«Esprimiamo la ferma contrarietà a un progetto deciso senza il reale coinvolgimento del territorio, che rischia di compromettere ulteriormente un’area già duramente segnata in passato dalla vicenda Acna e che oggi sta cercando faticosamente di riscattarsi, anche grazie agli investimenti degli imprenditori agricoli».
Così Marco Bozzolo, presidente provinciale di Cia Agricoltori italiani di Cuneo, interviene sul progetto del nuovo inceneritore previsto tra Cairo Montenotte e Cengio, in valle Bormida.
«Negli ultimi dieci anni abbiamo assistito a un trend positivo di nuove aziende agricole, in particolare vitivinicole, che hanno scelto di investire in queste aree ridando valore a un territorio di straordinaria importanza paesaggistica e ambientale – prosegue Bozzolo –; parliamo di una zona che nel secolo scorso ha attraversato i suoi anni più difficili durante il periodo dell’Acna di Cengio, impianto chimico oggi chiuso e ancora interessato da bonifiche. Una zona che torna a sentirsi nuovamente penalizzata e tradita».
Secondo Cia Cuneo, il progetto del nuovo termovalorizzatore presenta forti criticità sia dal punto di vista ambientale sia sotto il profilo logistico e territoriale: «Il sito individuato – osserva Bozzolo – è formalmente in Liguria, ma le conseguenze dell’impianto ricadrebbero pesantemente anche sul Piemonte e su un’area non distante dai territori Unesco di Langhe e Roero».
Continua Bozzolo: «La selezione delle aree candidate ha subito una contrazione sospetta: da una rosa iniziale distribuita sull’intero territorio regionale si è arrivati rapidamente a concentrare l’attenzione quasi esclusivamente su Cairo e Cengio, ignorando alternative più vicine ai principali centri di produzione dei rifiuti, a partire da Genova. Sembra prevalere la volontà di nascondere l’impianto in una zona interna, piuttosto che applicare i criteri di prossimità previsti dalle normative europee».
A preoccupare è anche il previsto aumento del traffico pesante: «La gran parte dei rifiuti – aggiunge Bozzolo – proverrà dall’area metropolitana genovese e dovrà essere trasportata lungo infrastrutture già oggi congestionate, come l’autostrada Savona-Torino. Nella maggior parte dei Paesi europei, impianti di questo tipo vengono collocati vicino alle città che producono i rifiuti, non in aree agricole produttive e fragili che dovrebbero invece essere sostenute nel contrasto allo spopolamento e alla marginalizzazione».
Per il presidente di Cia Cuneo, il rischio è quello di continuare a considerare le aree interne come “territori di serie B”: «Da una parte – conclude Bozzolo –, si incentivano investimenti e nuove attività nelle aree montane e rurali, dall’altra si continuano a imporre interventi che ne compromettono la prospettiva di sviluppo. Sono territori che già soffrono la carenza di servizi essenziali, dalla sanità alla scuola, e che invece di essere accompagnati verso un rilancio vengono esposti a nuove penalizzazioni».
L’iter amministrativo del progetto ha preso avvio con la delibera della Giunta regionale ligure del 6 febbraio 2025, che ha fornito gli indirizzi per la realizzazione di un impianto di incenerimento con recupero energetico destinato alla chiusura del ciclo dei rifiuti in Liguria. Lo studio preliminare aveva individuato cinque possibili aree, di cui tre in provincia di Savona: Cairo Montenotte, Cengio e Vado Ligure, oltre a Scarpino e alla Valle Scrivia.
Cia Cuneo condivide le preoccupazioni espresse dal Coordinamento dei comitati anti-inceneritore, secondo cui lo studio non considera adeguatamente le condizioni atmosferiche della valle Bormida, i fenomeni di inversione termica, la dispersione degli inquinanti verso il Piemonte e nemmeno la destinazione delle ceneri residue della combustione, stimate tra il 25 e il 30% dei rifiuti trattati.
La prossima scadenza cruciale è fissata per fine giugno 2026, termine entro il quale dovranno essere presentati gli studi di fattibilità e i piani economico-finanziari previsti dall’avviso pubblico di partenariato pubblicato il 15 aprile scorso. Proprio in vista di questo passaggio, Cia Agricoltori italiani della provincia di Cuneo ha deciso di offrire il proprio sostegno alla mobilitazione del territorio contro l’impianto.