Attualità - 24 maggio 2026, 11:02

STORIE DI AIDO / Una vita, due rinascite: la storia di Bruno Vottero

“Davanti al problema mi son detto che prima venivano la salute e la famiglia”: la testimonianza del pensionato di Barge che ha subito due operazioni ai reni

Bruno Vottero

Bruno Vottero

Bruno Vottero ha 70 anni, abita a Barge, attualmente pensionato. Ha due figlie e quattro nipoti e nella sua vita ha subito due operazioni ai reni, che lo hanno poi portato a impegnarsi in prima linea nelle battaglie condotte dall’AIDO, di cui lui oggi è il presidente del gruppo Valle Po-Bagnolo-Barge. I problemi ai reni l'hanno portato a comprendere che la famiglia e la salute vengono prima di tutto il resto e le operazioni, oltre ad averlo fatto rinascere, gli hanno fatto cambiare la propria idea sul tempo e su cosa fare nella vita.

Di seguito l’intervista a Bruno Vottero realizzata dal nostro giornale:

Quando ha scoperto di avere problemi ai reni e come è iniziato il suo percorso di malattia?

Tutto ha inizio nel 1987, per puro caso. Fino a quel momento sono sempre stato bene. Poi, successivamente alla morte di mio padre mi sentivo molto stanco, tuttavia pensavo fosse una condizione derivante da quel tragico avvenimento. All’epoca lavoravo a Torre Pellice e una mia collega mi consigliò di fare delle analisi del sangue. Effettivamente il referto riscontrava diversi valori sballati.

E poi?

Decisi di ripeterli in un altro ospedale, ricevendo gli stessi esiti: creatinina, pressione alta e altri valori che indicano classicamente problemi renali.

Cosa fece per risolvere questo problema?

Andai a Cuneo dove mi tennero per 10 giorni ricoverato. Risultato: entrambi i reni atrofizzati. Ero sposato, avevo una figlia di 4 anni e facevo spesso escursioni in montagna. D’altronde il mio lavoro era quello di tecnico in comunità montana: in sostanza seguivo la pianificazione urbanistica.

A quel punto ha avuto bisogno di un trapianto?

Non subito. Per 5 anni ho condotto una vita normale, con una dieta aproteica per alleggerire il lavoro dei reni. Da quel momento ho avuto bisogno della dialisi, che cambia totalmente i programmi della vita di chiunque, non permettendoti di uscire di casa per più di mezza giornata.

Da quel momento per 3 anni ho comunque potuto rimanere a casa per il primo tipo di dialisi (peritoneale), mentre successivamente facevo l’emodialisi in ospedale, tre volte a settimana; ogni seduta di dialisi durava almeno 4 ore. Nel frattempo sono entrato in lista d’attesa per il trapianto di rene.

Ha ricordi di quando le hanno comunicato che poteva avvenire l’operazione?

Era il 31 gennaio 1995, avevo 39 anni. Ricevo una chiamata dalla Francia. Ero in lista alle Molinette, ma anche all’Ospedale Pasteur di Nizza. Erano le sette del mattino.

La sua vita è migliorata successivamente all’operazione?

Sicuramente in meglio. Il primo trapianto funzionò benissimo: quel rene ha funzionato per 15 anni e mezzo, fino al 2010. In quell’anno mi hanno riscontrato nuovamente dei valori sballati, dovuti probabilmente a un inevitabile rigetto cronico. Questa volta ho subito solo l’emodialisi. La mia attesa in lista è durata 3 anni e mezzo. Mi è capitato di essere chiamato come riserva per tre volte.

E la quarta chiamata è stata quella giusta?

Febbraio 2014. Per fortuna è andato tutto bene e oggi conduco una vita normale, da pensionato, a Barge.

Dopo il secondo trapianto, la sua visione del tempo e delle priorità è cambiata? C'è qualcosa a cui prima dava importanza e che oggi considera superfluo?

Sicuramente è cambiato tutto, sia con il primo trapianto che con il secondo. Davanti al problema mi son detto che prima venivano la salute e la famiglia. Dopo queste operazioni anche le piccole cose diventano importanti. Le cose piccole possono dare felicità. Per noi trapiantati è importante avere rispetto per il dono che abbiamo ricevuto: fare attenzione e rispettare per chi ha donato.

Durante il suo percorso, quanto è stato importante il supporto di medici, famiglia e persone vicine?

La mia famiglia è sempre stata fondamentale. Stare con loro per me è stato importantissimo. Devo ringraziare moltissimo mia moglie che si è privata di molte cose. Inoltre ringrazio gli operatori sanitari dell’Ospedale di Cuneo e di Savigliano e il centro dei Trapianti di Torino, non solo grandi professionisti, ma anche persone umanamente competenti.

C’è stato un momento complesso durante questo percorso contro i problemi ai reni?

Dopo alcuni mesi di dialisi non si urina più, quindi l’attenzione ai liquidi diventa importante, perché sono difficili da smaltire, anche per la macchina di dialisi. Durante una calda estate poter bere due bicchieri al giorno è uno sforzo importante.

Si è sentito rinascere dopo l’operazione?

Quando l’organo riparte, ti senti rinato. Appena mi sono svegliato avevo voglia di urlare, correre e riprendermi le mie forze.

Nel campo della sensibilizzazione alla donazione, qual è il suo ruolo all’interno dell’AIDO?

Sono il Presidente AIDO del gruppo Valle Po - Bagnolo - Barge. Penso che sia giusto testimoniare. La mia speranza è che la cultura della donazione diventi una cosa comune.

Per noi chi dona è un angelo, tuttavia rispettiamo nella maniera più assoluta chi decide di esprimersi in senso negativo. Con l'estinzione della vecchia carta d’identità tutti dovranno passare dall’anagrafe per la carta elettronica: oggi il 40% dice No. Un numero alto, altissimo, su cui bisogna lavorare. I giovani sono più sensibili alla causa, mentre le persone più anziane sono più dubbiose e pensano che i loro organi non siano più idonei ad una donazione; ma non è vero, si prelevano organi, quando ancora efficienti, anche oltre gli ottant’anni. Quindi qualsiasi persona, dopo la morte, può essere la salvezza per altri.

Cosa direbbe a chi sta vivendo oggi l'attesa che ha vissuto lei?  

Chi aspetta deve avere fiducia, perché l’organo arriverà. L’importante è vivere un giorno alla volta, con attenzione e fiducia. 

La storia di Bruno ci insegna che quando la corda della vita sembra spezzarsi, ci si può sempre rimettere in carreggiata: basta un dono e qualcuno che scelga di farci vivere. La vita non si misura solo in anni, ma in ciò che si riceve e si restituisce.


 

Tommaso Puggioni

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