Nel Palazzo di giustizia di piazza Galimberti, a Cuneo, si è svolta la commemorazione per i 34 anni dalla strage di Capaci. Il 23 maggio 1992 vennero uccisi dalla mafia il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta: Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. Per l’occasione, nell’aula assise del Tribunale di Cuneo le udienze in corso sono state sospese.
Ad aprire la commemorazione è stato il presidente del Tribunale, Mario Amato, che ha ricordato il significato civile e istituzionale della giornata, sottolineando l’importanza della memoria di una delle pagine più tragiche della storia italiana recente.
Successivamente ha preso la parola il procuratore della Repubblica di Cuneo, Onelio Dodero, con un intervento molto intenso e carico di emozione. “Perché siamo qua? Perché è indimenticabile. A Capaci non saltò solo un pezzo di autostrada”, ha esordito il magistrato, ripercorrendo poi alcuni dei momenti più controversi vissuti da Falcone all’interno delle istituzioni e della stessa magistratura.
Dodero ha ricordato le mancate nomine che esclusero Falcone da incarichi importanti, il clima di isolamento e gli attacchi subiti negli anni precedenti alla strage. Ha citato, tra gli altri episodi, la nomina di Antonino Meli a capo dell’ufficio istruzione di Palermo nel 1988, preferito a Falcone, e il periodo dell’attentato dell’Addaura del 1989, quando, ha ricordato, si arrivò persino a insinuare che fosse stato lo stesso Falcone a organizzare il fallito attentato contro di lui.
“Tutti questi fatti prima di Capaci cosa dimostrano? Che Giovanni Falcone è stato isolato anche da una parte della magistratura”, ha detto Dodero, parlando di “umiliazioni, tradimenti e delegittimazioni”.
Nel passaggio finale, il procuratore ha quindi chiesto “il coraggio della verità”, affermando che “le istituzioni e la magistratura hanno ancora un debito” verso le vittime della strage. Poi le parole più forti e toccanti della commemorazione: “E dunque oggi io, magistrato, chiedo scusa a nome della magistratura per Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani”.
Alla commemorazione è intervenuto anche il presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Cuneo, Alessandro Ferrero: “Questi sono momenti di ricordo e di comprensione di quello che è il nostro orgoglio di essere gente di giustizia e sono momenti che hanno risvegliato la coscienza dei cittadini”.
Ferrero ha quindi sottolineato il valore del sacrificio delle vittime delle stragi mafiose: “Quelle stragi e quel sacrificio hanno reso plastico quello che dovrebbe essere il sacrificio di ognuno di noi tutti i giorni, perché noi siamo tutti dedicati al rispetto della legalità. E lo facciamo tutti i giorni con orgoglio”.
“Noi oggi commemoriamo persone che non hanno mai ceduto al compromesso. Falcone e Borsellino e gli uomini della scorta, nell’interesse di tutti e nella responsabilità di mantenere lo Stato democratico, la giustizia e la legalità, hanno sacrificato la loro vita. Quando sentiamo il peso del nostro lavoro, ricordiamo il peso di questi sacrifici”, ha concluso.
La commemorazione si è chiusa con un lungo applauso nell’aula assise del tribunale.