Eventi - 20 marzo 2026, 17:17

Saluzzo, si presenta il libro "I Campi di Salò, internamento ebraico e Shoah in Italia"

Venerdì 27 marzo a Il Quartiere in piazza Montebello. Con l'autore, il professor Carlo Spartaco Capogreco dialogherà Adriana Muncinelli, curatrice di MEMO4345

La copertina del libro "I campi di Salò" di Carlo Spartaco Capogreco

Venerdì 27 marzo a Saluzzo, nell’ambito di “Trame di Quartiere” il professor Carlo Spartaco Capogreco, ordinario di Storia contemporanea dell’Università della Calabria e consigliere scientifico del CDEC di Milano, sarà a Saluzzo per presentare il suo ultimo libro: "I Campi di Salò, internamento ebraico e Shoah in Italia". Einaudi editore. 

L’incontro avrà luogo alle 18 nella sala tematica del Quartiere, piazza Montebello 1, nell’ambito delle iniziative di “Trame di Quartiere” e del “Mese di Resistenza”. 

Dialogherà con l’autore Adriana Muncinelli, curatrice di MEMO4345. 

Un incontro prezioso per il territorio cuneese, in particolare per l’area saluzzese, poiché proprio in uno di quei “campi di Salò”, quello di Borgo San Dalmazzo, furono rinchiusi, per poi esserne deportati ad  Auschwitz, 26 ebrei, la metà dei quali saluzzese da generazioni. Alla politica antiebraica della RSI devono la loro fine nei campi di sterminio altri 370 ebrei rastrellati sul territorio della nostra provincia dopo la chiusura del campo, poi detenuti nelle carceri Nuove di Torino o in quelle di Milano, per poi confluire a Fossoli, o Bolzano o Trieste dove avveniva la loro consegna ai tedeschi. 

Questo libro fa entrare la nostra microstoria nella Storia, a cominciare dalla volontà operativa del governo fascista ricostituito di collaborare al piano tedesco di sterminio degli ebrei, volontà espressa fin dal congresso costitutivo di Verona col dichiarare gli ebrei tutti appartenenti a nazionalità nemica. Illustra meccanismi e metodi dei poteri generali e locali che hanno in comune la consegna implicita di operare sottotono: non utilizzare una legge, ma un provvedimento amministrativo, un ordine di polizia del Ministro degli Interni; far intendere, ma lasciare nel vago, la possibilità di esenzioni per età o per salute; compiere gli arresti senza violenze, utilizzando il personale locale: carabinieri, polizia; diluire in località secondarie ed in piccoli numeri la persecuzione; organizzare la detenzione in una prossimità domestica falsamente rassicurante. 

Prospettare in modo sempre più chiaro la possibilità di mettere le mani a vario titolo sui beni degli ebrei arrestati. 

Ma il suo merito principale, a mio parere, sta nel fatto che consente di inserire la nostra realtà in un quadro più vasto di realtà analoghe, di confrontarla con altre geografie, cercare il filo rosso comune a tutte, e le particolarità di ognuna. Cogliere il tessuto complessivo. Insomma, irrobustire la conoscenza, senza la quale la memoria non regge. 

“I campi di Salò” è uno strumento formidabile per ampliare le conoscenze, perché scova e descrive con minuzia la costellazione di campi provinciali fino ad oggi certamente sconosciuti ai più. La mappatura dei 22 campi provinciali allestiti nell’Italia controllata dalla RSI è fatta di schede, come già era fatta di schede la parte più innovativa del libro dello stesso autore edito nel 2004, intitolato “I campi del duce” dedicato all’internamento non solo ebraico nell’Italia fascista tra il 1940 ed il 1943. Un libro pionieristico per metodo di indagine sui luoghi e per il linguaggio denso di fatti e documenti. Ma in questo libro la mappatura dei campi di Salò offre una tale ricchezza di informazioni: il luogo, il tipo di edificio scelto, l’indirizzo, il numero documentato di deportati, i riferimenti archivistici e bibliografici imponenti, da costituire un supporto di estrema efficacia per chi voglia conoscere, approfondire, andare oltre.
Una sorta di atlante storico, che mette al centro i luoghi di detenzione di ieri, le responsabilità e le connivenze che li hanno resi possibili e interroga la conoscenza e la memoria di quegli stessi luoghi oggi. Un libro che invita a tessere connessioni e scambi tra i territori coinvolti. Nella sua introduzione il prof. Capogreco definisce la memoria dei campi di Salò “una memoria difficile”. Difficile certo, ma, forse, anche grazie a questo suo lavoro, non impossibile da costruire.

redazione