Attualità - 19 febbraio 2026, 11:40

Bra, il Caffè Boglione chiude la sua Arena, l’annuncio dei gestori fa discutere: "Questa città muore un pezzetto ogni giorno"

Stretta dopo Crans-Montana? Il rispetto della normative di sicurezza nel locale interrato al centro del confronto avviato col Comune da inizio anno

Uno spettacolo nell'Arena del Boglione (Facebook)

Guarda alla politica e non fa sconti l’attacco che chiude l’annuncio su cui la città della Zizzola discute da ieri (leggi qui): "Questa città non è che muore oggi, spegnendo ogni timido balbettio di festa in ogni bar delle sue vie. Semplicemente ha finalmente l’onestà di prenderne atto, di non nasconderlo più (…): questa città muore un pezzetto al giorno da moltissimi anni e solo l’iniziativa di tanti privati s’è ostinata pervicacemente a mascherare l’inedia istituzionale del 'pubblico', che è andato via via prima impigrendosi e poi arroccandosi su un immobilismo il più possibile cauto, quieto, pacato e scevro di turbamenti decisionali".

A divulgarlo via social Alessandro Monchiero, contitolare del Caffè Boglione di via Cavour a Bra, "il locale più storico della provincia di Cuneo", come si definisce nella sua pagina Facebook, fondato nel 1847. Locale che ieri, con un post che ha raccolto oltre 500 reazioni, illustrato dall’immagine di una scritta al neon ("game over"), ha annunciato, la chiusura, "forse per sempre", della sua "arena".

[Il Caffè Boglione, storico locale di via Cavour]

Il lungo messaggio non richiama specifiche misure adottate dal Comune, ma evoca le difficoltà ravvisate dai gestori nell’esaudire le richieste avanzate dagli uffici di quest’ultimo in termini di rispetto della normativa di sicurezza del locale interrato che ospita la rassegna di eventi, spettacoli, serate musicali e da ballo che il locale organizzare da 17 anni. Di queste, una delle ultime ha riportato in città Pierpaolo Capovilla, artista veneziano, frontman del "Teatro degli Orrori" e di diverse altre band della scena indie, che a Bra ha portato un partecipato reading di poesia.

[Il reading tenuto da Pierpaolo Capovilla]

Il rispetto delle norme di sicurezza per l’Arena, spazio ricavato dalle cantine del locale e al quale si accede per mezzo di una scala interna, è al centro dell’interlocuzione avviata con gli uffici comunali all’indomani della tragedia di Crans-Montana e ancora prima che il prefetto di Cuneo Mariano Savastano facesse della sicurezza nei locali pubblici l’oggetto di un’iniziativa di sensibilizzazione rivolta ai 247 sindaci della nostra provincia.

In un post pubblicato nei primissimi giorni dell’anno e non più on line la gestione del locale annunciava una prima chiusura dell’Arena. Un’avvisaglia le cui ragioni verranno poi dettagliate dopo alcuni giorni, quando sempre via social si aggiornava sull’evoluzione del confronto ringraziando Comune, Ascom e Uffici Commercio "per la piena e proficua collaborazione""(…) In realtà – si legge infatti in post pubblicato il 15 gennaio –, a mente fredda, dopo la tragedia svizzera, ci stava che le istituzioni locali volessero assicurarsi che tutto fosse a norma, soprattutto per le apparenti somiglianze logistiche, col famigerato locale andato a fuoco. Va da sé che in cuor nostro, che abbiamo sempre avuto tutto l’interesse di non far correre rischi né ai nostri dipendenti né ai nostri avventori, ci sembrasse una forzatura una chiusura prudenziale senza avere ricevuto né controlli, né sanzioni, né evidenze di lacune sul piano della sicurezza. Ma diciamo che dopo quello che é successo era forse necessario verificare che tutte le attenzioni fossero  poste in atto perché le serate in Arena si svolgessero in piena tranquillità.  La pausa ci è anche servita per fare un check del nostro piano sicurezza, che sebbene fosse in piena efficienza necessitava ancora di un’integrazione di segnaletica. Va da sé, invece, che tutte le cose che non hanno funzionato a Crans-Montana, dagli estintori alle uscite di sicurezza, dai materiali ignifughi al piano anti-incendio sono perfettamente a norma fin dall’inaugurazione, avvenuta il 14 febbraio 2009. Insomma, comprendiamo le legittime preoccupazioni delle istituzioni e degli organi di vigilanza, e non é mai troppa la prevenzione necessaria per lavorare in piena tranquillità in un locale pubblico, ma non scopriamo solo oggi quali siano i nostri doveri, i nostri obblighi, e men che mai il senso di responsabilità che ci ha sempre contraddistinto".

Ora la scelta dei gestori. Un passo indietro arrivato "dopo un mese di estenuanti tira e molla, di ostinata volontà di comprensione, di confronti accurati, di disparate consulenze, di rassicurazioni istituzionali e schizofreniche virate di rotta…". "Ci arrendiamo", fanno sapere, chiosando con l’attacco al Comune: "Ma oggi s’è esplicitamente (e finalmente, anzi, onestamente) detto ai privati: «Basta così, non era inedia, la nostra. Ma un vero e proprio programma. Questa città, chi ci vota, la vuole così: morta»”.

Ezio Massucco