Sono trascorsi quasi 51 anni da quando un gruppo di oncinesi e amici raggiunse la Cima Rasciassa, a 2664 metri di quota sul confine tra la valle Po e la val Varaita, per collocare una croce in larice nata da un’idea del curato di Oncino, don Cornelio Barra.
Oggi, alla vigilia del cinquantenario della seconda croce in ferro, Giovanni Allisio affida ai ricordi e alla memoria collettiva un appello rivolto a tutti coloro che parteciparono a quell’impresa e alle nuove generazioni.
“Sono trascorsi 51 anni da quel sabato 21 giugno 1975, quando 26 oncinesi con dei loro amici portarono e posarono una prima croce in larice sulla Cima Rasciassa a sul confine tra la val Varaita e la valle Po.
L’anno successivo si scoprì che un fulmine l’aveva distrutta e così, nel pomeriggio del 12 agosto 1976, sette amici oncinesi ne portarono e montarono lassù una simile in ferro. Alla base venne ricollocata una lapide con la scritta: ‘Una Croce per raccogliere e redimere le lacrime, i sudori, i lutti e le speranze di tutta questa valle. Gli oncinesi 21 giugno 1975’”.
La storia della Croce è poi continuata. Nei mesi primaverili del 2005 venne trasferita ad Oncino in elicottero per lavori di consolidamento della base e riportata successivamente in vetta, sempre con l’elicottero.
“Nello stesso anno, domenica 26 giugno, - racconta Allisio - per ricordare il trentennale della Croce, si ritrovarono sulla Rasciassa un gruppo di partecipanti alla prima posa, alcuni dei loro figli, nuovi amici, le Guardie Forestali, l’allora vescovo di Saluzzo monsignor Giuseppe Guerrini e l’ideatore dell’impresa don Cornelio Barra, che celebrarono una messa commemorativa.
Cinquant’anni dopo, ad agosto 2025, tanti partecipanti di allora ci hanno lasciati e quelli rimasti, purtroppo, non hanno trovato il modo per commemorare lassù quel lontano giorno.
Ora siamo a giugno 2026 – conclude Allisio - e si avvicina il cinquantenario della seconda Croce in ferro. Siamo ancora in tempo per riunirci, fare uno sforzo e ritornare lassù in amicizia, armonia e serenità, le basi fondamentali che ci spinsero in quella lontana impresa?
Questo è un invito e, se dovesse cadere nel vuoto, sarà comunque un modo per ricordare tutti e ritrovarci almeno con la memoria attorno alla nostra amata Croce”.
La speranza è che, anche dopo cinquant’anni, la Croce della Rasciassa possa ancora essere un simbolo capace di riunire persone, ricordi e amicizie, riportando lassù lo stesso spirito di unione che accompagnò quella storica impresa.