Economia - 07 aprile 2026, 10:51

Trasparenza nel Terzo settore: come i dati aperti cambiano il rapporto tra enti e comunità locali

In Italia operano oltre trecentomila organizzazioni non profit

Associazioni culturali, cooperative sociali, fondazioni, enti di volontariato: un tessuto capillare che attraversa ogni provincia e ogni comunità, compresa quella cuneese. Per molte di queste realtà, il rapporto con il territorio si fonda sulla fiducia. Ma la fiducia, per essere duratura, ha bisogno di qualcosa di più delle buone intenzioni: ha bisogno di dati.

Cosa si intende per trasparenza nel non profit

La trasparenza nel Terzo settore non è un concetto astratto. Significa rendere accessibili le informazioni su come un’organizzazione raccoglie e utilizza le proprie risorse. Significa pubblicare bilanci leggibili, rendicontare i fondi ricevuti, comunicare con chiarezza le attività svolte e i risultati ottenuti.

La riforma del Terzo settore, avviata con il decreto legislativo 117 del 2017, ha introdotto obblighi più stringenti su questo fronte. Il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS), operativo dal 2021, è stato pensato proprio per centralizzare le informazioni sugli enti e garantire un livello minimo di trasparenza. Ma il registro, da solo, non basta.

Il 5 per mille come cartina di tornasole

Uno degli indicatori più interessanti per misurare il rapporto tra un ente e la propria comunità è il 5 per mille. Ogni anno milioni di contribuenti decidono a quale organizzazione destinare questa quota dell’IRPEF: è una scelta volontaria, non costa nulla, e racconta molto della fiducia che un ente riesce a costruire intorno a sé.

I risultati del 5 per mille vengono pubblicati dall’Agenzia delle Entrate e sono documenti pubblici. Contengono il nome di ogni ente beneficiario, il numero di firme ricevute e l’importo assegnato. Incrociando questi dati anno dopo anno, si può tracciare la storia di un’organizzazione: se cresce, se perde firmatari, se mantiene un rapporto stabile con il proprio bacino di sostenitori.

Ma accedere a questi dati, storicamente, non è stato semplice. L’Agenzia li pubblica in formato PDF, documenti lunghi e difficili da navigare. Per confrontare i risultati di un ente su più anni serviva scaricare decine di file e cercare manualmente.

Dati aperti: dalla trasparenza formale a quella sostanziale

Il concetto di open data — dati aperti — nasce proprio per colmare questo tipo di divario. Dati pubblici che nessuno riesce a consultare sono trasparenti solo sulla carta. Perché la trasparenza sia sostanziale, le informazioni devono essere in formati ricercabili, confrontabili, utilizzabili senza competenze tecniche avanzate.

Su questo fronte, negli ultimi anni sono nati progetti indipendenti che hanno fatto un lavoro significativo. Come illustrato nella pagina dedicata ai dati del 5 per mille dell’Agenzia delle Entrate su Risultati5x1000.it, oggi è possibile cercare qualsiasi ente tra oltre un milione di record, visualizzare l’andamento dei contributi ricevuti con grafici interattivi, filtrare per regione, provincia o categoria, e consultare mappe sulla distribuzione geografica dei fondi. Il sito mette a disposizione anche API pubbliche e un assistente AI che risponde a domande in italiano interrogando direttamente il database.

Per una comunità locale come quella cuneese, strumenti di questo tipo offrono una possibilità concreta: verificare in pochi minuti quanti fondi dal 5 per mille arrivano agli enti del territorio, come si distribuiscono e come sono cambiati nel tempo.

Perché la trasparenza rafforza il territorio

Per le associazioni che operano a livello locale, la trasparenza non è solo un obbligo normativo: è uno strumento di costruzione del consenso. Un ente che pubblica i propri risultati, che mostra come ha utilizzato i fondi ricevuti, che rende facilmente accessibili i dati sulla propria attività, costruisce un circolo virtuoso con la propria comunità di riferimento.

Il meccanismo è semplice: maggiore trasparenza genera maggiore fiducia, che a sua volta genera più firme e più risorse. Al contrario, un ente che non comunica, che non rendiconta o che lo fa in modo opaco rischia di perdere progressivamente il sostegno dei propri firmatari.

Per le piccole associazioni, questo è un punto cruciale. A differenza dei grandi enti nazionali, che possono contare su campagne di comunicazione strutturate e budget dedicati, le organizzazioni locali vivono di passaparola, di relazioni personali, di fiducia accumulata nel tempo. Ogni dato reso accessibile è un mattone in più in quella costruzione.

Uno sguardo al futuro

Il percorso verso una trasparenza piena nel Terzo settore italiano è ancora lungo. Il RUNTS deve ancora raggiungere la piena operatività, molti enti non hanno le competenze o le risorse per una rendicontazione di qualità, e la cultura del dato aperto è ancora poco diffusa tra le organizzazioni più piccole.

Ma i segnali positivi ci sono. La disponibilità crescente di strumenti digitali che rendono i dati accessibili a tutti, la pressione normativa verso maggiori standard di accountability, la domanda di trasparenza da parte dei cittadini e dei donatori: sono tutti elementi che spingono nella stessa direzione.

Per le comunità locali, il messaggio è semplice: i dati esistono, sono pubblici, e oggi sono anche consultabili. Usarli è un modo concreto per partecipare alla vita del proprio territorio con consapevolezza.






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