Un incendio violento, avvenuto alla fine del III secolo d.C., ne ha decretato la fine ma, paradossalmente, ne ha garantito l'immortalità. La villa romana di Costigliole Saluzzo, uno degli insediamenti rurali più vasti della Cisalpina occidentale (3 ettari), riaffiora dal passato per svelare i suoi segreti costruttivi e la sua vibrante quotidianità.
Proprio come accadde a Pompei, i crolli causati dal fuoco hanno sigillato sotto strati di combusto i livelli di vita della villa, proteggendo travi in legno, strutture in argilla cruda e persino le tracce del primo impianto vinicolo noto nell'area. Una scoperta straordinaria che oggi, grazie a un progetto di archeologia sperimentale avviato da oltre tre anni, permette di ricostruire non solo le murature, ma il sapere tecnico dei maestri costruttori romani.
Sabato 28 febbraio alle ore 10 presso il Rondò dei Talenti di Cuneo, l'incontro "Materia e memoria", organizzato dalle Delegazioni FAI di Cuneo e Saluzzo con la collaborazione del Dipartimento di Studi Storici dell'Università di Torino, e Kairos Centro studi archeologici, vuole restituire voce e vita a un frammento di storia rimasto in silenzio per secoli, in un appuntamento di approfondimento e di divulgazione aperto a studiosi e appassionati di storia del territorio.
Dal 2003, la missione archeologica dell'Università di Torino, guidata dai professori Diego Elia e Valeria Meirano, scava nel passato di Costigliole Saluzzo per restituire alla luce una delle più maestose ville rustiche della Cisalpina occidentale. Sorto nel I secolo d.C. in un punto cruciale per i traffici dell'antichità, questo complesso non è solo una testimonianza isolata, ma il racconto di un intero territorio che ha continuato a vivere trasformandosi poi un nuovo insediamento tardoantico.
La villa era una struttura immensa e vibrante: cinquemila metri quadrati di architettura dove il lusso residenziale incontrava l'efficienza agricola. Le ricerche hanno permesso di mappare ogni angolo: dalle parti signorili, ricche di decorazioni e suppellettili raffinate, ai magazzini e ai laboratori. È proprio qui che è stato scoperto un tesoro unico: il primo impianto vinicolo di età romana individuato in quest'area. Un luogo dinamico, fatto di cortili e annessi, capace di ospitare non solo la manodopera locale, ma anche viaggiatori e mercanti di passaggio.
A cambiare il destino di questo splendore fu un incendio violento alla fine del III secolo d.C. Un evento drammatico che ha decretato l'abbandono immediato della villa ma che, proprio come accaduto a Pompei, ha offerto agli archeologi un'opportunità incredibile. Il crollo dei tetti ha sigillato sotto strati di combusto gli ultimi istanti di vita degli abitanti, proteggendo intatti materiali che normalmente il tempo dissolve: travi in legno, elementi di carpenteria e murature in argilla cruda.
Questa conservazione eccezionale ha dato vita a un progetto ambizioso e unico nel suo genere: ricostruire oggi, con le stesse risorse e materiali usati duemila anni fa, le antiche murature romane. È l'archeologia sperimentale, una sfida interdisciplinare che dura da oltre tre anni e che vede gli archeologi del Dipartimento di Studi Storici — i docenti Diego Elia e Valeria Meirano, insieme ai giovani studiosi Veronica Bellacicco e Simone Guion — affiancati da studenti e colleghi dei Dipartimenti di Fisica e Chimica dell'Ateneo torinese.
L'evento segna un'importante sinergia tra le delegazioni FAI del territorio. "L'obiettivo di questo incontro è accendere i riflettori su un sito di inestimabile valore che molti ancora non conoscono" – dichiara Roberto Audisio, capo delegazione FAI di Cuneo. "Vogliamo che il pubblico non sia solo spettatore, ma che possa 'toccare con mano' la storia, percependo la qualità di una ricerca scientifica che diventa patrimonio di tutti noi".
Dello stesso tenore il commento di Maurizio Sola, capo delegazione FAI di Saluzzo: "Lavorare insieme ci permette di valorizzare al meglio le radici comuni del nostro territorio. La villa di Costigliole è un simbolo di dinamismo antico che merita di essere riscoperto con uno sguardo nuovo, capace di unire il rigore dell'Università di Torino al fascino del racconto tipico del FAI".
Durante la conferenza, i relatori accompagneranno il pubblico in un percorso interdisciplinare: oltre a proiezioni e immagini inedite, i partecipanti avranno la possibilità unica di interagire direttamente con campioni e materiali costruttivi esposti in sala per entrare "al cuore" del progetto. Un viaggio tra materia e memoria per riscoprire la quotidianità e l'ingegno di chi, secoli fa, ha abitato la nostra terra.
L'iniziativa ha il patrocinio del Comune di Cuneo e della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Alessandria, Asti e Cuneo. Tali riconoscimenti istituzionali sottolineano ulteriormente l'importanza dell'attività di ricerca condotta dall'Università di Torino e l'efficacia del modello di valorizzazione territoriale promosso dal FAI, capace di coniugare il rigore accademico con la tutela e la divulgazione e promozione del patrimonio culturale locale.
L'ingresso all'evento è libero e gratuito, fino a esaurimento posti (capienza massima 80 posti). Presso il banco accrediti sarà inoltre possibile, per chi lo desidera, iscriversi al FAI o rinnovare la propria tessera per sostenere le attività della Fondazione sul territorio.