Nuovo capitolo sul caso dell’Ala di ferro di piazza Cavour di Saluzzo, tema sul quale le minoranze avevano sollecitato prima l’amministrazione comunale ad intervenire per contenerne il degrado, poi, in mancanza di risposte dopo un anno, con una esplicita diffida al sindaco Franco Demaria.
La Soprintendenza ha scritto al Comune invitandolo, a sua volta, a mettere mano ad un restyling.
“La risposta della Soprintendenza (Belle Arti) alla diffida trasmessa dai consiglieri di minoranza – scrivono in un comunicato stampa i rappresentanti dell’opposizione consiliare segna un punto fermo che non può più essere aggirato né tantomeno deformato sul piano politico.
Nella giornata del 1° aprile, l’Autorità ha confermato che a seguito di un sopralluogo diretto, ha accertato criticità e condizioni che impongono interventi urgenti di messa in sicurezza e un percorso organico di restauro dell’Ala di ferro. Una conferma puntuale e inequivocabile di quanto da noi denunciato da oltre un anno, prima in sede consiliare e poi formalmente con una diffida che oggi trova piena legittimazione nei fatti”
Le minoranze rivendicano di aver sollevato una questione di interesse generale per quello che considerano una sorta di monumento simbolo della città, il luogo deputato al ‘mercato della terra’ e a sede di tanti eventi.
Alla luce della lettera giunta in Comune da parte delle Belle Arti ritengono gravi la risposta del sindaco e della maggioranza.
“Hanno ritenuto di liquidare le nostre segnalazioni come eccessive, se non addirittura inappropriate, arrivando persino – affermano - a censurare lo strumento giuridico utilizzato, definito in modo del tutto improprio ‘irrituale’. Una presa di posizione che, alla luce del riscontro della Soprintendenza, si rivela non solo infondata ma profondamente inadeguata rispetto alla responsabilità istituzionale che dovrebbe guidare l’azione amministrativa.
Il punto – aggiungono - non è la forma della diffida, ma la sostanza dei problemi evidenziati. Problemi reali, documentati e oggi ufficialmente riconosciuti dall’Autorità pubblica preposta, dotata di competenza tecnica e autonomia di giudizio che ha ritenuto necessario richiamare il Comune ai propri obblighi di tutela e conservazione, sollecitando interventi immediati e non più rinviabili”.
Queste le valutazioni dei consiglieri Damiano, Giordana, Capitini, Conte, Daniele e Sanzonio: “Alla diffida il sindaco ha preferito rifugiarsi in giustificazioni generiche, rinvii a ipotetici finanziamenti futuri e, soprattutto, nel solito atteggiamento di chiusura nei confronti del ruolo delle minoranze. Un comportamento che tradisce una concezione distorta dei rapporti istituzionali, nella quale il controllo e la vigilanza vengono percepiti come ‘una inopportuna e inutile pressione’ , anziché come una funzione essenziale dell’ordinamento democratico.
Il sindaco – proseguono - ha ritenuto scrivere alla Prefettura lagnando testualmente che ‘la serenità operativa e l’impegno di tutti […] appaiono messi in dubbio’ dai consiglieri di minoranza ‘con conseguente mortificazione degli Uffici’. Per l’ennesima volta (ormai prossimi allo sfinimento) constatiamo che da chi governa Saluzzo non vi è la conoscenza dei compiti riferiti ai ruoli. È bene, dunque, ribadirlo con chiarezza: non siamo soggetti esterni né tantomeno elementi di disturbo. Siamo chiamati a esercitare, con la responsabilità che ci distingue, un ruolo di controllo sull’operato dell’amministrazione. Un ruolo – ribadiscono - che, in questa vicenda, è stato svolto in modo rigoroso, trasparente e conforme agli strumenti previsti dall’Ordinamento.
E diciamolo: meno male! Perché se oggi la Soprintendenza interviene formalmente, non è certo per effetto di allarmismi infondati, ma perché le criticità segnalate esistono e richiedono risposte concrete. Negarlo o minimizzarlo non è più possibile”.
Poi le considerazioni politiche nel merito della vicenda: “Le polemiche di sindaco e maggioranza si rivelano per quello che sono: strumentali. Resta invece aperta, ed è politicamente rilevante, la questione dell’inerzia amministrativa che ha reso necessario arrivare a questo esito. Perché la tutela dell’Ala di ferro e di chi giornalmente vi transita non può essere subordinata a logiche attendiste né a valutazioni esclusivamente economiche, soprattutto quando entrano in gioco profili di sicurezza pubblica”.
Le minoranze replicano anche alle accuse di doppia moralità loro rivolte nei giorni scorsi dalla maggioranza di “Insieme si può”: “L’Amministrazione, con lo stesso rigore che impiega nelle polemiche, si assuma le proprie responsabilità ed inizi a governare la Città. Abbandoni i tentativi di delegittimazione del nostro ruolo che, alla luce dei fatti, appaiono sempre più privi di fondamento. Faccia il cambio di passo e dia immediato seguito alle prescrizioni della Soprintendenza garantendo finalmente interventi adeguati. Perché in questa vicenda resta un dato incontrovertibile: le criticità c’erano, sono state ignorate e oggi sono ufficialmente riconosciute.
Colpisce, semmai, che mentre la Sovrintendenza impone al Comune interventi urgenti e non più rinviabili, la maggioranza consiliare trovi il tempo di avventurarsi in prediche sulla moralità altrui e in valutazioni politiche che esulano completamente dal merito dei problemi locali. Crediamo sia bene lasciare che le responsabilità delle persone vengano valutate nelle sedi competenti, che certamente non necessitano di commentatori improvvisati.
Noi, più semplicemente – concludono -, continuiamo a occuparci di ciò che riguarda direttamente la Città, del patrimonio pubblico e della sicurezza dei cittadini. È un compito meno rumoroso ma evidentemente più utile.