È il giorno della verità per i dieci cedri di piazza Europa. Oggi, giovedì 5 marzo 2026, il Consiglio di Stato è chiamato a pronunciarsi sull’istanza cautelare d’urgenza presentata dalle associazioni “Di Piazza in Piazza” e “Comitato SOS Cedri” contro l’abbattimento previsto nell’ambito del progetto di riqualificazione voluto dal Comune di Cuneo.
Una decisione attesa non solo nelle aule della giustizia amministrativa, ma anche in città, dove da settimane si alternano presìdi, raccolte firme e mobilitazioni. Oltre trecento le sottoscrizioni raccolte, con un presidio permanente organizzato a staffetta fin dalla vigilia dell’annunciato avvio del cantiere. I cartelli di divieto di sosta comparsi attorno alla piazza avevano fatto temere un intervento imminente, in una finestra compresa tra lunedì e giovedì della scorsa settimana. Poi lo stop temporaneo deciso dal Comune in attesa del pronunciamento odierno.
La battaglia nelle piazze e nelle aule
Il progetto di riqualificazione prevede la rimozione di dieci cedri presenti da oltre settant’anni e la loro sostituzione con 48 nuove piante caducifoglie. L’intervento, già approvato a livello di fattibilità tecnico-economica nell’agosto 2024 e in via esecutiva nel marzo 2025, è stato appaltato all’impresa Sam di Cherasco.
Per l’Amministrazione si tratta di un’opera necessaria sotto il profilo della sicurezza e della riorganizzazione urbanistica della piazza. La sindaca Patrizia Manassero, dopo il primo pronunciamento favorevole del Tar, aveva parlato di “conferma della correttezza dell’agire dell’Amministrazione” e di tutela del bene comune.
Di tutt’altro avviso i comitati, che contestano non tanto la riqualificazione in sé, quanto le modalità di esecuzione del progetto e la scelta di abbattere alberi ritenuti sani e funzionali all’equilibrio ambientale dell’area.
Il nodo giuridico: tra ammissibilità e proporzionalità
La vicenda si è sviluppata su un doppio binario, politico e giudiziario.
In un primo passaggio, nell’ottobre 2025, il Consiglio di Stato aveva concesso una sospensiva iniziale, rilevando profili di possibile “mancata proporzionalità” e rinviando la questione al Tar per l’esame di merito.
Il 22 gennaio 2026 il Tar Piemonte ha però dichiarato inammissibile il ricorso delle associazioni, ritenendo che le contestazioni avrebbero dovuto essere sollevate contro il progetto di fattibilità del 2024, dove erano già definite le scelte fondamentali, inclusa la sorte dei cedri, e non contro il successivo progetto esecutivo. Una decisione che, di fatto, ha riaperto la strada ai lavori.
Il 20 febbraio scorso è quindi arrivato un nuovo ricorso al Consiglio di Stato, firmato dall’avvocata torinese Virginia Cuffaro, con richiesta di sospensiva cautelare urgente e inibitoria dell’abbattimento. Due giorni dopo, il presidente del Consiglio di Stato ha rigettato la richiesta monocratica d’urgenza, rinviando la decisione collegiale all’udienza camerale di oggi.
Ambiente e salute: il richiamo alla Costituzione
Sul piano giuridico, la questione si concentra ora sulla concessione o meno della misura cautelare in attesa del giudizio di merito. Il Collegio dovrà valutare il fumus boni iuris – ossia la fondatezza preliminare delle censure – e il periculum in mora, il rischio di un danno grave e irreparabile derivante dall’abbattimento immediato.
Le associazioni richiamano gli articoli 9 e 32 della Costituzione, sostenendo che i cedri svolgano una funzione ecosistemica essenziale: mitigazione climatica, ombreggiatura, assorbimento di CO₂ e polveri sottili. Secondo la tesi difensiva, la sostituzione con nuove essenze non compenserebbe, almeno nel breve e medio periodo, la perdita ambientale e il presunto danno alla salute pubblica.
Il punto centrale diventa dunque la proporzionalità dell’intervento: se l’interesse pubblico alla riqualificazione e alla sicurezza possa giustificare l’eliminazione degli alberi o se esistano alternative meno impattanti.
Una decisione che pesa sulla città
Il pronunciamento di oggi avrà effetti immediati. Se la sospensiva sarà concessa, l’abbattimento resterà bloccato fino alla decisione di merito. In caso contrario, il Comune potrà procedere con l’apertura del cantiere e con il taglio dei cedri, chiudendo almeno sul piano materiale una vicenda che da anni divide la città.
Tra motoseghe pronte e striscioni ancora appesi, Cuneo attende il verdetto. Oggi non è soltanto una data sul calendario giudiziario: è il passaggio decisivo di una battaglia che intreccia diritto amministrativo, tutela ambientale e identità urbana. Oggi è davvero il giorno della verità.