Ci sono storie industriali che non si limitano a produrre, ma finiscono per disegnare l'immaginario di un intero Paese. Quella di Acqua S.Bernardo, nata nel 1926 dall’intuizione pionieristica di Ottavio Rovere ai piedi delle Alpi Marittime, è una parabola di purezza, arte e costante innovazione. Cento anni trascorsi a scalare i mercati senza mai staccare le radici dalla sorgente Rocciaviva di Garessio, nel cuneese, diventando un'icona globale del Made in Italy grazie a collaborazioni leggendarie – dalle grafiche di Leonetto Cappiello alla celebre bottiglia "Gocce" nata dalla matita di Giorgetto Giugiaro.
Oggi, nel 2026, S.Bernardo non celebra solo il proprio passato, ma taglia il traguardo del centenario guardando al futuro: una realtà industriale totalmente sostenibile, alimentata da energia eolica e solare, capace di ridurre e compensare il 100% delle proprie emissioni dirette. Un anniversario scandito da eventi straordinari, come il settimo anno come acqua ufficiale al Salone del Mobile di Milano, il lancio del nuovo spot televisivo sul valore dei ricordi e delle generazioni, e il prestigioso riconoscimento del francobollo dedicato emesso dallo Stato italiano.
Per ripercorrere questa straordinaria avventura tra impresa, cultura visiva e legame profondo con la terra Granda, abbiamo rivolto alcune domande al direttore generale del gruppo, Antonio Biella.
Direttore Biella, tagliare il traguardo dei cento anni è un privilegio concesso a pochissime realtà industriali italiane. Con quale emozione, ma soprattutto con quale responsabilità, guida l'azienda in questo storico 2026?
L’emozione è bellissima. Mi sento come il capitano di una squadra che ha l’onore e l’orgoglio di guidare il gruppo in un momento storico, come potrebbe essere la centesima partecipazione alla Serie A per una squadra di calcio. Non è tanto il traguardo in sé, come una vittoria sportiva, ma il significato profondo di entrare nella leggenda come azienda centenaria.
È un’emozione che nasce dalla mia passione per S.Bernardo e per il lavoro che faccio, e che mi porta soprattutto a ringraziare tutte le persone che hanno contribuito a questo percorso: dipendenti, artisti, clienti, collaboratori e persone del territorio. Il fatto che questo traguardo sia stato raggiunto con successo è importante, ma quasi secondario rispetto al valore storico e umano di arrivare a celebrare cento anni di vita aziendale.
Facciamo un salto indietro al 1926. Lo stabilimento nasce a Garessio da un’intuizione di Ottavio Rovere. Che cosa è rimasto oggi di quello spirito pionieristico delle origini tra i corridoi e le linee di produzione di “Casa S.Bernardo”?
Noi non vogliamo certo paragonarci a Ottavio Rovere, che per noi resta una figura fondamentale e alla quale va tutta la nostra riconoscenza per aver avuto l’intuizione di valorizzare una sorgente naturale famosa fin dall’antichità, trasformandola in un’acqua minerale imbottigliata e riconosciuta.
Proprio per l’importanza che ha avuto nella nostra storia, abbiamo voluto inserirlo nel murale celebrativo del centenario. Però, come lui, anche oggi cerchiamo di guardare il mondo con visione e con una strategia di lungo periodo. Nella gestione quotidiana bisogna saper andare oltre gli alti e bassi del mercato e delle situazioni internazionali, mantenendo sempre una “stella polare” che guidi ogni scelta: il bene di S.Bernardo, del brand e dell’azienda.
Il legame con il territorio cuneese è viscerale, e la sorgente Rocciaviva di Garessio apre simbolicamente il vostro nuovo spot TV. In un mercato globale, quanto conta per voi mantenere salda l’ancora sulle Alpi Marittime?
