Copertina - 01 marzo 2026, 00:00

È debutto d’autore per Luca Baravalle

Le vicende di una “Torino bene” che tra avidità ed invidie scatenano una serie di omicidi

Luca Baravalle, classe 1982, imprenditore e presidente di Fondazione Baravalle ETS, che raggruppa sotto di sé altre fondazioni, da oggi è anche scrittore: autore del romanzo giallo intitolato “Assedio di famiglia. Veleni e sorrisi nella Torino bene” edito da Castelvecchi, in libreria e sui principali siti on line dal 23 gennaio scorso.

La vicenda, ambientata in una Torino alto borghese, racconta di intrighi familiari e sociali, con personaggi di fantasia e altri reali, tra cui il sensitivo Gustavo Rol e il filosofo Vittorio Mathieu. Un concatenarsi di eventi, azioni dettate da avidità e passioni, legami familiari che celano gelosie e invidie, il tutto coperto dal manto recitativo di una enclave che fa di tutto per nascondere, ad ogni costo, brame di potere, vizi e vendette e che porta verso un finale a sorpresa.

Abbiamo intervistato Luca Baravalle per saperne di più su questo esordio letterario.

Intanto complimenti per un lavoro di scrittura sicuramente interessante e ben riuscito. Il genere giallo/noir è una palestra piuttosto impegnativa, i lettori sono molto esigenti. Cosa l’ha spinta ad affrontare questa precisa tipologia letteraria?  

Non sono così romantico da poter pensare di scrivere un romanzo d’amore (risata) e visto che nella storia emergevano già gli elementi che da sempre sono di maggior curiosità per il lettore, come l’avidità di denaro e il sesso, mancava il terzo, l’aspetto macabro, e così un omicidio avrebbe chiuso il cerchio. Ed ecco l’idea del giallo, però in chiave più romanzesca rispetto ad altri gialli che sono più crudi nel rappresentare una vicenda molto aderente ad un omicidio.

[La copertina del romanzo]

La trama, i personaggi e l’ambientazione del suo romanzo nascono da un suo vissuto personale?

Assolutamente no, non direttamente nel senso che non ci sono riferimenti diretti. Certo che il vissuto personale e il mio spirito d’osservazione sono stati fondamentali per colorare una storia che sennò risulterebbe assolutamente piatta. Poi certo ciascuno di noi, nel momento che crea un personaggio immaginario, ovviamente lo caratterizza di elementi che ha già riscontrato in figure reali che ha incontrato nel suo percorso esistenziale, e questo gli permette di riuscire a rendere assolutamente realistico il personaggio.

Perché secondo lei i delitti, le indagini, le vicende di cronaca nera, le saghe famigliari appassionano così tanto pubblico e lettori?

Questa è una domanda a cui risponderebbe con maggior precisione un sociologo o uno psichiatra, certo è che gli elementi per condire qualsiasi serie tv, film, o libro sempre gli stessi: soldi, sesso e morte. Se poi questi tre elementi si calano in contesti reali, come possiamo vedere dal riscontro del pubblico al riguardo di scandali che colpiscono e sono riconducibili a persone e famiglie note, le vicende acchiappano ancora di più. D’altronde in ciascuno di noi c’è una vena pettegola ed io, nel mio romanzo, ho cercato di soddisfare anche quella.

Scrivere e raccontare, in questo caso tramite un romanzo, rientrano tra le sue passioni da sempre o sono diventate un’esigenza nel corso della sua esperienza di vita o di lavoro?

In realtà era uno sfizio che mi volevo togliere, ed è sorto per caso dopo una chiacchierata fatta con la mitica Franca Leosini che venne nostra ospite ad un evento presso la Galleria Narciso di Torino. Con lei mi fermai a parlare in generale di vicende umane che poi sfociano in delitti di cui poi lei, egregiamente, si occupa nella sua trasmissione televisiva. E così, da quella sera, ha iniziato a prendere forma in me una piccola idea che dopo parecchio tempo si è trasformata in questo romanzo. Forse proprio perché quella conversazione la ebbi in una galleria d’arte, circondato da quadri, ha poi portato a questa ambientazione della storia. Dopodiché, visto che l’appetito vien mangiando, ho altre idee per nuove storie, magari anche calate in altre città, aventi a cornice i salotti milanesi o romani, visto che un po’ conosco anche questi e li frequento da anni ormai.

