Nei giorni scorsi, passeggiando a Cuneo sotto i portici di corso Nizza, dal lato considerato "buono", quello di destra guardando a monte, prediletto dai cuneesi per le vasche e per lo shopping, abbiamo fotografato una sequela di vetrine chiuse. Non nella parte alta della via, storicamente più difficile, ma nel cuore dell'asse più importante del capoluogo.
Ben due negozi hanno chiuso; il terzo si è avvicinato verso piazza Galimberti. Occupando, ovviamente, un negozio che nel frattempo ha chiuso, nonostante la posizione privilegiata.
Un segnale evidente di come l'area appetibile per il commercio a Cuneo si stia rimpicciolendo sempre di più, anno dopo anno. Appetibile con riserva, tra l'altro.
Fino a qualche anno fa l'area buona, anzi ottima, comprendeva tutto l'asse centrale di Cuneo fino a piazza Europa inclusa. Adesso pare fermarsi molto prima.
Da via Roma - altezza contrada Mondovì o, ad esagerare, altezza Municipio, fino a corso Dante.
Oltre questo perimetro, la sensazione è che i negozi fatichino ogni anno di più.
Ma non è, ovviamente, solo una sensazione.
Come non è solo una questione di commercio ed economia.
Negozi chiusi significa anche degrado urbano, insicurezza e microcriminalità.
La questione è stata sollevata più volte da Confcommercio Cuneo, che proprio nei giorni scorsi, nel contesto di un evento dedicato alla legalità, ha riportato un dato molto significativo: per oltre un imprenditore su due le due cose, negozi sfitti e criminalità, sono collegati.
E' in questo contesto che inseriamo i dati diffusi dal prestigioso Centro studi emiliano Nomisma, che ha presentato la prima edizione dell’Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale..
Partendo dal dato italiano, ha fatto un focus sul Piemonte.
In Italia tra il 2015 e il 2025 sono scomparsi oltre 86.000 negozi di vicinato; nel medesimo periodo, il saldo negativo in Piemonte è pari a 8.979.
A livello territoriale è Torino ad aver pagato il prezzo più alto (-4.269 esercizi commerciali in meno rispetto al 2015) ma la situazione risulta negativa in tutta la Regione.
Cuneo è al terzo posto, con 931 negozi persi in 10 anni.
In questi dieci anni il commercio locale ha vissuto una fase di profonda trasformazione e il saldo delle imprese attive a livello nazionale vede un calo del -6,7%, toccando nel 2025 il punto più basso di tutto il periodo di osservazione.
N° unità locali | Var% 2015-2025 | saldo unità locali 2025 vs 2015 |
ALESSANDRIA | -13,6% | -1.125 |
ASTI | -13,1% | -533 |
BIELLA | -15,9% | -517 |
CUNEO
|
-8,8%
|
-931
|
NOVARA | -13,2% | -887 |
TORINO | -9,3% | -4.269 |
VERBANIA | -4,5% | -163 |
VERCELLI | -15,5% | -554 |
Tot Piemonte | -10,5% | -8.979 |
Il tutto evidenzia un paradosso: chiudono i negozi, ma quelli che resistono assumono più personale.
A fronte di una crescita degli addetti nel comparto pari a +21,2% a livello nazionale, anche il Piemonte si caratterizza per un segno positivo (+14,1%).
Un dato forse spiegabile con il fatto che gli orari di apertura sono sempre più estesi, così come spesso le superfici commerciali. Con la conseguenza che è necessario avere più personale.
N° addetti | Var% 2015-2025 |
ALESSANDRIA | 10,1% |
ASTI | 9,6% |
BIELLA | 7,1% |
CUNEO
|
14,0%
|
NOVARA | 9,2% |
TORINO | 15,9% |
VERBANIA | 28,9% |
VERCELLI | 5,4% |
Totale Piemonte | 14,1% |
Ricavi in crescita, ma non per tutti: si amplia il divario tra piccoli e grandi
L’analisi dei bilanci svolta da Nomisma permette di leggere in chiave economica e finanziaria le trasformazioni del commercio di prossimità, evidenziando dinamiche di crescita accompagnate da forti squilibri.
Nel periodo 2015-2024, per le imprese “sopravvissute” i ricavi sono aumentati in media del +37,6% a livello nazionale, pur presentando significative disomogeneità.
Mentre le grandi imprese registrano performance solide e in espansione, le piccole realtà affrontano una pressione crescente sulla sostenibilità economica, con un conseguente ampliamento del divario competitivo.
In Piemonte i ricavi hanno registrato una crescita media del +28,8%.
Dal punto di vista settoriale, gli articoli per l’edilizia configurano come il comparto più dinamico, con una crescita dei ricavi del +73,1%, seguiti da ristorazione e bar (rispettivamente +45,6% e +38,7%), dai mobili (+37%), da cultura e svago (+31,9%) – con una dinamica più positiva rispetto alla media nazionale - e dalle gioiellerie (+30,4%). Andamenti leggermente più moderati ma stabili si osservano nel comparto delle ferramenta (+27,6%), e da alimentari e bevande (+17,4%).
Più complessa, invece, la situazione dei settori della salute e cura della persona e del tessile, abbigliamento e accessori che registrano le performance più deboli dell’intero periodo di osservazione (rispettivamente +10,2% e +4,3%).
Su questi comparti incidono la contrazione dei consumi discrezionali, la crescente concorrenza dei canali online e una maggiore difficoltà di recupero nel post-pandemia.
Nomisma solleva un secondo paradosso, da cui in parte si discostano i due capoluoghi più defilati del Piemonte: Verbania e ovviamente Cuneo.
In un generale contesto di calo dei costi di compravendita dei negozi e del parallelo aumento invece degli affitti, un paradosso appunto, Cuneo e ancor più Verbania non hanno diminuti i prezzi della vendita o lo hanno fatto in minima parte (Cuneo -3,2), mentre hanno visto un aumento decisamente pesante dei canoni di affitto.
Il problema degli affitti, che si traduce in una crescente pressione sugli esercizi commerciali di prossimità, è infatti una delle cause di espulsione dal mercato.
Ma a a Cuneo, pare non essere visto come un problema da chi possiede i locali. Qui comprare un negozio costa praticamente quanto dieci anni fa, affittarlo fino al 25% in più.
Prezzo acquisto negozi | Var% 2025-2015 |
ALESSANDRIA | -16,7% |
ASTI | -23,2% |
BIELLA | -29,7% |
CUNEO
|
-3,2%
|
NOVARA | -22,6% |
TORINO | -22,1% |
VERBANIA | -0,6% |
VERCELLI | -15,5% |
Totale Piemonte | -15,3% |
In controtendenza, si registra una flessione dei canoni a Biella (-11,8%), Asti (-2,6%) e Torino (-1,5%).
Cuneo si conferma quindi, nel panorama regionale, tra le città più care per acquistare o affittare un negozio.
Canoni di locazione dei negozi | Var% 2025-2015 |
ALESSANDRIA | 3,6% |
ASTI | -2,6% |
BIELLA | -11,8% |
CUNEO
|
24,8%
|
NOVARA | 0,7% |
TORINO | -1,5% |
VERBANIA | 30,6% |
VERCELLI | 6,9% |
Totale Piemonte | 7,7% |
Ma tutto questo, e basta passeggiare per la città - non in periferia, ma nel suo cuore - per rendersene conto, si sta traducendo, anno dopo anno, in una tristissima desertificazione commerciale.