Attualità - 06 marzo 2026, 17:29

Pazienti sempre più aggressivi, il dottor Marino: "Siamo il capro espiatorio di un sistema che fa sempre più fatica"

Segretario della FIMMG, Federazione dei medici di medicina generale, riflette sul caso della dottoressa costretta a registrare le conversazioni con i pazienti per tutelarsi da minacce e insulti

Nei giorni scorsi si è molto parlato della dottoressa che, in servizio come medico di medicina generale in provincia di Vicenza, è stata multata dal Garante della privacy per aver registrato le conversazioni con i suoi pazienti. 

Attenzione: i pazienti venivano avvisati e davano il consenso. Ma, per non incappare in sanzioni, avrebbe dovuto far firmare dei documenti. 

Al di là della specifica vicenda, poco peso si è dato al motivo per cui questa donna ha sentito la necessità di registrare le conversazioni con i suoi assistiti. 

Molto semplicemente, per autotutela, in quanto spesso aggredita verbalmente e minacciata. 

Perché? Perché non prescriveva tutti gli esami e i farmaci che i pazienti pretendevano, perché le classi di priorità delle impegnative non corrispondevano alle richieste di urgenza o perché era restia a concedere giorni di mutua senza visita. 

L'ostilità nei suoi confronti era tale da indurla a pensare di lasciare la professione. Tanti i richiami ricevuti dalla sua direzione sanitaria a seguito di lamentele ed esposti. Poi la decisione di registrare le conversazioni, per potersi difendere dalle continue accuse e maldicenze. 

A distanza di qualche anno, le cose per lei sono decisamente migliorate. Nel piccolo paese dove lavora sono arrivati altri medici e così, i pazienti che maggiormente la contestavano, si sono affidati a qualcun altro. 

La fiducia tra medico e paziente è requisito fondamentale e necessario per garantire serenità nella relazione e nel processo di cura. 

Ne è convinto il dottor Lorenzo Marino. segretario della FIMMG CUNEO, sindacato dei medici di medicina generale. 

Gli abbiamo chiesto cosa pensasse di questo caso e se in provincia di Cuneo esistano situazioni analoghe a quella capitata alla dottoressa vicentina. 

"Nel nostro territorio, non ho notizie di medici che abbiano sentito il bisogno di adottare queste modalità di autotutela. I medici che fanno le guardie mediche notturne sono i più esposti, perché magari, in piena notte, arriva la persona che pretende qualche farmaco per il quale non ha documentazione. E capita che, di fronte ad un no, diventi aggressivo. Ma ora hanno a disposizione un pulsante che, se necessario, trasmette un allarme alle forze dell'ordine. Inoltre c'è l'obbligo di registrare la propria identità prima di accedere all'ambulatorio", spiega Marino.

"Gli episodi segnalati al nostro sindacato sono nell'ordine di una decina all'anno. Parliamo di quelli che vengono segnalati, ma è probabile che siano di più, perché le liste di attesa hanno esasperato il clima e noi medici subiamo molte pressioni. La frase che ci viene detta più spesso è: io pago le tasse e ho diritto ad una prestazione in classe B. Ma le cose, per fortuna, si risolvono spesso con la negoziazione", continua. 

Si tratta di una tecnica che i medici apprendono, finalizzata ad evitare o a disinnescare i conflitti. 

E' sempre il medico a decidere, ma la sua decisione viene condivisa e in qualche modo concordata con il paziente. Tutto è più facile, ovviamente, quando c'è un rapporto di stima e fiducia. 

"Quando decidiamo le classi di priorità, lo facciamo secondo criteri precisi. Non è un atto amministrativo, ma un sistema che non deve essere forzato, perché si rischia di togliere spazio a chi ne ha bisogno per davvero. Il paziente deve fidarsi di noi e delle nostre valutazioni. Se non si fida e se ogni appuntamento è occasione per scontri e proteste, lo invitiamo a rivolgersi ad altri professionisti. Capita anche che sia il medico stesso a procedere con la revoca. Ribadisco che, se non c'è fiducia, non può esserci relazione tra medico e paziente".

Marino sottolinea ancora come ci siano territori dove la violenza contro i medici è molto alta. Si tratta di aree, spesso in grandi città, dove il malessere sociale è forte. "In alcune zone di Torino ci sono dei colleghi che vivono in trincea". 

Ma anche nella nostra provincia il clima sta cambiando. Perché ciò che è cambiato, in particolare dopo il Covid, è la sanità pubblica. 

"Dire no ai pazienti è sempre più complicato. La conflittualità è in crescita, perché sono tante le persone che non riescono ad accedere alle prestazioni e devono quindi rivolgersi al privato. Siamo il capro espiatorio di un sistema che fa sempre più fatica".