C’è tanto di Alba e dell’azienda per la quale la capitale delle Langhe è conosciuta nel mondo nella lunga intervista a Giovanni Ferrero pubblicata lunedì dal "Corriere della Sera" (leggi qui). A firmarla Aldo Cazzullo, altro illustre albese e contraltare di una lunga e articolata conversazione il cui pretesto è l’uscita dell’ultima fatica letteraria del 61enne imprenditore, da quasi trent’anni ai vertici di una delle più importanti multinazionali dolciarie al mondo ma da sempre appassionato scrittore, ora giunto al suo sesto romanzo dopo "Stelle di tenebra" (Arnoldo Mondadori Editore, 1999), "Campo Paradiso" (Rizzoli, 2007), "Il canto delle farfalle" (Rizzoli, 2010), "Il cacciatore di luce" (Rizzoli, 2016), "Blu di Prussia e rosso di porpora" (Salani, 2021).
A ispirare la trama de "Il discepolo" – in libreria per i tipi di Salani –, la figura del Caravaggio, pittore la cui riscoperta nella prima metà del Novecento fu in buona parte dovuta agli studi di un altro celebre langarolo, il critico d’arte Roberto Longhi (Alba 1890 - Firenze 1970).
A firma di Aldo Cazzullo si ricorda un’altra conversazione con Giovanni Ferrero, pubblicata anni addietro dopo un casuale incontro in uno scalo internazionale. Già allora un’eccezione, rispetto alla linea di pressoché totale riservatezza tenuta per decenni dalla famiglia industriale albese. Il secondogenito di Michele Ferrero si presta ora alle curiosità del giornalista e concittadino, che del "Corsera" è da anni vicedirettore, confermando nelle risposte i tratti di un non convenzionale profilo, l’immagine di un capitano di industria affascinato dalle lettere e dall’arte e al contempo dotato di particolare profondità di analisi delle tematiche che caratterizzano l’odierno dibattito sui principali temi dell’economia e dell’attualità.
Nell’elencare le proprie letture e ispirazioni chiama in causa Dostoevskij, "il più grande psicologo di ogni tempo", ma anche Conrad, Woolf, Wilde e i francesi Hugo, Zola, Maupassant e soprattutto Balzac, "ai miei occhi il più grande di tutti".
Parla poi di fede – "un cammino" – immaginando un aldilà nel quale, scherzando, spera si trovi "un barattolo di Nutella". E chiama in causa "le Langhe in autunno" quale primo ricordo della sua vita – "(…) una nebbia bassa e un odore, quello inconfondibile della nocciola tostata" –, mentre dice parole toccanti ricordando i genitori e il fratello Pietro. Se il "signor Michele", come lo conoscevano i suoi collaboratori, viene dipinto come "un padre esemplare, meritevole di stima, e un imprenditore straordinario, di cui non si può non avere ammirazione", "sempre con un prodotto (…). Per lui, il prodotto era una persona: andava ascoltato (…)", del fratello morto in Sudafrica ad appena 47 anni si ricorda "l’onestà", quella cifra che Giovanni volle ricordare al suo funerale: "Tu credevi in un valore che domani non conterà più nulla e già oggi è tenuto in conto da pochi". "Pietro era così – aggiunge ora –: una cortesia totale verso la vita, e l’idea che la parola dovesse coincidere con la cosa fatta. Mentre il mondo oggi sta scivolando verso un’altra grammatica. Quella dell’apparire, non dell’essere".
Della madre Maria Franca, recentemente scomparsa, sottolinea il carattere di "donna di un’eleganza interiore rarissima, discreta e capace di una tenacia silenziosa (…), un punto di riferimento per noi tutti".
Inevitabile parlare dell’azienda, del suo futuro, delle sfide che attendono quello che, sotto la sua guida da presidente, anche in forza di una serie lunghissima di acquisizioni, è diventato un colosso capace di raddoppiare il suo giro d’affari, ora a 22 miliardi di euro. Anche in questo Giovanni Ferrero non nasconde una sua ben precisa visione: "Il futuro dell’azienda è scritto nella sua identità: una grande impresa, un grande sforzo collettivo, dei grandi talenti, che continua a pensarsi a lungo termine. Cresceremo con disciplina, ma senza tradire ciò che siamo. La continuità non è conservazione, stasi; è la capacità di restare riconoscibili nei cambiamenti".
Nel farlo si parla anche di Alba e del suo ruolo per gli equilibri della multinazionale che qui è nata e che si temeva si sarebbe più o meno gradualmente allontanata da quello che rimane un contesto provinciale. "Alba non è la sede sentimentale, la radice identitaria, il retroterra storico. Alba è il cervello produttivo, lì ci sono il know how e la competenza di prodotto. Il cuore pulsante che irrora il nostro sistema sanguigno. Ne siamo fieri".
L’intelligenza artificiale? "Abbiamo affidato l’uso dell’Ai a comitati etici – dice il presidente di Ferrero International interpellato sulle incertezze che regnano attorno all’ultima rivoluzione tecnologica – . Nessun posto di lavoro verrà sostituito dall’intelligenza artificiale. La useremo, ma solo per potenziare la produttività; non per sostituire l’uomo. A tutto campo e in tutte le funzioni aziendali".
"Nella sua azienda nessuno perderà il lavoro?", chiede ancora Cazzullo. "È così. Al centro resterà l’uomo. L’Ai sarà usata in una logica di potenziamento, non in una logica sostituiva. Ma è una nostra scelta; le regole mancano. Le autorità di governo devono legiferare su questo; altrimenti presto sarà troppo tardi. In America si è gonfiata una bolla speculativa che vale il 2, 3 per cento del Pil, e ora sono tutti contenti, perché oggi si vince tutti; ma domani si rischia una crisi sociale gravissima".
Infine l’ambiente e il cambiamento climatico, problematiche oggi eluse dalla politica mondiale e che domani presenteranno un conto salatissimo. "È la grande questione della nostra epoca. Per noi, è una questione quotidiana: filiere agricole, energia. Sono preoccupato, ma non rassegnato, anche se la Carta di Parigi non è stata rispettata. Si può fare ancora molto, a fronte di una sfida in cui non si ha il lusso dell’essere disfattisti".