Politica - 25 aprile 2026, 09:21

Riforma Schillaci, scontro sulla medicina territoriale: la FIMMG attacca

Marino (FIMMG Cuneo): “Decreto inutile e dannoso, mina il rapporto medico-paziente e impone un modello calato dall’alto”

“Si tratta di un decreto legge che qualora emanato sarebbe inutile e dannoso. Il metodo stesso poi è inaccettabile. Non è possibile immaginare una riforma che incide sul rapporto di cura di milioni di cittadini senza un coinvolgimento diretto degli attori coinvolti; anzi sembrerebbe quasi un progetto creato contro le opinioni dei professionisti che ogni giorno garantiscono l’assistenza sul territorio.” Queste le parole, nette, di Lorenzo Marino, Segretario Generale FIMMG Cuneo a margine delle c.d. riforma Schillaci della medicina territoriale.

La FIMMG, che rappresenta a tutti i livelli la maggioranza dei medici di medicina generale, ha immediatamente preso le distanze dalla bozza di riforma circolata in questi giorni e ha richiesto a gran voce alla Presidente Meloni, per il tramite dei vertici nazionali, di interventire per bloccarne l’iter procedurale. Anche all’interno della stessa maggioranza sono per altro emerse delle spaccature con Forza Italia che si è dimostrata fin da subito contraria nei fatti come dimostrato dalle parole del Capogruppo al Senato, Stefania Craxi.

“È una scelta politica che rischia di creare una rottura nel rapporto tra istituzioni, pubblica amministrazione e medicina generale. Siamo pronti sin da ora a contestare la manovra nelle sedi e con i mezzi opportuni” prosegue Marino.
“Nel merito, la proposta introduce un cambio di paradigma significativo: il medico di famiglia verrebbe trasformato da medico scelto dal cittadino a medico della struttura, con il rischio concreto di indebolire il rapporto fiduciario e di snaturare il modello stesso della medicina generale.”
La riforma prevedrebbe il cosiddetto “doppio canale”  per i medici di medicina generale con la possibilità di optare o per la dipendenza “selettiva” o per una convezione definita “riformata” con l’unico obiettivo di obbligare i medici ad aderire e lavorare nelle Case di Comunità. L’esigenza nascerebbe quindi dalla necessità di dare vita all’investimento edilizio fatto in questi anni e finanziato con i soldi del PNRR. Una rivoluzione strutturale nata anni fa che, se da un lato definiva la creazione di queste nuove strutture (le Case di Comunità appunto) dall’altro latitava nel declinare un progetto organizzativo rispetto alla loro funzione e all’integrazione delle stesse con i servizi già esistenti.

“La nuova Riforma rischia di non rispondere ai problemi reali ma, al contrario, potrebbe diventare un elemento di ulteriore destabilizzazione in un contesto professionale già molto critico. Chi sceglie la medicina generale lo fa per esercitare una professione basata sull’ autonoma organizzazione, capillare e dí prossimità, fondata sulla continuità di cura e sulla relazione fiduciaria con il paziente. Pensare di risolvere la carenza di medici proponendo un modello gerarchico che contraddice queste dinamiche rischia di essere irrealistico e allontanare ulteriormente i giovani”prosegue Marino.

“Voglio sottolineare che una soluzione alternativa può esistere a prescindere da modelli verticistici calati dall’alto. Nella nostra realtà, quella cuneese, abbiamo dimostrato come sia possibile applicare tramite la contrattazione le riforme già previste. La disponibilità che abbiamo dato dopo l'accordo in Asl CN1 per lo svolgimento della quota oraria diurna e feriale nelle Case di Comunità e nelle AFT è stata sopra le aspettative e la sperimentazione partirà con le prime attività già nelle prossime settimane. 
Abbiamo bisogno che la politica si assuma le responsabilità laddove non è riuscita in questi anni e chiediamo di applicare le norme vigenti e facilitarne la loro applicazione, senza inventare rivoluzioni inattuabili e deleterie per i cittadini. Siamo pronti a svolgere la nostra parte nelle Case di Comunità all’interno di una proposta organizzativa declinata in una dinamica contrattuale convenzionale che rappresenti una integrazione  rispetto ai nostri studi professionali e non la loro sostituzione. Il modello vincente è quello di mantenere la capillarità degli ambulatori medici che garantiscono un’azione di prossimità e, al contempo, strutturare e affiancare nelle Case di Comunità risposte più complesse finalizzate alla presa in carico multidisciplinare e integrata del paziente cronico e fragile. Non siamo disposti a fare nessun passo indietro rispetto a questi principi” conclude Marino “e chiediamo pertanto alla politica un rapido e subitaneo confronto che garantisca la democratica rappresentatività nel rispetto delle istituzioni e delle prerogative negoziali”

Redazione