Eventi - 04 giugno 2026, 09:52

Dronero, il 6 giugno al museo Mallè la presentazione di “Figure d’acciughe” 2026

Nell'occasione verrà esposta una inedita cartella di grafica realizzata dall’artista Dario Ghibaudo ispirata alle figure d’acciughe

In occasione della Fiera degli Acciugai della Valle Maira 2026, il Museo Luigi Mallé di Dronero presenta una inedita cartella di grafica realizzata dall’artista Dario Ghibaudo ispirata alle figure d’acciughe. 

Con il contributo della Regione Piemonte e il sostegno del Comune di Dronero Prosegue l’originale iniziativa del Museo Luigi Mallé con la nona edizione di Figure d’Acciughe sostenuta dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Dronero e interpretata dall’artista Dario Ghibaudo.

A introdurre la nona edizione di Figure d’Acciughe, una conversazione con Vanna Pescatori che illustrerà il percorso creativo di Dario Ghibaudo tra disegno, pittura e scultura.

Cosa fanno le acciughe di Dario Ghibaudo? Nuotano contro corrente. E si sa che, negli anni buoni di neve, ci vuole molta forza per non farsi trascinare via dall’impeto dell’acqua che dalla sorgente alpina raggiunge il mare. Le acciughe di Dario però sono pesci caparbi. Dal loro Dna sanno che sono l’ultimo anello di una specie antica che arrivava a Dronero tanti e tanti anni fa. Gli acciugai per non far fare loro fatica, mettevano i loro antenati in grandi sacchi, dopo averli tolti dall’acqua marina e li cospargevano di sale, affinché non si rovinassero le belle squame argentate che luccicavano di nuovo, appena venivano ributtati nell’acqua. Le acciughe di Dario sono “grame”: non vogliono essere toccate da nessuno. Rivendicano la loro libertà e per questo hanno osservato bene gli uomini quando si buttano nel “loro” mare e hanno visto che per nuotare muovono sincronicamente pinne/braccia che terminano in curiose dita palmate. Così hanno pensato di imitarli e hanno chiesto a Dario Ghibaudo il dono. In questo modo sono riuscite ad avere anche loro quelle lunghe braccia che ora muovono con energia mentre s’inerpicano sempre più in alto, senza guardarsi indietro. “Non è che ci prenderanno per mutanti?” chiede una alle compagne. “Ma che dici – le rispondono in coro – Dario lo conoscono tutti. È lui che ci ha dato le braccia e le mani, così come ha dato una coda a tanti cugini terrestri, o le proboscidi a chi non le ha mai avute, o le zampe da bipede ad un quadrupede. Ha fatto un Museo di Storia Innaturale dove noi saremo bellissime!”. “Speriamo!” “Stai tranquilla, gli artisti – si sa – sono tutti un po’ fantasiosi. Se non lo fossero non sarebbero artisti. Pensa se invece delle braccia ci avesse dato le ali: avremmo dovuto volare fin qui!”.

Dario Ghibaudo (Cuneo 1951), proviene dal territorio cuneese e, dunque, ben conosce la lingua di quelle terre al confine naturale con la Francia, tra la pianura padana e le Alpi Marittime. Intorno agli anni ottanta del secolo scorso, si trasferisce a Milano e da vita alla corrente del Concettualismo ironico italiano. La sua ricerca artistica si articola nel grande e originale progetto del Museo di Storia Innaturale - a cui egli lavora dal 1990 in continuo accrescimento - strutturato come un museo di storia naturale di stampo settecentesco per il quale utilizza media diversi: dalle resine, alla porcellana, dai materiali sintetici alle pietre, marmo, cemento e papier mâché. Il museo delle creature mutanti di Ghibaudo è un’idea esplorata in un'infinità di sculture che abbattono i confini tra realtà e fantasia, prendendo in esame il rapporto, quanto mai problematico, tra Uomo e Natura. Una ricerca che, in molti decenni, ha dato origine a un mondo parallelo, variegato ed eterogeneo, con opere tridimensionali, spesso nate da inchiostri preparatori. Disegnatore instancabile, i suoi inchiostri, anche di grandi dimensioni, nascono tracciati su carta direttamente col pennino, senza disegno preparatorio. Sue opere si trovano in importanti collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero, tra cui Château d’Oiron (F), Kunstmuseum di Stuttgart (G), Mart di Rovereto, Armenian Center for Contemporary Experimental Art di Yerevan (ARM), Collezione Vaf Francoforte (G), Fondazione Garuzzo di Torino e Collezione La Gaia di Busca, Cuneo.