Attualità - 12 febbraio 2026, 06:06

'Margini. Presenze che contano': "Ad Alba gli studenti del Gallizio portano in mostra l’invisibile"

Ritratti, video e parole per raccontare chi vive ai bordi della società. Il docente coordinatore Fabio Dipinto: “Non un esercizio scolastico, ma un’esperienza reale di cittadinanza”

Fotografia di Francesca Rainero

Ci sono sguardi che passano accanto a noi ogni giorno e che raramente incontriamo davvero. Volti familiari, presenze costanti, figure che tengono insieme pezzi di comunità senza occupare il centro della scena. È da qui che prende forma “Margini. Presenze che contano”, il progetto fotografico e audiovisivo realizzato dagli studenti della classe VD – Indirizzo Audiovisivo e Multimediale – del Liceo Artistico Pinot Gallizio di Alba, che mercoledì 11 febbraio ha inaugurato la mostra al piano sottotetto dell’istituto.

Non è stato un semplice lavoro scolastico. Il percorso è iniziato nel giugno scorso e si è concluso, progettualmente, tra novembre e dicembre 2025. Un progetto estivo, affidato come “compito delle vacanze”, ma con una consapevolezza precisa: sarebbe diventato una mostra pubblica. Un esordio vero, destinato a uno spazio reale e a una comunità concreta.

“Ho chiesto loro di lavorare sulla marginalità e sull’invisibilità sociale”, spiega il docente coordinatore Fabio Dipinto. “All’inizio eravamo disorientati. In fase di brainstorming qualcuno mi diceva: sono marginali quelli che fanno i titoli di coda dei film. Studiando audiovisivo, il concetto di marginalità sociale non era immediato. Poi pian piano abbiamo affinato la direzione.”

Da quella riflessione sono emerse figure precise: contadini, persone dell’assistenza sanitaria, pensionati, migranti, lavoratori agricoli, uomini e donne in percorsi di cura. Presenze quotidiane, spesso invisibili, ma centrali nel funzionamento silenzioso della società. Gli studenti hanno iniziato muovendosi dentro la cerchia familiare, poi hanno varcato soglie sconosciute, cercando incontri fuori dalla propria zona di comfort.

Tanta disponibilità a mettersi in discussione

Il dispositivo narrativo è rigoroso: tre immagini per ogni storia. Un ritratto ambientato, capace di collocare la persona nel proprio contesto; un primissimo piano, perché il volto diventi luogo di prossimità; un dettaglio simbolico – un tatuaggio, un oggetto, un segno – che racconti un frammento di identità. Su pannelli 50x70 le fotografie dialogano con un testo scritto e con un QR code che rimanda a una video intervista. La voce è diretta, non mediata. L’immagine non è rappresentazione, ma relazione.

“Andare a fare un’intervista a uno sconosciuto è tutto fuorché semplice”, osserva Dipinto. “Per questa età è una tematica sfidante. All’inizio alcuni lavori erano un po’ all’acqua di rose. Poi, quando hanno capito che sarebbero stati esposti, molti hanno deciso di rifare tutto. Due, tre volte. Hanno cercato ispirazioni, linguaggi, fotografi di riferimento. Alcuni risultati sono di assoluto valore.”

Non sono previsti approfondimenti teorici sul tema sociale in senso stretto: l’esperienza si colloca piuttosto nel campo della cittadinanza attiva e della responsabilità dello sguardo. Nei prossimi mesi il lavoro proseguirà sul piano tecnico-espositivo, con attenzione all’allestimento e agli spazi.

La mostra è stata pensata fin dall’inizio come itinerante. “Siamo molto determinati – afferma Di Pinto –. Abbiamo investito tanto e vogliamo che questo progetto circoli ad Alba e nei comuni che vorranno accoglierlo fino a luglio, quando con la maturità si chiuderà il percorso”.

Chiunque – enti, associazioni, biblioteche, spazi culturali, aziende o altre realtà del territorio – desideri ospitare la mostra può scrivere a Fabio Dipinto, docente coordinatore del progetto, all’indirizzo fabio.dipinto@artisticogallizio.it per concordare modalità e calendario delle esposizioni.

Fotografia di Ludovica Messana

Fotografia Di Asia San Filippo

Daniele Vaira