Cambio al vertice della classifica dei "paperoni" d'Italia. Andrea Pignataro, fondatore della società di software e dati finanziari Ion Group, ha superato Giovanni Ferrero con un patrimonio stimato di 42,8 miliardi di dollari, mezzo miliardo in più rispetto all'imprenditore albese. Ferrero ha dominato la cima delle classifiche per quattro anni di fila.
Pignataro, nato a Bologna nel 1970, è un imprenditore dal profilo riservato. Dopo la laurea in Economia e il dottorato in Matematica all'Imperial College di Londra, ha lavorato per Salomon Brothers prima di fondare Ion nel 1999. La società si è affermata come leader nel settore dell'automazione e digitalizzazione dei dati finanziari, con clienti come Amazon, Microsoft e circa il 30% delle banche centrali mondiali.
Nel corso degli anni, Pignataro ha costruito un impero che gestisce asset per circa 30 miliardi di dollari attraverso numerose acquisizioni. In Italia ha investito intensamente: ha rilevato Cerved, Cedacri, List e Prelios per una cifra complessiva di quasi sei miliardi di euro. Detiene inoltre quote significative in Illimity Bank e nella Cassa di Risparmio di Volterra.
Spesso definito "il Bloomberg italiano", Pignataro condivide con Michael Bloomberg il settore d'affari e i trascorsi in Salomon Brothers. Tuttavia, mentre Bloomberg è principalmente una media company, Ion si concentra sull'automazione e la digitalizzazione del fintech. Secondo Pignataro stesso, dieci anni fa Bloomberg era 30 volte più grande di Ion, oggi il gap si è ridotto a tre volte. "Forse nel 2030 saremo alla pari", ha dichiarato in un'intervista al Sole 24 Ore nel 2023.
La sua ricchezza è il frutto di una strategia ben precisa: Ion si muove come un fondo d'investimento ma gestisce operativamente le aziende acquisite con un orizzonte temporale permanente, senza cercare una via d'uscita come fanno i private equity tradizionali. Questa visione di lungo termine rappresenta, secondo lo stesso Pignataro, un vantaggio competitivo decisivo.
Nei prossimi anni, tuttavia, Ion Group dovrà affrontare le sfide poste dall'intelligenza artificiale, che potrebbe rivoluzionare il settore dei dati finanziari. Pignataro ha già risposto alle preoccupazioni del mercato, sottolineando come l'IA non possa facilmente sostituire sistemi complessi di coordinamento organizzativo.




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