 [Il firma copie]

Chi scrive in genere è anche un buon lettore. Quali sono gli autori o i libri che ama di più?

In realtà non sono molto da gialli, amo i grandi classici, però da ragazzo ho letto molto Agatha Chrtistie, adoro il Tenente Colombo e mi piace moltissimo Camilleri e il suo Commissario Montalbano. Se poi restiamo su Torino è impensabile non guardare con estrema ammirazione a quel capolavoro che è “La Donna della Domenica” di Fruttero e Lucentini.

Durante la stesura e la revisione del romanzo quali sono state le difficoltà maggiori che ha dovuto superare?

Innanzi tutto, essendomi dato un metodo, e cioè l’obbligo di dedicarmi alla scrittura tre sere a settimana, a volte nella sera prescelta non mi venivano in mente idee o non riuscivo a scrivere nulla. Poi completare una narrazione di eventi tanto da renderla un romanzo, per uno che scrittore non è, credo sia quasi impossibile senza aiuto, ed io l’ho chiesto all’amico Massimo Tallone, scrittore bravissimo e torinese, col quale ho unito l’aiuto tecnico ad un sincero e divertente confronto sulle caratteristiche che facevo emergere al riguardo della borghesia torinese. Dopo di che l’ultimo aiuto, oltre a mia madre, lettrice appassionatissima, me l’ha dato la casa editrice Castelvecchi e il dottor D’Elia che mi hanno aiutato a compiere gli ultimi passi necessari alla pubblicazione.

Sembra che la lettura e i lettori siano in diminuzione in tutto il mondo, nonostante il successo di alcune manifestazioni come il Salone del Libro di Torino. Quali sono le cause di questa disaffezione alla lettura secondo lei?

Credo che la tecnologia e i social abbiamo contribuito ad ammazzare la fantasia facendo ricadere tutta l’attenzione sugli aspetti estetici. Così la lettura, in una società in cui per sentirti accettato e accolto devi puntare principalmente su canoni estetici, non serve più, o molto meno, coltivare e far maturare pensieri e idee perché per quelli eri principalmente considerato: valevi più per ciò che dicevi, gli argomenti che avevi e come eri in grado di rappresentarli che non per l’atleticità del corpo o il tipo di abbigliamento indossato. Vedremo tra vent’anni come sarà, magari si tornerà a valori o a regole sociali che imporranno almeno una compresenza dei due aspetti e così si tornerà ad investire sulla mente, anche attraverso la lettura.

[L'autore Luca Baravalle in radio]

Ha già presentato in alcune occasioni il romanzo, anche con interventi radiofonici. La diverte raccontare qualcosa e lasciare ai potenziali lettori la curiosità di approfondire?

Molto, infatti devo cercare di non raccontare troppo sennò poi manca la curiosità. Il riscontro che mi ha colpito di più è stato il sentirmi definire il romanzo “divertente”, e la cosa mi piace. Mi piace sia perché un giallo divertente non è banale, sia perché alcune vicende che divertono il lettore hanno divertito me nello scriverle, e quindi è un po’ come uno scherzare e divertirsi tra amici, anche se sconosciuti, perché purtroppo non credo riuscirò mai a incontrare tutti i lettori del libro.

Ci saranno altre opportunità per i lettori di conoscere da vicino l’autore di “Assedio di famiglia. Veleni e sorrisi nella Torino bene”?

Stiamo preparando con l’editore la scaletta delle presentazioni, non solo audio televisive ma pure in presenza con incontri in librerie o ad eventi, tra cui il Salone del Libro di Torino. Attraverso le mie pagine social, principalmente Instagram all’indirizzo luca.baravalle, aggiorneremo e aggiornerò sulle date di eventi e incontri.

Silvano Bertaina

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