Riproponiamo qui uno degli articoli più letti della settimana appena conclusa, pubblicato giovedì 2 aprile.
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Dopo 44 anni di attività, iniziata il 1° marzo 1982, il dottor Domenico Montù, medico specializzato in Igiene e Medicina preventiva e dirigente della struttura complessa di Igiene dell’Asl Cn1, ha concluso il suo percorso professionale ieri 1° aprile, dopo aver compiuto settant’anni, portando a termine il suo impegno “fino a quando la legge lo ha consentito”.
Una carriera davvero lunga, la sua. Vaccini, prevenzione, Covid: è stato questo il suo mondo.
Medicina da un lato, ma anche norme, informazione, controinformazione, complottismo, obblighi... Da professionista, ha attraversato tutto questo sempre con garbo e gentilezza. Ha parlato con centinaia di genitori preoccupati per gli effetti avversi deio vaccini, senza mai mettere in discussione l'efficacia della prevenzione. Ma senza mai dimenticare che la medicina non è una scienza esatta. E che esiste l'imponderabile.
Saranno in tanti a sentire la sua mancanza. "Rimanere nella memoria delle persone per il rapporto costruito negli anni è qualcosa di bello – sottolinea – ma è anche inevitabile che arrivi il momento di fermarsi".
Un momento che si accompagna a uno sguardo lucido e appassionato su una carriera vissuta con dedizione: "Il mio lavoro mi è sempre piaciuto molto, è stato stimolante e ricco di significato".
Montù ripercorre l’evoluzione della sanità pubblica, in particolare nel campo della prevenzione, profondamente cambiato dopo la riforma sanitaria del 1978. "Da allora si è sviluppato un approccio completamente diverso rispetto al passato: sono nati nuovi servizi, nuove figure professionali, anche se spesso con risorse limitate".
Un ambito che, come evidenzia, ha trovato nuova centralità durante la pandemia: "Il Covid ha fatto capire a tutti quanto sia importante la prevenzione e quanto sia difficile curare ciò che non è stato prevenuto".
L’impegno in questo campo, spiega, può incidere profondamente sulla qualità della vita delle persone: "La prevenzione è fondamentale. Si può fare moltissimo, sia attraverso le vaccinazioni sia sul piano formativo, aiutando le persone a modificare stili di vita e abitudini. Ogni persona che smette di fumare, per esempio, riduce concretamente i rischi per la propria salute".
Il concetto chiave, per Montù, è chiaro: "Non si tratta solo di aggiungere anni alla vita, ma di dare vita agli anni". La prevenzione è stata fondamentale perché ha allungato la vita delle persone ma ha anche consentito - e in questo la specializzazione del dottor Mont è centrale - di rendere gli anni conquistati vivibili in salute. "In quest’ottica, le vaccinazioni hanno avuto un ruolo determinante, contribuendo in modo significativo alla riduzione della mortalità infantile e giovanile".
Da sempre favorevole ai vaccini, il medico riconosce però il valore del dubbio in medicina: "I dubbi esistono ed è giusto che ci siano. Le scelte vengono fatte sulla base delle evidenze disponibili, cercando sempre il meglio. Non si può pretendere che tutto vada bene per tutti: esiste l’imponderabile, la diversità tra individui. Ma ciò a cui si deve tendere è la minimizzazione dei danni e degli eventi avversi, senza mettere in discussione interventi che sono palesemente favorevoli".
Guardando al futuro, Montù parla di un "periodo di assestamento, riflessione e anche di svago", dopo una vita spesa al servizio della comunità.
Infine, una riflessione sull’esperienza della pandemia: "Abbiamo imparato che eventi di questa portata possono accadere e mettere in crisi anche sistemi preparati. Ci eravamo forse illusi che le nostre conoscenze e risorse potessero affrontare tutto con maggiore facilità. In realtà, esistono fragilità che emergono in situazioni estreme".
Eppure, sottolinea, non sono mancati segnali positivi: "In nove mesi siamo arrivati a un vaccino. Ma la natura ha una capacità di rimodellarsi e rinnovarsi che continua a mettere a dura prova le nostre conoscenze e le nostre forze".