danno degli agricoltori."
La provincia di Cuneo è spesso citata come laboratorio delle aree interne. Quanto pesa questo tema nel suo mandato?
"Pesa moltissimo. Qui oltre il 90 per cento dei Comuni ha meno di 5 mila abitanti, e molti sono sotto i mille. L’agricoltura non è solo produzione: è presidio del territorio, delle montagne, delle aree marginali. Senza aziende agricole queste zone si spopolano, si degradano, diventano fragili anche dal punto di vista ambientale."
Negli ultimi anni si registra anche un ritorno verso la montagna.
"Sì, perché la terra in pianura costa sempre di più e in montagna, se ben progettata, l’impresa agricola può ancora essere sostenibile. Ma servono politiche mirate, non interventi spot. È su questo che la Cia continuerà a lavorare ai tavoli regionali, nazionali ed europei."
Sul vino, settore centrale per il territorio albese, quale linea intende seguire?
"Condivido pienamente l’impostazione portata avanti da Claudio Conterno: meno quantità e più qualità. Questo territorio lo sta già facendo, ma dovrà continuare con ancora maggiore convinzione, anche alla luce dei dazi e dei cambiamenti nei mercati internazionali."
Metodo di lavoro: cosa resterà e cosa cambierà?
"Resterà l’approccio della proposta. Rappresentiamo circa 2.300 associati in provincia: non siamo i più grandi, ma in questi anni abbiamo scelto di portare idee e soluzioni, non solo proteste. Continueremo così, con una squadra che rappresenta settori diversi e che lavora in modo collegiale."