Per noi il legame con il territorio è fondamentale. L’acqua minerale nasce dalle nostre montagne: non è nostra, noi abbiamo soltanto il diritto e il dovere di curarla, proteggerla e utilizzarla nel migliore dei modi, senza deturpare la natura ma anzi contribuendo a conservarla.
Da qui nasce anche quello che considero il compito sociale dell’imprenditore: restituire parte della propria fortuna al territorio attraverso investimenti e sostegno concreto alle realtà locali. Negli anni abbiamo sostenuto attività sportive come pallavolo e pallapugno, ma anche molte iniziative sociali meno visibili, che meritano supporto autentico e non soltanto formale.
Questo legame con il territorio si riflette anche nella collaborazione con l’Università di Scienze Gastronomiche e nei nostri progetti di sostenibilità. Già quindici anni fa abbiamo avviato il percorso di riduzione e compensazione del 100% delle emissioni dirette, partendo dall’installazione del parco eolico sul Colle San Bernardo e proseguendo con una strategia orientata a rendere l’azienda sempre più sostenibile, compatibilmente con la natura stessa della nostra attività.
Per il centenario avete scelto di trasformare le facciate dello stabilimento di Garessio in vere e proprie opere d’arte con i murales di Max Petrone e Riccardo Ten Colombo. Perché avete sentito il bisogno di omaggiare proprio i vostri dipendenti attraverso la street art?
I murales rappresentano in qualche modo il nostro DNA. Abbiamo voluto raccontare tre icone fondamentali della storia di Acqua S.Bernardo: al centro la celebre “goccia” firmata da Giorgetto Giugiaro, che non è soltanto un elemento estetico ma una vera filosofia aziendale; a sinistra il fondatore Ottavio Rovere; e a destra una lavoratrice simbolica che rappresenta tutte le donne e gli uomini che hanno contribuito alla crescita dell’azienda in questi cento anni.
Abbiamo scelto la street art perché è un linguaggio diretto, contemporaneo e popolare, capace di parlare alle persone e al territorio. Inoltre, S.Bernardo ha sempre avuto una forte componente femminile, sia numericamente sia qualitativamente: le donne hanno avuto un ruolo decisivo nella storia dell’azienda, fin dagli anni difficili tra le due guerre. Rendere protagonista una figura femminile significa quindi celebrare tutte le lavoratrici che hanno dato anima e qualità al nostro percorso.
Sul muro dipinto da Riccardo Ten Colombo campeggia il claim “Ogni Goccia Conta”, tradotto in cinque lingue, tra cui il cinese. Quali sono oggi i nuovi confini e gli obiettivi di respiro internazionale per il gruppo S.Bernardo?
“Ogni Goccia Conta” è molto più di uno slogan: è la sintesi della nostra visione. Significa che ogni bottiglia venduta, ogni investimento, ogni sforzo quotidiano e ogni goccia di sudore contribuiscono alla crescita dell’azienda e alla tutela del nostro patrimonio naturale.
La scelta di tradurre il claim in più lingue rappresenta proprio la volontà di dialogare con mercati e culture differenti, mantenendo però salda la nostra identità italiana e alpina. Oggi il nostro obiettivo è consolidare la presenza internazionale del marchio nei mercati premium, dove il Made in Italy, il design e la sostenibilità vengono riconosciuti come valori distintivi. Vogliamo portare nel mondo non soltanto un’acqua minerale, ma uno stile di vita legato alla qualità, all’eleganza e al rispetto dell’ambiente.
Acqua S.Bernardo è da sempre sinonimo di grande design, da Cappiello a Giugiaro. Come si riesce a far dialogare l’archeologia della comunicazione aziendale con le moderne tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale che avete portato al Salone del Mobile?
Per noi il design non è mai stato semplice estetica, ma identità. La sfida oggi è mantenere viva la nostra eredità storica facendola dialogare con strumenti contemporanei come il digitale e l’intelligenza artificiale.
