Prseguono gli appuntamenti di "Resistenze di oggi" del Centro Cultuarale don Aldo Benevelli dell'Associazione Partigiana Ignazio Vian di Cuneo.
Venerdì 17 aprile alle 21 “La guerra come tragedia umana e disastro ambientale” con John Mpaliza, attivista per i diritti umani e portavoce Rete “Insieme per la Pace in Congo” e Antonello Pasini, fisico climatologo del CNR.
L’articolo 11 della Costituzione italiana afferma : “ L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali..(.…)”
L’impatto ambientale della guerra è una forma di violenza contro la terra. Le guerre contribuiscono a far aumentare il riscaldamento globale e il cambiamento climatico ad esso collegato innescando un circolo vizioso in tutto il mondo.
“Oggi le guerre – spiega Antonello Pasini – non hanno solo gli impatti diretti sui territori , ma anche quelli indiretti sul cambiamento climatico, perché le emissioni di anidride carbonicae altri gas serra del comparto militare sono enormi”.
Bombardamenti, incendi, deforestazione, causano un inquinamento ambientale immediato e a lungo termine. La produzione di armamenti e l’uso di combustibili fossili per le operazioni belliche consumano immense risorse e alimentano ulteriormente l’effetto serra.
L’Africaè uno di quei luoghi dove l’essere umano si domanda se riuscirà a sopravvivere alla fame, al dolore, alla guerra.
John Mpaliza “camminatore resistente” e attivista non-violento organizza da anni mobilitazioni, marce e iniziative di sensibilizzazione per promuovere la pace e raccontare la guerra nel suo Paese di origine, la Repubblica Democratica del Congo.
“Non saranno l’Europa né l’Occidente a risolvere i problemi dell’Africa – dice John Mpaliza – Questi Paesi hanno creato colonialismo e sfruttamento delle immense risorse africane. Bisogna lavorare per un risveglio africano, affinché con la pace e connuove istituzioni forti , più realtà africane si mettano insieme per cambiare l’Africa.”
L’Occidente ha le sue colpe e le sue responsabilità nei conflitti che insanguinano il pianeta anche nel nome di un assurdo suprematismo razziale, della colonizzazione e della depredazione disumana. Uccidere rimane il cuore delle guerre. Nel mondo attuale in cui sugli orrori e le macerie delle guerre alcuni promettono di scrivere la parola pace, occorre impegnarsi nell’educazione alla cooperazione e alla cura dell’ambiente, innescando dal basso circuiti virtuosi di consumo, risparmio e produzione di nuove energie, e al ripudio della violenza come strumento di risoluzione delle controversie, perché alla spirale distruttiva della guerra, della violenza, dell’odio, delle vendette e del dolore non può esserci fine.
Ingresso libero
info: viancuneo@libero.it














