Attualità - 14 febbraio 2026, 10:44

Sul set di “Hanno ucciso l’uomo ragno” con la conviviale Rotary Saluzzo

Ospiti la regista monregalese Alice Filippi e l’attore Roberto Zibetti. Curiosità e inediti del dietro le quinte della fortunata serie che racconta la leggendaria storia degli 883

La regista Alice Filippi, il presidente Rotary Luigi Giulini Richard, l'attore regista Roberto Zibetti

Due ospiti di eccezione all'ultima conviviale Rotary di Saluzzo all'Internodue, dove la regista Alice Filippi e l’attore Roberto Zibetti hanno portato tutti sul set di “Hanno ucciso l’uomo ragno- La leggendaria storia degli 883” serie andata in onda su Sky (e in streaming su Now) e che ha fatto il botto raccontando l’avventura di Max Pezzali e Mauro Repetto e del loro successo musicale negli anni ‘90.

"Siamo stati molto felici della loro presenza - sottolinea il presidente del sodalizio saluzzese Luigi Giulini Richard - ci hanno fatto rivivere la storia dei due artisti,  in un vivace quadro di retroscena e analisi dei personaggi, ricca di inediti e curiosità".

La regista monregalese che ha firmato tre degli otto episodi del teem drama, votatissimo vincitore dei Nastri Argento 2025,  ha ribadito che non si è trattato di un'operazione-nostalgia, ma ha voluto essere la storia di due ragazzi di provincia, uniti dall’amore per la musica, due ousiders con un grande sogno che realizzare, sbagliando, imparando, sempre sotto esame, ma con la determinazione di non mollare mai.

 Sono passati più di trent’anni, ma le dinamiche restano sovrapponibili  a quelle  degli adolescenti di oggi che si rispecchiano in questa storia, non  costruita solo per  chi è cresciuto ascoltando i mitici 883,  ma per le nuove generazioni per le quali la forza dei sogni è immutata.

Se il film non è stato un ritratto biografico, ha continuato la regista-  anche la scelta del cast, "molto difficile", non è stata mirata acreare una fotocopia di Pezzali e Repetto, ma a cercare giovani talenti con  la loro “anima”.

 "Elia Nuzzolo e Matteo Giuggioli ( i protagonisti della serie) sono stati un colpo di fulmine - afferma-   perfetti nel ruolo e nella tecnica.Insieme a loro abbiamo studiato ogni dettaglio, il modo di parlare, le espressioni, la gestualità, la camminata. Sono stati straordinari e più andavamo avanti nelle riprese più mi sembrava di essere insieme ai veri Max e Mauro del passato". 

Per la loro parte nella commedia, hanno anche avuto un coach vocale e strumentale d’eccezione: Ciro Caravano dei Neri per Caso, che ha avuto un ruolo fondamentale per loro due, dotati di sensibilità musicale, ma estranei al mondo della canzone.

La regista, diploma alla New York  Film Academy, già aiuto regista di Carlo Verdone dal 2005,  con un notevole palmares di riconoscimenti, due volte nella cinquina  dei Premi David di Donatello (2018 e 2021) e in ultimo il riconoscimento ai Nastri d'Argento,  ha visto anche tra le candidature al David,  il suo film “Vai piano, ma vinci” incentrato sul  rapimento da parte dell' 'ndrangheta, nel 1978, del padre Pier Felice Filippi, allora 23enne campione di rally e figlio di un industriale torinese. Un film che ricostruisce i 76 giorni di prigionia e la sua fuga dai sequestratori.

Alice Filippi, ha incuriosito la platea dei rotariani, tra i quali molti fans degli 883, con la messa a fuoco caratteriale di personaggi della commedia. Da Cisco, il miglior amico di Max Pezzali, "coscienza critica" e personaggio iconico della storia del gruppo, interpretato da Davide Calgaro, a Silvia Atene immaginaria musa ispiratrice di Max nei primi successi della band, "bella e irraggiungibile" interpretata da Ludovica Barbarito.

A lanciare nel 1991 Pezzali e Repetto fu il talent scout ,produttore discografico, conduttore radiofonico Claudio Cecchetto.

Gli ha dato il volto un pezzo forte del cast, Roberto Zibetti attore e regista  italiano di lunga esperienza e solida carriera, che ha lavorato con grandi maestri  del cinema come in  "Io ballo da sola" (Bertolucci) e recentementoi ha vestito i nei panni di Domenico Samaritano nel film La Grazia di Sorrentino.

Durante la serata a Saluzzo, accanto alla regista è intervenuto considerazioni professionali, dalle implicazioni emotive che derivano  dall'interpretazione, all'importanza della qualità della stessa che arriva dallo studio accurato del personaggio, da ricerche e documentazione. Non ha conosciuto personalmente Cecchetto - confessa - ma ha costruito il personaggio leggendo la sua autobiografia, dove ha scoperto anche tantissima bella musica che ai tempi non conosceva. Un ruolo "leggero" che è stato come vivere una seconda adolescenza, un balsamo, dopo l’interpretazione di Bossetti nel film Yara.

VB