Le nuove tecnologie ci permettono di raccontare la storia del brand in maniera immersiva e innovativa, senza perdere autenticità. L’obiettivo non è sostituire il valore umano e artistico che ha costruito S.Bernardo, ma amplificarlo e renderlo accessibile alle nuove generazioni.
Restiamo sulla bottiglia “Gocce” firmata da Giugiaro nel 1994, poi ridisegnata nel 2008 portando le gocce in rilievo da 88 a 105. Dal punto di vista industriale ed estetico, perché quel packaging è diventato una pietra miliare così difficile da replicare?
La bottiglia “Gocce” è diventata un’icona perché è riuscita a unire estetica, funzionalità e riconoscibilità immediata. Le gocce in rilievo non sono soltanto un elemento decorativo: rappresentano il cuore stesso della nostra identità.
Dal punto di vista industriale, è un packaging molto complesso da realizzare perché richiede precisione tecnica e standard qualitativi elevatissimi. Dal punto di vista estetico, invece, è riuscito a trasformare un contenitore in un simbolo di design Made in Italy.
Parliamo di sostenibilità, una parola oggi abusata ma che per voi si traduce nel 100% di riduzione e compensazione delle emissioni dirette, un percorso iniziato oltre dieci anni fa. Quali sono state le tappe più complesse per raggiungere questo bilancio ecologico?
La parte più complessa è stata cambiare mentalità e trasformare la sostenibilità in una scelta strutturale e non soltanto comunicativa. Abbiamo iniziato quindici anni fa con l’installazione del parco eolico sul Colle San Bernardo, per poi investire progressivamente in energie rinnovabili, riduzione delle emissioni e nuovi materiali sostenibili.
Il percorso richiede investimenti importanti e una visione di lungo periodo, ma crediamo che oggi un’azienda debba avere la responsabilità di produrre valore economico senza compromettere il patrimonio ambientale.
Lo stabilimento è alimentato da energia eolica e solare, e fate largo uso di vetro a rendere, alluminio e della bottiglia elicoidale Ely in RPET 100%. Come si conciliano i costi di una transizione ecologica così radicale con la competitività sul mercato della grande distribuzione?
La sostenibilità rappresenta certamente un investimento significativo, ma crediamo che nel lungo periodo sia anche una forma di competitività. I consumatori oggi sono sempre più attenti alla qualità e all’impatto ambientale dei prodotti che acquistano.
La nostra strategia consiste nel coniugare innovazione industriale, efficienza produttiva e rispetto dell’ambiente, mantenendo alta la qualità del prodotto e del servizio.
La vostra collaborazione con Slow Food e Terra Madre si concentra su progetti concreti come la tutela dei prati stabili e la riqualificazione dei boschi. Può spiegarci come avviene la protezione attiva delle fonti dall’intervento antropico e come riuscite a limitare al massimo gli sprechi nel prelievo idrico?
Proteggere una sorgente significa prima di tutto preservare l’ecosistema che la circonda. Per questo lavoriamo sulla tutela dei boschi, dei prati stabili e delle aree montane, limitando al massimo l’impatto umano e monitorando costantemente il territorio.
Anche l’impiego dell’acqua viene gestito con grande attenzione, evitando sprechi e rispettando i tempi naturali di rigenerazione della sorgente. L’acqua è un bene prezioso e il nostro compito è custodirla per le generazioni future.
Il 2026 segna il grande ritorno in TV con una campagna molto poetica incentrata sulle “Gocce di memoria” e sul legame tra tre generazioni di donne. Qual è il messaggio profondo che l’azienda vuole trasmettere alle famiglie italiane in questo momento storico?
Il messaggio è che alcuni valori riescono ad attraversare il tempo: la memoria, la famiglia, la qualità e la cura delle relazioni. Per questo abbiamo voluto realizzare questo spot come fosse un cortometraggio e non un classico spot televisivo. Attraverso il racconto di tre generazioni di donne abbiamo rappresentato il passaggio di emozioni, esperienze e tradizioni che accompagnano anche la storia di S.Bernardo.
