È ancora relativamente lontano l’appuntamento delle elezioni provinciali, quando, in autunno, gli amministratori dei 247 Comuni del Cuneese saranno chiamati a votare per il rinnovo del presidente e del Consiglio, eppure la politica è già in fibrillazione.
Abbiamo interpellato i referenti delle principali forze politiche Giorgio Maria Bergesio (Lega), Franco Graglia (Forza Italia), Paolo Bongioanni (Fratelli d’Italia), Davide Sannazzaro (Partito Democratico) e Vincenzo Pellegrino (Patto Civico per la Granda) per chiedere loro un’opinione in merito, ma la maggior parte, sorprendentemente, ha respinto l’offerta.
Non chiedevamo nulla di sconvolgente se non di conoscere la loro opinione in merito all’ipotesi che circola da settimane sull’eventualità di una lista unitaria e un parere sulla riconferma al vertice di Luca Robaldo.

L’unico a non sottrarsi è stato Paolo Bongioanni, assessore regionale, l’uomo politico oggi più forte di FdI nel Cuneese.
“Logica vorrebbe, trattandosi di ente di secondo livello – spiega Bongioanni – che si arrivasse ad una lista unitaria considerate le caratteristiche del territorio e le sue esigenze. Bisogna sedersi attorno ad un tavolo e ragionare per vedere in quali termini questa si può concretizzare. Personalmente ho buoni rapporti con tutti e, per quanto è nei miei poteri, mi adopererò perché questo avvenga. Ho avuto contatti, pur essendo loro espressione di una forza politica avversaria rispetto alla mia, anche con Davide Sannazzaro e Mauro Calderoni, esponenti di punta del Pd cuneese e non li ho trovati pregiudizialmente contrari ad una soluzione unitaria”.

Bongioanni, dietro nostra sollecitazione, si sbilancia (parzialmente) anche su quelle che potrebbero essere le condizioni per raggiungere un’intesa che soddisfi (più o meno) tutti.
“Nel governo della Provincia, così come prevede la normativa Delrio, il potere è tutto concentrato nelle mani del presidente che l’amministra con decreti e quindi il suo ruolo vale quanto l’intero Consiglio. Questo aspetto – sostiene l’assessore di Fratelli d’Italia – dovrà giocoforza essere considerato per garantire un equilibrio istituzionale e politico alla futura governance dell’Amministrazione provinciale”.
Bongioanni non ha preclusioni nei confronti di Robaldo, che tutti infatti indicano pronto per un secondo mandato, tuttavia le sue riflessioni indicano come destra che sinistra vorrebbero che il Patto Civico, di cui Robaldo è espressione e leader, cedesse spazio rispetto ai quattro seggi di cui oggi dispone, attualmente ricoperti da Vincenzo Pellegrino, Pietro Danna, Silvano Dovetta e Ivana Casale.
Un “sacrificio” per ottenere una riconferma unanime.

A destra, la Lega chiede almeno un consigliere (che oggi non ha); Forza Italia – in virtù del fatto che conta 126 sindaci azzurri tesserati in Granda - vorrebbe mantenere i tre attuali (Massimo Antoniotti, Simone Manzone e Roberto Baldi); Fratelli d’Italia, essendo il partito di maggioranza relativa, sogna di poter affiancare un altro “fratello” all’unico suo rappresentante, Rocco Pulitanò.
A sinistra, Pd e centrosinistra in senso lato contano quattro consiglieri: Davide Sannazzaro, Alberto Gatto, Stefania D’Ulisse e Loris Emanuel e, ovviamente, non vorrebbero rinunciare ad alcuno per un equilibrio tra il partito e l’espressione civica di area.
L’ipotesi in campo è di un’eventuale futura vicepresidenza per il centrosinistra: opzione – tutta da verificare – che la destra potrebbe concedere al prezzo però della rinuncia ad almeno un consigliere.

Visto che il Consiglio provinciale è costituito da 12 elementi e la matematica non è un’opinione, la coperta, come si vede, è stretta. Ogni forza politica cercherà di tirarla dalla propria parte.
Si vocifera di un prossimo tavolo, prima dell’estate, con il presidente della Regione Alberto Cirio.
Se riuscisse a quadrare il cerchio, si tratterebbe per lui di un buon viatico prima di fare i bagagli per Roma.
Lo abbiamo interpellato per cercare di capire come intende agire - ammesso che davvero sia stato chiamato ad un ruolo di super mediatore - ma anche lui ha preferito declinare l’invito.











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