“La candidatura di Gigi Garelli non si sa al momento a quale scenario possa portare. In generale, vedo che abbondano le candidature. Personalmente ritengo sarebbe preferibile partire dal progetto per il futuro della città. Il circolo di Cuneo non ha ancora avuto modo di confrontarsi su questa notizia, che è uscita proprio il giorno successivo alla nostra ultima assemblea”.
Così Erica Cosio, segretaria del circolo Pd, commenta, in maniera laconica, l’annunciata candidatura a sindaco di Cuneo nel 2027 dell’insegnante e direttore dell’Istituto Storico della Resistenza, esponente della sinistra dei “Beni Comuni”.
(Erica Cosio)
Un nome, quello del professor Garelli, che riporta le lancette dell’orologio della politica cuneese indietro di quasi 15 anni, alle primarie del centrosinistra del novembre 2011, indette per scegliere il candidato sindaco alle comunali dell’anno successivo.
Primarie che registrarono una straordinaria partecipazione: circa 5300 persone e videro protagonisti cinque candidati.
Garelli ebbe la meglio col 27%, in virtù del fatto che l'elettorato democratico si era diviso con tre candidati Pd: Elio Rostagno, ex sindaco (22%), Patrizia Manassero (18%), allora assessore al Bilancio e Giancarlo Boselli (10%), in quegli anni vicesindaco. A questi si era aggiunta Franca Giordano poi assessora per due mandati con Borgna sindaco (poco meno del 22%).
I quotidiani nazionali parlarono di “Effetto Pisapia”, evocando il caso di Giuliano Pisapia, l’esponente di Democrazia Proletaria e Rifondazione Comunista divenuto sindaco di Milano proprio in quello stesso anno.
Tutto a Cuneo sarebbe forse filato (più o meno) liscio, senonchè alcune dichiarazioni “bellicistiche” rese da Garelli all’indomani della sua affermazione alle primarie avevano fatto implodere il centrosinistra.
Garelli aveva espresso giudizi fortemente critici nei confronti dell’operato della maggioranza uscente guidata da Alberto Valmaggia annunciando una draconiana linea di rottura rispetto al passato.
(Gigi Garelli)
Così alle elezioni amministrative del maggio 2012 successe il patatrac.
La componente moderata del centrosinistra si staccò e andò a cercare in quel di Bernezzo Federico Borgna, il quale diede vita ad una coalizione composta da Udc e quattro liste civiche: “Cuneo Solidale”, “Democratici per Cuneo”, “Centro” e “Cuneo più”.
Sei le formazioni a sostegno di Garelli: Pd, Moderati, Beni Comuni, Sel, Cuneo Domani e Psi.
Ben otto i sindaci in corsa in quella consultazione amministrativa. Oltre a Garelli e Borgna, Claudio Sacchetto (Lega e Grande Cuneo), Manuele Isoardi (5 Stelle), Marco Bertone (Popolo della Libertà), Beppe Lauria ( 3 liste civiche), Mario Castellino (Futuro e Libertà) e Felice Lauria (Fiamma tricolore).
Al ballottaggio del 21 maggio arrivarono Borgna e Garelli. Come noto vinse il primo con 13.910 voti (59,88%) contro i 9318 (40,11%) di Garelli.
Il Partito Democratico restò all’opposizione per tutta la consiliatura 2012-2017. Poi, nel 2017, nel suo secondo mandato, Borgna recuperò il Pd in maggioranza affidando il ruolo di vicesindaco a Patrizia Manassero.
Dopo tre lustri Garelli ci riprova “tentando” il Pd, ma anche gli esponenti più aperti nei confronti della sinistra più radicale sospettano che non si tratti di una mano tesa.
Le “soluzioni più avanzate” auspicate dalla deputata Chiara Gribaudo sono destinate, con ogni probabilità, a restare un sogno.
Se si potessero parafrasare in chiave politica i sacri testi, si potrebbe considerare che è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che le anime della sinistra trovino pace.