In un’epoca molto veloce e digitale, vogliamo ricordare l’importanza delle radici e dei piccoli gesti quotidiani che uniscono le persone.
Recentemente lo Stato italiano, alla presenza del Sottosegretario Fausta Bergamotto, vi ha dedicato un francobollo e un annullo filatelico speciale. Che cosa significa per Acqua S.Bernardo entrare ufficialmente nella storia della filatelia e dei marchi storici del Paese?
È un riconoscimento che ci riempie di orgoglio perché significa entrare ufficialmente nella memoria storica del Paese. Un francobollo rappresenta qualcosa che resta nel tempo e che racconta un pezzo di storia italiana.
Per noi è il riconoscimento non soltanto di un marchio industriale, ma anche di un percorso culturale, umano e territoriale costruito in cento anni.
S.Bernardo non è solo industria, ma anche grande passione sportiva. Avete celebrato il centenario sul parquet di basket con una maglia speciale insieme alla Pallacanestro Cantù, in una gara simbolica nella Giornata mondiale dell’acqua. Quanto c’è dei valori dello sport – come la tenacia e il coraggio di credere nei sogni – nella gestione manageriale di un’azienda idrica?
C’è moltissimo. Lo sport insegna disciplina, spirito di squadra, sacrificio e capacità di affrontare le difficoltà senza perdere la visione dell’obiettivo finale. Sono valori che ritroviamo ogni giorno anche nella gestione aziendale.
Credere nei sogni, avere il coraggio di investire e saper reagire ai momenti difficili sono elementi fondamentali tanto nello sport quanto nell’impresa. Dallo sport impariamo a non mollare mai, a lottare su ogni pallone e a non arrenderci, continuando ad allenarci e fare sacrifici per raggiungere l’obiettivo.
Guardando alla storia recente, quali sono stati i momenti di svolta più critici o più entusiasmanti che hanno permesso al brand di posizionarsi stabilmente come icona del Made in Italy di alta gamma?
Tra i momenti più importanti ci sono sicuramente la creazione della bottiglia “Gocce”, il forte investimento nel design e il percorso verso la sostenibilità ambientale. Sono state scelte coraggiose che hanno contribuito a differenziare il brand sul mercato.
Tra i più i critici, non posso non ricordare quando abbiamo rilevato l’azienda dal gruppo Nestlé: girava la voce che l’azienda stesse chiudendo e questo ci ha messo non in poca difficoltà con i clienti distributori e clienti ristoratori per convincerli del nostro progetto.
Momenti più entusiasmanti sono stati tanti, tutti nell’ambito del riconoscimento del duro lavoro da parte degli stessi clienti. Penso ad esempio all’impegno che mettiamo nel parlare di S.Bernardo e delle sue caratteristiche organolettiche, delle sue qualità e del suo design.
Anche il ritorno alla comunicazione televisiva e la valorizzazione internazionale del marchio rappresentano tappe fondamentali di questo percorso.
Un secolo è alle spalle, ma il futuro è già iniziato. Se dovesse immaginare Acqua S.Bernardo tra vent’anni, quali nuove sfide tecnologiche, ambientali o di prodotto vede all’orizzonte?
Attualmente, abbiamo già impostato l’azienda per come la vediamo tra vent’anni. Lo scenario che immaginiamo è di un brand che cresce nei mercati internazionali e che si distingue per la forte sensibilità ambientale che diventerà un elemento necessario e fondamentale. Stiamo già preparando l’azienda a questo. Immagino un’azienda ancora più sostenibile, tecnologicamente avanzata e capace di innovare senza perdere la propria identità. Le sfide ambientali saranno sempre più importanti e richiederanno investimenti continui in energia pulita, materiali riciclabili e processi produttivi efficienti.
Allo stesso tempo, credo che il vero valore continuerà a essere l’autenticità: mantenere il legame con il territorio, con la qualità e con quella cultura del bello che ha sempre reso S.Bernardo un simbolo del Made in Italy.