Si è svolto ieri al Movi Lounge Bar del Movicentro di Cuneo l’incontro pubblico “Fentanyl: verità e rischi”, promosso dall’associazione Nuovo Corso Giolitti con il patrocinio del Comune di Cuneo. Nonostante la bella giornata di sabato, l’appuntamento ha registrato una partecipazione attenta, con numerose persone presenti per ascoltare un confronto serio su un tema che richiede informazione corretta, senza allarmismi e senza superficialità.
L’incontro ha offerto tre prospettive complementari. La dottoressa Nicoletta Barzaghi ha proposto un inquadramento storico e sociologico del rapporto tra sostanze, cura e abuso, ricordando come molte droghe abbiano avuto nel tempo anche un uso terapeutico, ma come il loro impiego distorto si leghi spesso a forme di disagio individuale e sociale. Il dottor Domenico Vitale, direttore della Struttura complessa di Anestesia CardioToracoVascolare e Terapie intensive dell’Azienda ospedaliera Santa Croce e Carle, ha chiarito con taglio molto concreto che il fentanyl è anzitutto un farmaco essenziale in medicina, utilizzato in ambito anestesiologico e nella terapia del dolore, ma potenzialmente letale se assunto fuori da contesti controllati e senza competenze adeguate. Il dottor Maurizio Coppola, direttore del SerD ASL CN1, ha poi illustrato il quadro locale, nazionale e internazionale delle dipendenze, spiegando che oggi nel Cuneese il fentanyl non rappresenta un’emergenza diffusa, mentre destano maggiore preoccupazione altre sostanze, in particolare crack, cocaina e nuove sostanze psicoattive, con un abbassamento dell’età di accesso.
Dal confronto è emerso un messaggio netto: parlare di fentanyl è utile non per alimentare paura, ma per costruire consapevolezza. La situazione del nostro territorio, allo stato attuale, non giustifica panico. Richiede però vigilanza, conoscenza dei fenomeni e capacità di risposta dei servizi. I relatori hanno inoltre richiamato un punto decisivo: il problema non si esaurisce nella sostanza, ma riguarda il disagio che spinge alcune persone, soprattutto giovani, a cercare scorciatoie chimiche per anestetizzare fatica, vuoto o fragilità.
Nelle conclusioni è stato sottolineato che l’informazione pubblica ha senso se resta equilibrata: nominare un rischio non significa amplificarlo, ma renderlo comprensibile e governabile. Accanto alla necessità di monitorare i mercati illegali e rafforzare i sistemi di prevenzione, è emersa l’importanza di investire su legami sociali, occasioni di partecipazione, educazione, cultura, sportelli di prossimità e luoghi in cui i giovani possano trovare ascolto e riconoscimento.
Per questo la prevenzione non passa solo dai controlli, ma anche da educazione, luoghi di aggregazione, presìdi sociali, ascolto e presenza degli adulti. Informare bene significa rendere la cittadinanza più lucida, non più impaurita. È questo il contributo che Nuovo Corso Giolitti ha voluto offrire alla città con un incontro sobrio, partecipato, e orientato alla responsabilità collettiva.
L’Associazione ringrazia i relatori, il Comune di Cuneo per il patrocinio, gli assessori Clerico e Olivero presenti, Loris Marchisio della Wellfare impact per l’ospitalità e tutti i cittadini intervenuti, ed ha confermato l’impegno a proporre prossimi momenti di confronto pubblico su temi che toccano salute, convivenza e qualità della vita.