Attualità - 03 giugno 2026, 11:18

La vertigine del silenzio nelle ultime poesie di Elisa Revelli Tomatis

Il commento di Remigio Bertolino all'ultima pubblicazione dell'autrice

L’ultima raccolta poetica di Elisa Revelli Tomatis, “La lordin-a dël silensi” (La vertigine del silenzio), è appena uscita nella bella edizione di Primalpe. La copertina floreale, le mimose di un verde così splendente e luminoso sono la simbolica immagine di una bellezza che sta per manifestarsi ed Elisa sa cogliere in un dettaglio, in uno scorcio, in un angolo di cortile, nel fruscio del vento… Un tuffo in pagine di luce, grazia, visioni… Un mondo passato che l’autrice sa rievocare con immagini folgoranti, con trepide parole, con la musica di versi che hanno la purezza di una fonte montana…

Elisa ci conduce nei giardini dell’anima dove i fiori sono i protagonisti con le loro corolle multicolori, le magiche evocazioni, i sogni, il mistero, lampi sfolgoranti di una bellezza arcana e segreta.

Il libro si apre con la prefazione di Antonello Borra, professore dell’università del Vermont, carrucese. Egli ci ricorda che il dialetto è la lingua delle madri e la terra dei padri . «I luoghi rievocati dai suoi ricordi che si fanno poesia sono gli stessi della mia infanzia, quando il tempo sembrava scorrere un po’ più lentamente di adesso e il mondo contadino di nonne e nonni era ancora assai simile a quello di madri e padri.» La raccolta è scandita, come sempre succede per Elisa, in quattro sezioni tematiche: La vertigine del silenzio, Alpeggio, Pentagramma del cielo, Fiori.

La prima sezione si apre con un’epigrafe di Lorca e la poesia che dà il titolo sia alla prima sequenza sia al volume. È una composizione esemplare in cui la poetessa si rivolge ad una persona cara scomparsa. La morte non viene mai nominata esplicitamente: viene evocata attraverso immagini simboliche e naturali, che rendono il distacco una sorta di evento dell’anima. L’incipit è folgorante. “Sui passi fioriti di una Primavera / sei fuggito da noi verso l’invisibile”. Spicca la splendida personificazione della Primavera che avanza con i suoi passi fioriti. La scomparsa viene associata alla stagione primaverile, simbolo di vita e di rinascita. Questo crea un contrasto significativo: mentre la natura fiorisce, la persona amata “fugge” verso “l’invisibile”, cioè verso una dimensione ultraterrena e misteriosa.

La sezione “Muanda” (Alpeggio) è idealmente ispirata a l poeta provenzale Bep Rous , (1935-1995) di cui in epigrafe sono riportati alcuni versi; egli, da ragazzo, aveva avuto una esperienza pastorale che ne aveva forgiato il carattere e il destino. La sezione si apre con la poesia eponima, un magistrale quadro alpino dipinto con le parole, parole intrise di luce, musiche di pinete, e sorprendenti metafore che trasformano il dato reale in visione come “fàude ’d see” (grembi di giogaie). La sezione Pentagramma del cielo è dedicata a figure di donne di Magliano ghermite dal vento livido della morte.

Nell’ultima sezione dove Elisa ci regala una corona di haiku sul tema floreale e stagionale. Sono pennellate rapide e delicate con cui, in tre versi di sole diciassette sillabe, la poetessa coglie la bellezza caduca dei fiori che si fa simbolo della condizione umana: “Cant ëd virassol: / ëncheu promëssa giana/ doman fià ’d sofion” (Canto di tarassaco, oggi gialla promessa, domani alito di soffione). Non diceva forse Bashō, il più grande poeta giapponese di haiku: Si deve rendere in parole la luce che si percepisce nelle cose, mentre è ancora vivida nel proprio cuore?

Remigio Bertolino