Riceviamo e pubblichiamo:
Egregio Direttore,
Leggo l'intervento della consigliera regionale Giulia Marro su Corso Giolitti e confesso di aver avuto, per un momento, un dubbio: stiamo parlando della stessa zona di Cuneo? Perché a giudicare da ciò che scrive, più che Corso Giolitti sembra descrivere un laboratorio sociale da convegno universitario, un luogo ideale in cui tutto funziona, tutti si ascoltano, tutti partecipano, tutti convivono felicemente. Peccato che poi esista la realtà. E la realtà, purtroppo, racconta altro.
La consigliera Marro dice di essere stanca di sentir “denigrare” Corso Giolitti da chi a Cuneo non vive. La rassicuro: nessuno vuole denigrare Corso Giolitti. Anzi, il problema è esattamente l’opposto. Chi parla di sicurezza, degrado, aggressioni, spaccio, paura e svalutazione degli immobili lo fa perché a Corso Giolitti vuole bene, perché ricorda cos’era e perché non accetta che venga abbandonato al suo destino.
E, mi permetta, se il criterio per parlare fosse davvero “conoscere la zona”, allora basterebbe leggere le reazioni dei residenti al suo intervento per capire chi, tra me e lei, abbia maggiormente intercettato ciò che vivono i cittadini. Decine di persone hanno raccontato paura, disagio, degrado, difficoltà persino a uscire di casa o a rientrare la sera.
Persone che lì abitano, che lì hanno comprato casa, che lì hanno visto crollare il valore dei propri immobili e peggiorare la qualità della vita. Sono tutti propagandisti? Sono tutti razzisti? Sono tutti vittime di una narrazione tossica? O magari, più semplicemente, stanno raccontando quello che vedono ogni giorno?
La consigliera scrive che il quartiere “si è trasformato”. Su questo, finalmente, siamo d’accordo. Si è trasformato eccome. Lo dicono proprio quei cittadini che ricordano Corso Giolitti come una delle zone più belle, eleganti e vive di Cuneo, quasi un salotto cittadino.
Oggi molti degli stessi cittadini raccontano un’altra realtà: degrado, episodi di criminalità, aggressioni, molestie, persone ubriache o alterate sotto i portici, paura non solo di notte ma anche di giorno. Altro che “microcriminalità”: quando un cittadino viene aggredito, derubato, minacciato o molestato, il prefisso “micro” consola forse chi scrive comunicati, non certo chi subisce.
La verità è che l’intervento della consigliera Marro dimostra perfettamente il problema di una certa politica: parte dall’ideologia e poi cerca disperatamente di piegare la realtà alla propria tesi. Ma chi viene eletto non dovrebbe vivere di teorie astratte. Dovrebbe ascoltare i cittadini. Sono loro che pagano gli stipendi della politica. Sono loro che chiedono risposte. Sono loro che meritano rispetto. Non le associazioni di categoria del buonismo, non i salotti ideologici, non le formule preconfezionate da comunicato stampa.
La consigliera Marro parla di multiculturalità come se bastasse questa parola a rendere tutto più bello. Ma davvero pensa che un residente che ha paura a uscire di casa debba consolarsi dicendo: “Non posso più passeggiare tranquillo, però che meraviglia, vivo nella zona più multiculturale della città”?
Davvero questo dovrebbe rasserenare una donna che subisce molestie sotto casa, un anziano che non si sente più sicuro, una famiglia che vede il proprio alloggio svalutato? La multiculturalità è un valore quando si fonda sul rispetto delle regole. Senza regole, non è multiculturalità: è abbandono.
Poi c’è il solito riflesso automatico: chi parla di sicurezza alimenta razzismo. No, consigliera. Chi parla di sicurezza difende i cittadini perbene, italiani e stranieri. Perché anche tanti stranieri onesti, che lavorano, pagano le tasse, rispettano le regole e vogliono vivere in pace, sono vittime del degrado e della criminalità. Il punto non è da dove arriva una persona. Il punto è come si comporta. Chi rispetta le regole è il benvenuto. Chi delinque deve essere punito. E se non ha titolo per stare nel nostro Paese, deve essere allontanato. Senza se e senza ma.
