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Farinél | 24 maggio 2026, 09:59

Farinél/ Carlin, sei stato proprio un bel Farinél

A Pollenzo la commemorazione per la scomparsa di Carlo Petrini con gli amici di sempre e tanti braidesi che lo accompagneranno nell’ultimo saluto

Farinél/ Carlin, sei stato proprio un bel Farinél

L’ultima volta che ho avuto l’onore di presentare Carlo Petrini è stato in occasione dell’anniversario dell’azienda Sebaste, nel teatro Sociale di Alba, nello scorso settembre. 

Carlin fece fatica a salire la stretta scala della sala storica del teatro albese, mi chiese di trovargli una cadréga e si sedette in mezzo al palco.

Era molto affaticato visivamente, ma poi iniziò a parlare con quella sua voce calma, ma ferma e, come succedeva ogni volta che lo ascoltavo, il mondo parve fermarsi.

Nel teatro stracolmo non volava una mosca. 

Carlin si rivolse al presidente della Regione Alberto Cirio, ma anche ai produttori vitivinicoli sferzandoli, in periodo di piena vendemmia a occuparsi seriamente delle condizioni dei lavoratori in vigna.

Petrini parlò di caporalato, di sfruttamento, con parole durissime in una zona in cui si producono alcuni tra i vini più cari d’Italia e del Mondo.

Ebbi la chiara sensazione che il corpo già fosse rimasto molto più indietro della mente e che non ne seguisse più il passo. 

La mente, invece, era quella di sempre, quella del Club Tenco, della nascita di Slow Food, delle serate scanzonate, ma sempre con al centro l’idea di realizzare qualcosa di importante.

“Eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo destinati a qualche cosa in più che a una donna ed un impiego in banca, si parlava con profondità di anarchia e di libertà” cantava Gino Paoli in uno dei suoi capolavori anticipando quella che sarebbe stata la parabola di Carlin Petrini e dei suoi amici nelle piole.

Slow Food, Terra Madre, il Salone del Gusto, l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, quello di Carlin Petrini è veramente il lascito di un uomo che ha provato a cambiare profondamente il mondo, in meglio, forse senza nemmeno accorgersene.

La parte più difficile comincia ora perché Carlin era il “frontman” del movimento, la guida, il punto di riferimento e adesso che non c’è più viene a mancare quello che era il punto fermo. 

Il primo atto del dopo Carlin sarà la realizzazione di 10 mila orti in Africa con le borse di studio destinate a formare i futuri “leader” in grado di guidare la crescita del continente nero, come sognava che avvenisse Petrini.

Sarà il primo mattoncino del dopo Carlin, un vero Farinél, nel senso più bello del termine, uno di quei pochi uomini capaci di lasciare il mondo migliore di come lo hanno trovato. 

 

Marcello Pasquero

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