Il verde pubblico ha riacceso il dibattito politico. Animata la seduta congiunta della VII e V commissione consiliare di Cuneo, riunita per esaminare la bozza del nuovo Regolamento del Verde e in particolare il delicato capitolo degli abbattimenti. A scatenare il confronto è stato il limite tra le ragioni della tutela ambientale dell'ecosistema urbano verso la proprietà privata e l'autonomia dei singoli cittadini all'interno dei propri confini di casa.
Al centro del documento illustrato dalla dottoressa Sineo vi sono le nuove procedure ordinarie per l'abbattimento degli alberi tutelati. L'iter prevede la presentazione di un'istanza dettagliata con foto, planimetrie e relazioni tecniche, consentendo il taglio solo in casi specifici come la morte della pianta, gravi patologie non curabili, instabilità fitostatica o interferenze insanabili con edifici e opere pubbliche.
Tra i punti qualificanti della proposta c'è il meccanismo del silenzio-assenso entro 30 giorni (esclusi gli alberi monumentali), l'obbligo di compensazione tramite nuove piantumazioni o monetizzazione, e un fermo biologico a tutela dell'avifauna che vieta i tagli nel periodo di nidificazione, tra il 31 marzo e il 15 luglio, salvo comprovate emergenze di sicurezza.
Il vero scontro è arrivato non appena la discussione si è spostata sull'estensione delle stesse regole alle aree private. Una prospettiva che ha trovato la netta opposizione di diversi consiglieri presenti.
Il consigliere Pellegrino ha chiesto con forza di scindere nettamente la gestione dello spazio pubblico da quello privato, criticando quella che ha definito una vera e propria "sindrome da cedro" e sottolineando come imporre perizie e complessi protocolli burocratici a un cittadino che desideri semplicemente tagliare un albero nel proprio giardino rappresenti un eccesso di zelo dannoso per le famiglie. Sulla stessa linea la consigliera Barbano, la quale ha dichiarato senza mezzi termini che "la proprietà è intoccabile" e che un privato deve essere lasciato libero di gestire il verde di casa propria, specialmente se una pianta arreca fastidio, senza dover attendere i tempi e i pareri degli uffici comunali. Una posizione condivisa anche dalla consigliera Sara Manassero, che ha giudicato assurdo l'obbligo per un proprietario di spendere denaro per eliminare una pianta nella propria area.
Di tutt'altro avviso il consigliere Sturlese, che ha richiamato l'articolo 41 della Costituzione per ribadire come il verde privato non sia un'isola a sé stante ma parte integrante di un unico ecosistema cittadino, e che alla proprietà debbano quindi corrispondere precisi doveri sociali. Sturlese ha inoltre espresso una dura critica verso la possibilità di monetizzare gli abbattimenti, definendola un insulto al patrimonio verde. A supportare l'inclusione dei privati nel testo è intervenuto anche il consigliere Bongiovanni, ricordando che Cuneo rischierebbe di essere l'unico comune a escludere le aree private da questo genere di tutele e citando il modello virtuoso di Reggio Emilia, dove le norme si applicano a entrambi i settori per garantire biodiversità e sicurezza collettiva.
A riportare la discussione su un binario di mediazione è stato l'assessore Gianfranco Demichelis, ricordando che Cuneo resta uno dei pochi Comuni ancora ad essere privo di un regolamento. “L'obiettivo primario dell'Amministrazione - ha spiegato - è dotare l'ufficio del verde di uno strumento efficace per proteggere il patrimonio pubblico, in particolare dai danni collaterali causati da scavi e infrastrutture”. Demichelis ha rassicurato l'aula sul fronte della semplificazione per i privati, spiegando che nel caso di una pianta morta basteranno una foto e un modulo semplificato, senza la necessità di perizie onerose. “L'intenzione - secondo l'assessore - non è far calare una "mannaia" burocratica sui cittadini, ma offrire linee di indirizzo e consigli utili sulle distanze dai confini o sulla gestione delle siepi che sporgono sui marciapiedi”. Da qui il suo appello all'equilibrio rivolto ai commissari: “se si proseguirà con battaglie integraliste da una parte o dall'altra, il regolamento, atteso ormai da decenni, non vedrà mai la luce, lasciando la città priva di tutele essenziali”.
La discussione ha toccato anche i temi della manutenzione ordinaria con il consigliere Civallero, che ha lamentato una carenza di personale addetto alla cura delle piante esistenti, chiedendo che il regolamento introduca un parametro fisso che leghi il numero di operatori alla superficie verde da gestire. Dopo il ringraziamento agli uffici da parte della consigliera Carli per l'opera di rifinitura del testo, la dottoressa Sineo ha ribadito l'importanza per il settore forestale di tradurre le buone prassi attuali in norme formali, specialmente per fermare gli scavi indiscriminati che danneggiano gli apparati radicali in città.
La commissione si è sciolta con l'impegno condiviso di redigere un testo finale capace di salvaguardare il patrimonio arboreo pubblico senza appesantire la vita dei privati con nuova burocrazia.