Su un punto, lo riconosco, la consigliera Marro ha ragione: purtroppo pochissime persone vengono effettivamente rimpatriate. Verissimo. Dovrebbero essere molte di più. Perché le porte dell’Italia devono essere aperte a chi viene per lavorare, rispettare le leggi e contribuire alla comunità. Non a chi pensa di poter vivere nell’illegalità.
E non esistono reati simpatici e reati antipatici, criminalità “micro” e criminalità “macro” a seconda della convenienza politica. Una rapina è un reato. Un’aggressione è un reato. Ma anche salire su un treno senza biglietto, occupare spazi pubblici, molestare le persone, sporcare, bivaccare, spacciare, intimidire, non rispettare le regole: tutto questo contribuisce a distruggere la convivenza civile.
Quanto alla Caritas e alle associazioni, confermo parola per parola quanto ho detto. Le associazioni svolgono un ruolo importante quando aiutano persone fragili, povere, in difficoltà, ma perbene. Nessuno ha mai sostenuto che non si debbano aiutare i poveri.
Sostengo però una cosa molto semplice: si aiutano le persone che rispettano le regole. Perché se uno delinque, crea insicurezza, molesta, spaccia o aggredisce, la risposta non può essere: “Poverino, diamogli anche la spesa”. Altrimenti il passo successivo qual è? Andiamo anche ad apparecchiargli la tavola?
La solidarietà non può diventare complicità culturale con il degrado. Aiutare chi ha bisogno è un dovere. Giustificare chi delinque è un errore. E fingere che non ci sia differenza tra povertà e illegalità è una presa in giro nei confronti di tutte le persone povere che ogni giorno si comportano dignitosamente e rispettano le regole.
Mi permetto però di lanciare una proposta alla consigliera Marro. Legga con attenzione i commenti dei residenti, scelga uno di quelli più esasperati e gli proponga di acquistare il suo appartamento. Naturalmente al valore che aveva prima della “trasformazione” del quartiere, non a quello attuale. Poi si trasferisca lì. Magari per un anno. Giorno e notte. Senza passerelle, senza comunicati, senza conferenze stampa. Sono certo che questa esperienza aiuterebbe molto più di mille dichiarazioni sulla “complessità”.
Perché il punto è esattamente questo: è ora di finirla con una politica che parla dei cittadini senza ascoltarli. È ora di finirla con chi, davanti alla paura reale delle persone, risponde con lezioni di sociologia. È ora di finirla con chi minimizza tutto, ridicolizza chi denuncia, accusa di razzismo chi chiede sicurezza e poi si stupisce se la distanza tra cittadini e politica diventa sempre più grande.
I cittadini cuneesi non sono sprovveduti, ha scritto la consigliera Marro. Su questo siamo assolutamente d’accordo. Proprio perché non sono sprovveduti, vedono benissimo la differenza tra la realtà che vivono e quella che qualcuno vorrebbe raccontare. Vedono il degrado. Vedono la paura. Vedono gli immobili svalutati. Vedono i negozi che cambiano, le famiglie che se ne vanno, le persone che evitano certe zone, i residenti che non si sentono più padroni di vivere serenamente sotto casa propria.
Bisogna ricordare anche che, purtroppo, la criminalità se non contrastata dilaga, e così da una zona si passa a una città intera, e poi ai comuni vicini, e sempre più in la, a complicare la vita di tutti.
Nessuno vuole denigrare Corso Giolitti. Io voglio che Corso Giolitti torni a essere una zona bella, sicura, vivibile, rispettata. Voglio che qualcuno sia costretto finalmente a occuparsene sul serio. Non nell’interesse di una parte politica, ma nell’interesse dei cittadini onesti, italiani e stranieri, che rispettano le regole e che sono loro sì, a pieno titolo, stanchi.
Stanchi del degrado. Stanchi della paura. Stanchi delle giustificazioni. E soprattutto stanchi di essere presi in giro da chi continua a spiegare loro che il problema non esiste. Perché la realtà non si cancella con l’ideologia.
Paolo Giraudo, Sindaco di Roccavione