Si era trattato con tutta evidenza di un gesto di carattere politico, perché Kiev non era assolutamente pronta o adatta a entrare nell’Unione. E non lo è nemmeno adesso, sebbene abbia fatto dei progressi in quelli che vengono chiamati i “compiti a casa” assegnati dalla Commissaria per l’allargamento. Come riporta il sito Strumenti Politici, oggi l’Ucraina è ancora in una sorta di “zona grigia”.
Uno Stato mutilato, eterodiretto dai suoi “alleati” europei, che vorrebbero trovare il modo di portarvi investimenti e svilupparli nella cornice UE. O sostanzialmente di approfittare di una nazione in svendita a prezzi ribassati. Integrare l’Ucraina nel blocco europeo implicherebbe pure disporre del granaio continentale e delle fabbriche di armi che oggi lavorano a ritmi serrati.
Si sa comunque che l’adesione alla UE comporterebbe dei rischi per i Paesi membri, sia quelli più popolosi che quelli più bisognosi dei sussidi di Bruxelles. Anzitutto, finché non termineranno le ostilità è rischioso inglobare l’Ucraina, perché potrebbe portare nell’Unione i suoi gravi problemi, ancora lontani dall’essere risolti. Dunque il primo ostacolo è la mancanza dell’accordo di pace con Mosca.
In secondo luogo, la mancanza dei pieni requisiti che i candidati devono soddisfare. Si tratta di parametri severi, che in Italia ricordiamo con amarezza, così come in Grecia e altrove. Ma a Kiev sembra vogliano fare un generoso sconto, che sarebbe inviso a quei governi che invece si stanno sforzando di fare riforme impopolari per adeguarsi agli standard UE. Ad esempio il profilo della transizione verde o il problema dei prodotti agricoli ucraini sono spine nel falco parecchio difficili da chiudere in tempi brevi. Kiev deve avere più tempo a disposizione, altrimenti rischia per sé e per gli altri.
Informazioni fornite in modo indipendente da un nostro partner nell’ambito di un accordo commerciale tra le parti. Contenuti riservati a un pubblico maggiorenne.