Curiosità - 14 maggio 2026, 06:35

Veronica persica o Occhi della Madonna, una leggenda dietro il fiore

Tutto sul fiorellino che sta letteralmente tappezzando i prati di bianco e azzurro, come il cielo di primavera

Maggio è considerato il mese di Maria, madre di Cristo. Quindi come non parlare della Veronica persica, meglio nota come gli Occhi della Madonna?

Un fiorellino delicato, discreto e ubiquitario: è il primo a fare la sua comparsa già durante l’inverno quando ancora le primule e le viole sono indietro. Basta un innalzamento anomalo delle temperature che loro iniziano a sbocciare.

Introdotta dalla Persia in Europa, la Veronica persica è una pianta erbacea annua, appartenente alla famiglia delle Plantaginaceae, che si diffonde rapidamente in orti, campi e luoghi erbosi, come pennellate di colore bianco e azzurro, come il cielo di primavera, e catalogati da Linneo con il nome già in uso di una santa milanese (Veronica da Binasco 1445-1497).

Proprio nell’orto è fondamentale, perché rilascia nel terreno minerali importanti. In alcuni luoghi è persino considerata una pianta “meteorologica” in quanto si narra che se al mattino le sue corolle si aprono sarà bel tempo, mentre se restano chiuse andrà a piovere.

Inoltre, la Veronica persica è edibile e si usa in alcune preparazioni in cucina. Alla fine del XVII secolo, veniva usata per preparare il tè svizzero, al posto del tè cinese che, essendo molto raro e costoso, era difficile da reperire. Da non confondere con le “erbe svizzere”, questa tisana aiuta la digestione e allevia la tosse.

Dal latino, il termine Veronica significa “Io porto la gloria”, mentre dalla traduzione latina, possiamo prendere che significa “Vera Et Unica”. Nel linguaggio più stretto dei fiori, invece, Veronica significa “addio”. In passato si usava regalare una Veronica a chi stava per partire, con la speranza che gli occhi divini vegliassero e seguissero sempre il proprio caro, ma non è da confondersi con il Myosotis, o meglio conosciuto come Non ti scordar di me.

Proprietà e benefici

La Veronica ha anche proprietà curative che erano ben note e sfruttate specie in passato. In particolare ha proprietà antinfiammatorie e antibatteriche grazie al principio attivo della veronicina, e in passato veniva utilizzata per la tosse, la bronchite, l’asma, le infiammazioni urinarie ed epatiche, ma anche per i reumatismi e per la tisi.

Nell’attuale erboristica la Veronica è utilizzata sotto forma di tisana perché stimola l’appetito, favorisce la digestione e possiede anche lievi proprietà depurative, come in passato la si può anche utilizzare per alleviare i sintomi nelle malattie da raffreddamento in quanto contiene un discreto quantitativo di vitamina C.

Viene impiegata nei collutori in caso di irritazioni della bocca e della gola (afte, gengiviti, stomatiti, tonsilliti) e come infuso viene utilizzata per le applicazioni locali in caso di prurito della pelle e ovviamente anche in caso di infiammazioni e affaticamento degli occhi.

Da erba dei lebbrosi a Veronica, origine del nome

In Francia era conosciuta come “Herbe aux ladres” ovvero erba dei lebbrosi, infatti, una volta, serviva per fare delle applicazioni, tramite pezze di tela imbevute con l’impiastro di questa erba, sulla pelle dei lebbrosi per lenire il dolore delle piaghe. Da questo utilizzo forse deriva anche il nome Veronica che in origine è Bernice, dal latino portare alla vittoria, diventato Berenice, per poi essere trasformato in Veronica, a significare vera icona.

Nella tradizione cristiana e nella cultura popolare la Veronica è stata quella pia donna che, per alleviare le sofferenze di Gesù sulla via del Calvario, si avvicinò a Cristo e appoggiò un panno sul suo volto sanguinante. Secondo la tradizione, poiché non ci sono riferimenti evangelici, tale gesto di carità fu ricompensato con l’immagine del volto del Figlio di Dio che rimase impresso sul panno ed infatti alcuni segni sui petali della corolla di questo fiore sembrano assomigliare a quelli del sacro fazzoletto di Veronica.

Occhi della Madonna: la leggenda dietro il nome

La cultura popolare ci ha tramandato diverse credenze e leggende legate a questa pianta. Una credenza afferma che gli uccelli siano così affascinati ed innamorati di questi fiorellini celesti che chi volontariamente li danneggia rischia di essere beccato negli occhi. La leggenda senz’altro più dolce, tuttavia, è quella che spiega il motivo della denominazione Occhi della Madonna. Infatti si racconta che una mattina di inizio primavera la Madonna scese sulla terra per godersi una bella giornata di sole assieme al suo Bambino. Si mise a passeggiare lungo un sentiero ed intanto sorvegliava Gesù che, come tutti i bambini, correva felice tra l’erba del prato. A forza di correre e di saltare, al piccolo Gesù venne una gran sete e chiese alla sua Mamma da bere. La Madonna si guardò attorno per vedere se c’erano nelle vicinanze una fonte, una sorgente, un ruscello, ma da nessuna parte vide scorrere l’acqua. Si stava già rassegnando a risalire in cielo, quando scorse, nascosto dietro un sasso, un bianco fiorellino; la Madonna si chinò e vide dentro alla corolla del fiore una goccia di rugiada, colse il fiore, accostò come un calice la piccola corolla alle labbra del bimbo che bevve quella gocciolina, riuscendo a spegnere la sete del piccolo.

Gesù riprese a correre felice nei prati, la Madonna guardò dolente il povero fiorellino che aveva chinato il capo appassito sullo stelo, lo riportò allora al suo posto e lo riattaccò alla piantina. All’istante la corolla del piccolo fiore si drizzò e si tinse dello stesso colore azzurro come l’iride dell’occhio della Madonna che lo aveva amorevolmente guardato con gratitudine. Da allora tutti i fiori di Veronica tinsero i bianchi petali di quel delicato colore azzurro e la gente iniziò a chiamarli Occhi della Madonna.

Veronica persica in poesia

Abbiamo già detto che la Veronica, o Occhi della Madonna è una piccola pianta erbacea presente nei nostri prati e giardini praticamente tutto l’anno, ma che risalta in modo particolare in questi giorni, perché saluta la primavera con i suoi numerosi fiorellini azzurri, delicatissimi.

La Veronica persica è stata anche cantata da Pascoli, in una saffica apparsa in rivista nel 1905 e accolta l’anno successivo nella silloge “Odi e inni”, intitolata “L’ederella”.

Prima che pur la primula, che i crochi,

che le viole mammole, fiorisci

tu, qua e là, veronica, coi pochi

petali lisci.

Su le covette, sotto l’olmo e il pioppo,

vai serpeggiando, e sfoggi la tua veste

povera sì, sbiadita sì, ma, troppo,

vedi, celeste.

Per ogni luogo prodighi, per ogni

tempo, te stessa, e chiami a te leggiera

ogni passante per la via, che sogni

la primavera.

Ti guarda e passa. Tu non sei viola!

Di sempre sei! Non hai virtù che piaccia!

La gente passa, e tutti una parola

gettano: Erbaccia!

Tu non odori, o misera, e non frutti;

né buona mai ti si credé, né bella

mai ti si disse, pur tra i piedi a tutti,

sempre, ederella!

Come potete vedere, a volte la semplicità di una piccola pianta nasconde curiosità e messaggi sorprendenti. Come quello di resistere ogni giorno alle prove della vita, perché anche l’inverno più lungo nasconde il seme della primavera!

Silvia Gullino