Cronaca - 21 aprile 2026, 15:42

Vernante, caso Myrtaj chiuso definitivamente: “Non fu omicidio”

Morto a seguito di un colpo di pistola alla tempia, il corpo di Klaudio venne trovato nel laboratorio di un anziano artigiano nel novembre 2023. La famiglia aveva presentato opposizione alla richiesta della Procura di archiviare

Klaudio Myrtaj

Si chiude sul piano giudiziario, a oltre due anni dai fatti, la vicenda della morte di Klaudio Myrtaj: il GIP del Tribunale di Cuneo ha rigettato nel merito l’opposizione presentata dalla famiglia contro la richiesta di archiviazione, disponendo così lo stop definitivo alle indagini e confermando l’assenza di elementi a sostegno dell’ipotesi di omicidio.

Questo l’epilogo della vicenda che sconvolse la comunità di Vernante e che arriva a distanza di oltre due anni da quel sabato pomeriggio.

Era il 4 novembre 2023 quando, nel laboratorio di falegnameria del paese dei murales di Pinocchio, in via Umberto I, a pochi passi dal Municipio, venne trovato agonizzante Klaudio Myrtaj. Un colpo alla tempia destra con una pistola di calibro 22.

Quell’arma, assieme ad un’altra, era custodita in un cassetto nel laboratorio dell’artigiano con cui ogni tanto la vittima collaborava, un pensionato appassionato di bricolage.

Pistole di cui però l’anziano non aveva mai denunciato il possesso e per cui ha già definito la propria posizione con un patteggiamento in tribunale a Cuneo lo scorso luglio, per violazione della legge n. 110 del 1975 in materia di armi.

Trentaquattrenne e di origine albanese, il giovane operaio si trovava in Italia da un paio di anni ed era molto conosciuto nel paesino della Val Vermenagna, dove la sua morte aveva dato origine a numerose voci e ipotesi.

In un primo momento si era parlato anche di omicidio: nessuna pista era stata esclusa, nemmeno quella legata alla droga o a un movente passionale. Le autorità avevano vagliato ogni possibile scenario per ricostruire quanto accaduto.

Nessuna ordinanza di arresto o fermo è mai stata emessa.

Tra le chiacchiere di paese e la richiesta di verità avanzata dalla famiglia, sono trascorsi oltre due anni. Ma, alla luce degli elementi raccolti, gli inquirenti hanno ritenuto prevalente l’ipotesi di un gesto anticonservativo.

Secondo quanto emergerebbe dal provvedimento, le doglianze avanzate dalla parte offesa sono state esaminate nel merito e ritenute infondate, non emergendo elementi idonei a sostenere ulteriori sviluppi investigativi.

Resta dunque ferma la ricostruzione già delineata nel corso delle indagini: la morte di Klaudio Myrtaj sarebbe compatibile con un gesto volontario. Decisiva, in tal senso, la posizione in cui era stato rinvenuto il corpo, accasciato sul banco da lavoro, con una distanza minima dal muro tale da rendere difficilmente compatibile l’azione di un terzo.

Il giudice ha quindi ritenuto che non vi siano margini per ulteriori sviluppi investigativi.  Si chiude così, almeno sul piano giudiziario, una vicenda che aveva profondamente colpito la comunità locale e sulla quale la famiglia del giovane, assistita dall’avvocato torinese Federico Freni, aveva continuato a chiedere verità e approfondimenti.

CharB.