Si è concluso con un’assoluzione il processo per circonvenzione di incapace a carico di C.C., promotore finanziario monregalese, accusato di essersi approfittato di una coppia di anziani di Pietra Ligure (Savona) per impossessarsi del loro patrimonio.
La vicenda, approdata in tribunale a Cuneo, ruotava attorno ai beni accumulati nel corso della vita dai coniugi Domenico Delfino e Caterina Sostegni: immobili, denaro e gioielli. Non avendo figli, in un primo momento marito e moglie aveva deciso di destinare l’eredità alla parrocchia di Pietra Ligure, affidandosi al parroco dell’epoca don Ennio Bezzone, con l’impegno di ricevere assistenza senza dover ricorrere a una casa di riposo.
Nel 2017, infatti, venne redatto un primo testamento che prevedeva l’eredità al coniuge superstite e, successivamente, allo stesso Bezzone. L’anno successivo il sacerdote presentò ai coniugi il promotore finanziario, C.C., che avrebbe dovuto occuparsi dei loro affari economici.
Nel giugno 2019 fu poi redatto un nuovo testamento: al coniuge superstite veniva lasciato l’usufrutto dei beni, mentre la proprietà sarebbe passata a C.C. Nel frattempo Delfino venne trasferito in una casa di riposo a Vicoforte, dove nel 2020 morì dopo aver contratto il Covid durante la prima ondata della pandemia.
Dopo la morte del marito, Caterina venne a conoscenza del contenuto del testamento e si rivolse all’avvocato Nicola Ditta, presentando denuncia. L’indagine portò così al sequestro dei conti e dei beni della coppia e la donna venne inoltre posta sotto tutela con la nomina dell’avvocato Micaela Dadone quale amministratrice.
Nel corso del procedimento è stato ricordato anche un precedente fascicolo per falso aperto dalla Procura sul testamento, nel quale erano stati indagati sia C.C. sia il notaio che lo aveva ricevuto. All’esito della perizia disposta dal pubblico ministero il procedimento era però stato archiviato.
Il processo a carico del promotore, invece, aveva riguardato due ipotesi di circonvenzione: una legata al testamento del 2019 e l’altra alla presunta induzione della vedova a vendere l’abitazione della coppia a Pietra Ligure.
Nel corso della discussione finale il pubblico ministero, che ha chiesto l'assoluzione dell'imputato, ha sottolineato l’equivocità della vicenda, evidenziando come le risultanze istruttorie consentissero ricostruzioni alternative dei fatti, anche alla luce delle consulenze tecniche sulla condizione della persona offesa.
La difesa, rappresentata dall'avvocato Alberto Summa, ha sostenuto l’insussistenza degli elementi del reato, evidenziando come non fosse emersa una condizione di vulnerabilità riconoscibile né una condotta di induzione da parte dell’imputato.
Secondo i difensori, la vicenda sarebbe stata caratterizzata da elementi interpretativi ambigui e da dinamiche familiari e patrimoniali già in atto, non riconducibili a un comportamento penalmente rilevante.