Nelle imprese familiari, il futuro non arriva mai da solo: va preparato, accompagnato, costruito passo dopo passo. Questo il messaggio emerso dal convegno che si è svolto ieri, giovedì 19 marzo 2026, da Confapi Cuneo dal titolo “Delega e passaggio generazionale”. Quarto appuntamento del ciclo di incontri “Impresa Futura” promosso da Confapi e che ieri sera ha riunito imprenditori, manager e professionisti nella sede dell’associazione di categoria delle PMI di Corso Nizza a Cuneo.
Un incontro partecipato, denso di testimonianze e domande dirette, pensate per stimolare una riflessione profonda sul passaggio generazionale. Ostacolo, problema o risorsa? L’incontro è stato moderato dalla direttrice dell’associazione, Chiara Carlini, che ha guidato il dialogo con uno stile diretto, quasi confidenziale, capace di far emergere non solo le strategie, ma anche le fragilità e le scelte che segnano la vita di un’azienda.
Ha aperto i lavori Massimo Marengo, presidente Confapi. A seguire, gli interventi tecnici di Marco Turco di Cuneo Consulenza che ha offerto spunti utili su come impostare un percorso di crescita e continuità e Michele Fassoni, Ad di Nordovest Service, che ha mostrato con esempi pratici come costruire continuità e responsabilità condivisa un efficace passaggio “gestionale”, affrontando uno dei nodi più sensibili nella vita di molte imprese. “Non si tratta di cedere un ruolo, ma di costruire continuità e di cogliere le opportunità nascoste nel processo - ha spiegato Fassoni -. “È l'occasione per ridefinire la visione strategica, innovare i modelli di business, digitalizzare i processi e attrarre nuovi talenti, garantendo non solo la sopravvivenza, ma un nuovo ciclo di sviluppo competitivo”.
Il tema, tutt’altro che teorico e apprezzato dal numeroso pubblico presente, è uno dei nodi più delicati per il tessuto produttivo cuneese: come garantire continuità a imprese spesso nate da un’intuizione familiare, cresciute con sacrificio e oggi chiamate a competere in un mercato globale. Delegare, è emerso, non significa “lasciare andare”, ma creare fiducia, distribuire responsabilità, far maturare competenze. E soprattutto preparare il terreno a una governance capace di evolvere.
Le imprese si raccontano
Accanto a questi interventi le testimonianze di chi questa fase l’ha passata o la sta vivendo attualmente. Alessia Bertolotto di Paneco Srl e direttore generale di Marcopolo Environmental Group, ha parlato di come una famiglia unita sia stata la “chiave di volta” nel fronteggiare difficoltà che l’azienda pioniera nel settore delle energie rinnovabili ha vissuto alcuni anni fa. È stata poi la volta di Massimo Albertengo, titolare con la sorella Livia dell’azienda Albertengo Panettoni, che ha ricordato la libertà di pensiero del padre Domenico nel compiere il passaggio generazionale senza imposizioni o linee precostituite “ma permettendo ai figli di portare avanti la loro idea di azienda dolciaria”. Inoltre, Albertengo ha parlato della cura e l’attenzione che hanno sempre portato avanti nell’obiettivo di realizzare “prodotti buoni e di qualità” pensati per migliorare la vita delle persone, frutto di filiere responsabili e rapporti corretti con fornitori e lavoratori. Una missione che guarda oltre l’obiettivo economico, ma che intende coniugare il valore etico e sociale di un’impresa legata al territorio che si rinnova mantenendo sempre un forte legame con la tradizione.
Samuele Bosio di Aquarama ha invece raccontato il suo passaggio generazionale da un’azienda a una startup. Intuito, creatività e nuove sfide affrontate con investimenti costanti in tecnologia sono stati gli ingredienti del veloce sviluppo che in appena vent’anni, ha fatto diventare Aquarama una solida realtà innovativa che esporta in oltre 55 Paesi nel mondo. Una crescita che non è stata frutto del caso, ma di un modello industriale chiaro e costruito da Samuele grazie anche all’esperienza costruita nell’azienda del padre Roberto.
Confapi Cuneo, con il suo percorso “Impresa Futura”, ha scelto di affrontare questo tema non con formule astratte, ma dando voce a chi lo vive ogni giorno. Perché, come è stato ricordato in chiusura, “il futuro dell’impresa non si eredita: si costruisce”.