Riceviamo e pubblichiamo:
In questi giorni scadrà la concessione delle acque termali di Sant’Anna di Vinadio. È un passaggio decisivo, che non può tradursi in una semplice proroga senza garanzie.
Le terme sono chiuse ormai da circa dieci anni, senza che ai diversi annunci sia seguita una reale riapertura. Eppure hanno rappresentato per lungo tempo un asset strategico per il nostro territorio: non solo per le cure termali, ma anche come spazio accessibile di socialità e turismo popolare, frequentato da tante persone, soprattutto giovani, provenienti da tutta la provincia, visti anche i prezzi che venivano proposti.
Se si andrà verso un rinnovo, è fondamentale che vengano introdotte condizioni stringenti: tempi certi, obblighi di investimento e clausole che garantiscano davvero l’avvio dei lavori. A mio avviso occorre anche costruire un modello più solido, che coinvolga pienamente le istituzioni – Comune di Vinadio, Provincia e Regione – per assicurare una governance orientata all’interesse pubblico.
Se non ci saranno garanzie reali, è il momento di cambiare strada. Il rinnovo non può essere automatico: o ci sono impegni chiari, verificabili e con tempi certi – eventualmente anche attraverso una concessione a tempo limitato che vincoli davvero l’avvio dei lavori – oppure si valutino alternative. Dalla gestione pubblico-privata fino a un intervento diretto degli enti pubblici: ad Acqui Terme si sta già andando in questa direzione, rafforzando il ruolo del pubblico per garantire investimenti e riapertura. È questo il livello di concretezza che serve anche per Vinadio. Le acque termali sono un bene pubblico e una leva di sviluppo per la montagna: non possiamo permetterci che restino ferme ancora per anni.
Giulia Marro