Riceviamo e pubblichiamo il comunicato di Cuneo Per i Beni Comuni 2027
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Cedri, parcheggio e il peccato originale del Bando Periferie
Quello che sta succedendo a Piazza Europa non è soltanto l’ennesima diatriba sulla “riqualificazione” di uno spazio urbano. È una cartina di tornasole. È la dimostrazione plastica di quanto a Cuneo, quando si parla di scelte pubbliche, si continui a procedere nello stesso modo di sempre, poca visione, poca competenza amministrativa, pochissimo ascolto dei cittadini e una quantità impressionante di arroganza politica.
E per capire davvero perché oggi siamo arrivati al taglio dei cedri bisogna fare un passo indietro, perché la storia non nasce ieri, e nemmeno con la discussione sugli alberi.
Il peccato originale è uno solo: il Bando Periferie del 2016!
Un bando nato per finanziare interventi sulle periferie vere, quelle sociali, aree con marginalità economica, degrado edilizio, carenza di servizi, povertà culturale. E cosa fa Cuneo? Decide di infilare dentro il progetto il parking sotterraneo di Piazza Europa, cioè uno dei luoghi più centrali e rappresentativi della città. Con un’operazione che già allora puzzava di approssimazine lontano un chilometro.
Ma il punto non è solo “morale” o politico. Il punto è amministrativo. Il bando è stato gestito con superficialità, senza un progetto serio e condiviso, senza una strategia credibile, senza la minima capacità di leggere davvero lo scopo del finanziamento.
Il risultato? Una figuraccia clamorosa: Cuneo si classifica oltre il 70 posto su 120 città e inizialmente resta fuori dai finanziamenti. Poi lo Stato allarga i cordoni e distribuisce risorse anche a chi non era rientrato nei primi posti. E da lì inizia la seconda fase: quella ancora peggiore.
Perché a quel punto l’amministrazione non si è fermata un secondo a dire: “Ok, abbiamo sbagliato impostazione. Facciamo un passo indietro. Ripensiamo il progetto. Ascoltiamo la città. Usiamo quei soldi con intelligenza”.
Ha fatto l’esatto contrario.
Ha deciso di insistere, di portare avanti un’idea senza logica e senza consenso: il parcheggio sotterraneo.
Ed è qui che Piazza Europa diventa il simbolo perfetto della politica peggiore: quella che scambia la città per un plastico, i cittadini per comparse, e la partecipazione per un fastidio.
Per anni, centinaia di persone hanno contestato quel progetto. Migliaia hanno firmato. Si sono mossi comitati, associazioni, singoli cittadini. Sono partiti ricorsi, mobilitazioni, raccolte fondi, battaglie legali. È stata una resistenza civile vera, che ha dimostrato una cosa semplice: a Cuneo c’è una cittadinanza viva, capace di difendere il bene comune, anche quando la politica fa finta di niente.
E quella resistenza, alla fine, ha ottenuto un risultato enorme: il parcheggio è diventato un flop. Non solo politicamente, ma anche concretamente.
L’asta è andata male. I posti venduti sono stati molti meno del previsto. E lì si è capito che il progetto non stava in piedi: non era necessario, non era desiderato, non era sostenibile.
Ecco perché oggi la vicenda dei cedri è ancora più grave.
Perché non stiamo assistendo a una scelta tecnica inevitabile. Stiamo assistendo a un tentativo di “salvare la faccia” dopo anni di ostinazione e fallimenti. E come spesso accade, quando una classe dirigente non sa ammettere l’errore, finisce per cercare un nemico o un sacrificio simbolico.
E quel sacrificio sono diventati i cedri.
Alberi maestosi, storici, parte dell’identità di Piazza Europa e del paesaggio urbano di Cuneo. Non “piante ornamentali”, ma presenze vive che hanno un valore ambientale, paesaggistico, culturale. Insomma Un bene comune.
Il fatto che si sia arrivati fin qui, con oltre 9.000 firme raccolte , con ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato, dice già tutto. Ma la cosa più imbarazzante è un’altra: una parte enorme della cittadinanza è stata ignorata, non solo nelle scelte, ma perfino nelle spiegazioni.
Per anni, chi chiedeva motivazioni tecniche chiare si è sentito rispondere con frasi vaghe, slogan, o peggio con l’atteggiamento tipico di chi considera i cittadini un problema da gestire, non una comunità con cui costruire.
E così si arriva all’assurdo: affidare subappalti e preparare il taglio mentre ancora si discute in sede amministrativa. Come se l’obiettivo non fosse governare un conflitto, ma “chiuderla lì” a colpi di ruspa e motosega.
In questa storia i cedri sono il simbolo finale. Ma il problema non sono gli alberi. Il problema è ciò che rappresentano.
Rappresentano una politica che non sa progettare, e quando progetta lo fa male.
Rappresentano un’amministrazione che non sa ascoltare, e quando ascolta lo fa solo per finta.
Rappresentano una gestione pubblica che, invece di imparare dagli errori, li difende fino all’ultimo, anche quando diventano ridicoli.
E soprattutto rappresentano una cosa ancora più grave: la vendetta politica trasformata in danno collettivo.
Perché dopo il fallimento del parcheggio, dopo la mobilitazione cittadina che ha messo in crisi un impianto di potere, sembra quasi che qualcuno abbia deciso che la città debba “pagare” il fatto di essersi opposta. Un dispetto. Un gesto di forza. Un “comando io”.
E il dispetto, come sempre, non lo subiscono le opposizioni: lo subisce Cuneo.
Se davvero vogliamo parlare di riqualificazione, allora bisogna dirlo chiaramente: riqualificare non significa scavare. Riqualificare significa migliorare la qualità della vita, i servizi, la vivibilità, la coesione sociale. Significa partire dalle periferie vere, non usare un bando pensato per la marginalità sociale per rifare una piazza centrale con un parcheggio sotterraneo.
Piazza Europa è diventata una ferita perché la politica ha scelto di non ascoltare, di non correggersi, di non condividere. E oggi la ferita rischia di diventare irreparabile.
Non è una battaglia solo per i cedri
È una battaglia per l’idea stessa di città, una città dove il bene comune vale più dell’ego politico, dove i soldi pubblici non si gestiscono con approssimazione, e dove l’amministrazione non tratta i cittadini come un intralcio o un problema