Ammonta a un anno di reclusione la richiesta di condanna formulata dal pubblico ministero nei confronti di S.R., 23 anni, di Ceva, accusato di detenzione di sostante stupefacente ai fini di spaccio. Questo, è solo l’ultimo capitolo giudiziari che coinvolge il giovane, attualmente detenuto in carcere e con un fine pena previsto per il maggio 2028.
Nella vicenda, c’è anche suo fratello minore, il cui procedimento è al vaglio del tribunale per i minori di Torino.
La richiesta di condanna nasce all’esito di un’operazione della Guardia di Finanza condotta nel dicembre 2023 nell’ambito di una più ampia attività di controllo nelle stazioni della provincia.
In quell'occasioni le indagini si erano concentrate nei pressi della stazione ferroviaria di Lesegno, all’interno di un capannone abbandonato e pericolante. Qui il cane antidroga aveva rinvenuto una scatola contenente circa 70 grammi di hashish. Durante il controllo, S.R. avrebbe tentato di disfarsi di un bilancino elettronico, lanciandolo sul tetto dell’edificio, ma l’oggetto era stato successivamente recuperato dai militari. Addosso al giovane erano stati trovati anche 160 euro in contanti.
Secondo l’accusa, il quantitativo sequestrato – un panetto di hashish dal quale sarebbero state ricavabili circa otto dosi – e le modalità di custodia della sostanza dimostrerebbero una detenzione finalizzata allo spaccio. Il pm ha evidenziato come quel magazzino non fosse un luogo di facile accesso e come l’imputato vi si recasse appositamente, tra numerosi oggetti stoccati, per occultare meglio la droga.
Inoltre, il tentativo di disfarsi immediatamente del bilancino al momento del controllo, secondo l’accusa, contrasterebbe con la tesi dell’utilizzo esclusivamente personale per pesare “2 o 4 grammi”.
Nel corso dell’udienza, S.R aveva fornito la propria versione dei fatti, sostenendo che la sostanza stupefacente appartenesse al fratello e che lui intendesse prenderne solo una minima quantità per uso personale, prima di recarsi a una festa a Torino. Ha inoltre spiegato di portare con sé il bilancino per pesare le dosi che assumeva abitualmente, aggiungendo di essersi agitato alla vista dei finanzieri armati e di averlo gettato per paura.
L’avvocato del ragazzo, chiedendo l’assoluzione, ha insistito sul contesto di disagio giovanile in cui sarebbero maturati i fatti, richiamando “la realtà di S.R,” già emersa in altri procedimenti. Il legale ha contestato che la quantità detenuta non potesse essere considerata idonea a configurare una cessione a terzi, sottolineando come non siano stati accertati scambi di denaro o sostanza, né individuati clienti o messaggi compromettenti nei telefoni sequestrati.
Secondo la difesa, il magazzino Rfi costituiva un abituale punto di ritrovo per “ragazzini sbandati” e l’hashish sarebbe stato destinato a un consumo collettivo, situazione che – ha sostenuto il legale – la giurisprudenza di Cassazione non equipara automaticamente allo spaccio. Anche il bilancino di precisione, sempre secondo la difesa, sarebbe stato utilizzato unicamente per suddividere la sostanza acquistata “in colletta”.
L’avvocato ha inoltre ricordato che il fratello minorenne ha intrapreso un percorso di messa alla prova, mentre S.R., in quanto maggiorenne, “si è trovato preso in mezzo” nonostante quel giorno fosse insieme al padre.
Del giovane il difensore ha tracciato anche il percorso personale: “Una stagione di sbandamento”, culminata con l’ingresso in comunità a Lesegno nell’agosto 2024 come misura alternativa. Attualmente, ha spiegato il legale, il 23enne starebbe svolgendo attività alla Caritas e frequentando un percorso scolastico alberghiero con l’intenzione di cambiare vita.
Il ragazzo, in passato, era stato destinatario di un Daspo disposto dal Questore dopo numerose segnalazioni per disordini lungo la linea ferroviaria Mondovì-Ceva, dove per circa due anni avrebbe creato problemi alla circolazione dei treni, disturbando i passeggeri e minacciando il personale.
Era già stato condannato per minacce a un capotreno e risulta inoltre imputato, insieme ad altri tre giovani, in altri due procedimenti: uno per il danneggiamento di una telecamera stradale e l’incendio di una torcia di segnalazione ferroviaria nella stazione di Mondovì e un altro per alcune scritte ingiuriose nella stessa stazione.
Le repliche e la sentenza, il 28 maggio.