Attualità - 04 marzo 2026, 15:57

Pronto soccorso di Ceva h24 Marro (AVS) incalza la Regione: "Non bastano monitoraggi". Riboldi: "Potenziati servizi e rete territoriale"

L'assessore regionale alla sanità: "La carenza di personale non consente di garantire un servizio attivo 24 ore. L’ASL CN 1 si riserva di riesaminare la decisione in caso di condizioni più idonee"

L'ospedale di Ceva

"Quali atti amministrativi e organizzativi la Regione Piemonte ha adottato per garantire la riapertura effettiva del Pronto Soccorso di Ceva in modalità h24?". 

Questa la domanda che la consigliere Giulia Marro (AVS) ha posto al consiglio regionale nella seduta di ieri. Al centro l'annoso problema della richiesta di riattivare h24 il servizio DEA presso il nosocomio "Poveri Infermi", un tema dibattuto a più riprese e molto sentito dalla popolazione che ha fatto sentire la propria voce anche attraverso il gruppo del Comitato CO.DI.CE. 

Purtroppo, a più riprese, è stata chiara e salda la risposta della Regione: "Inutile fare promesse (leggi qui). L’apertura h24 del pronto soccorso dell’ospedale di Ceva oggi non è sostenibile. Non è in questione solo di risorse economiche, perché c'è anche lo scoglio personale, c'è una carenza di medici e infermieri che non possiamo compensare con gettonisti e cooperative". 

In replica all'interrogazione, l'assessore Federico Riboldi ha evidenziato: "La riapertura h24 del Pronto Soccorso di Ceva richiede un’attenta valutazione organizzativa e delle risorse attualmente disponibili. Allo stato attuale, la significativa carenza di personale sanitario non consente di garantire in modo continuativo i livelli di sicurezza e qualità assistenziale necessari per un servizio attivo 24 ore su 24.

L’ASL CN 1, tuttavia, sta monitorando costantemente l’evoluzione del fabbisogno e delle disponibilità di organico, riservandosi di riesaminare la situazione qualora si creino le condizioni idonee a consentire una più ampia articolazione dell’orario di apertura, nel rispetto degli standard organizzativi e normativi previsti.

A conferma dell’attenzione riservata all’Ospedale di Ceva, mercoledì 11 febbraio si è svolto un incontro pubblico con la cittadinanza, alla presenza dell’Assessore alla Sanità della Regione Liguria, Massimo Nicolò, e della Direzione Generale dell’ASL CN1, dedicato all’illustrazione dello stato di attuazione e delle prospettive di sviluppo delle convenzioni sanitarie attive tra i territori di confine di Piemonte e Liguria, con particolare attenzione ai servizi rivolti alla popolazione dell’area.

Al termine dell’incontro è stata condivisa una Dichiarazione di Intenti tra ATS Liguria e ASL CN1, recepita con Deliberazione n. 47 del 17 febbraio 2026 dell’ASL CN1. Il documento avvia un percorso strutturato di collaborazione istituzionale finalizzato a sviluppare iniziative comuni nell’ambito dell’assistenza sanitaria e dell’innovazione organizzativa, individuando come ambito prioritario l’emergenza-urgenza e la sicurezza sanitaria, anche attraverso il rafforzamento e l’integrazione della rete 118.

In questi mesi è stato portato avanti un lavoro significativo per il rilancio dell’Ospedale di Ceva: dal potenziamento tecnologico al rafforzamento della rete territoriale, dall’attuazione del piano di sicurezza antisismica allo sviluppo della chirurgia ambulatoriale complessa e della day surgery. In tale quadro si inserisce l’accordo con la Liguria, che mira a consolidare la cooperazione tra le due Regioni per garantire una risposta sempre più efficace ai bisogni delle comunità di confine, con l’obiettivo di migliorare la qualità e l’accessibilità dei servizi sanitari a beneficio dell’intero territorio".

A margine del consiglio Marro ha commentato: "La risposta dell’Assessore conferma quello che il Comitato, le amministrazioni locali e la cittadinanza ripetono da tempo: il nodo non è l’annuncio di nuovi servizi, ma la tenuta dell’emergenza-urgenza. E proprio per questo non possiamo accontentarci di un “monitoriamo e poi si vedrà”. A Ceva non stiamo parlando di un servizio accessorio: stiamo parlando di sicurezza pubblica, di tempi di intervento, di equità nell’accesso alle cure per le aree interne. È necessario procedere con assoluta urgenza, prima che un ritardo nei soccorsi produca conseguenze irreparabili. Non possiamo permetterci di aspettare che “accada qualcosa” per scoprire di non aver fatto abbastanza. Ceva serve un territorio riconosciuto come “area disagiata”, con condizioni orografiche e infrastrutturali che incidono direttamente sui tempi di percorrenza verso altri presidi, soprattutto nei mesi invernali e in emergenza. Proprio per questo le politiche nazionali sull’emergenza-urgenza richiamano l’esigenza che, nelle zone disagiate, i presidi territoriali possano costituire un riferimento sanitario h24 per la popolazione, con modelli organizzativi adeguati. Non è uno slogan: è il senso stesso delle deroghe e degli adattamenti legati all’accessibilità e alle specificità territoriali nella programmazione sanitaria".