Cronaca - 05 giugno 2026, 15:14

Mondovì, assolto il "finto" vescovo. Per il giudice non ci fu alcun inganno a fedeli e sacerdoti

Secondo l'accusa, spacciandosi per esponenti di una fantomatica "chiesa" con un complice avrebbe simulato celebrazioni religiose per conquistare la fiducia dei parrocchiani e degli anziani di una casa di riposo. Ora è stato prosciolto con formula piena

Immagine di repertorio

"Ingannavano fedeli e sacerdoti, simulando la celebrazione di sacramenti”: era stata questa una parte della lettera inviata dal vescovo di Mondovì alla Compagnia dei Carabinieri monregalese per segnalare “la presenza di due figure che si presentano come autorità ecclesiastiche appartenenti alla chiesa anglo-cattolica”.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Cuneo, avviate nel 2020 e concluse nel gennaio 2021, avevano portato a giudizio due uomini, pregiudicati, con l’accusa di sostituzione di persona in concorso a Mondovì.

Uno dei due coimputati, Claudio Goglio, l'ultimo rimasto da processare avendo scelto di intraprendere la strada del giudizio ordinario, è stato assolto questa mattina in tribunale a Cuneo perché il fatto non sussiste. Nel corso dell'istruttoria era stato ascoltato anche don Flavio Begliatti, vicario di Mondovì. 

Nel marzo 2021, i due si presentarono in abiti religiosi alla casa canonica: Goglio vestito da vescovo e il complice, Luca Zarù, l’altro imputato, già condannato in abbreviato e deceduto qualche anno fa, da frate. “Mi avevano detto che abitavano a Pianfei – aveva spiegato il vicario – e si sono resi disponibili per alcune celebrazioni”. 

“Uno di loro zoppicava e aveva un andamento stentoreo, pareva recitasse”, aveva proseguito don Begliatti. I sospetti del religioso vennero poi alimentati dagli “abiti stracciati” indossati, oltre che dall’atteggiamento tenuto.  

Luca Zarù, operatore sociosanitario, aveva definito la sua posizione processuale con il rito abbreviato. Secondo il pubblico ministero, come ricostruito nella requisitoria, non vi era nessun nessun dubbio sulle intenzioni di Zarù, che "si era creato una congregazione religiosa andando in giro a spendere il suo nome come frate”.  

L’obiettivo? “Infiltrarsi in una casa di riposo del Monregalese, che ha una presenza religiosa importante, per carpire i dati degli anziani e magari mettere le mani sui loro portafogli”. Una tesi, questa, che aveva trovato riscontro anche dell’esito delle perquisizioni effettuate al domicilio e sul posto di lavoro dell’imputato. 

La chiesa cui Luca Zarù e Goglio avrebbero sostenuto di appartenere sarebbe stata solo “parte dell’impostura - aveva concluso il pubblico ministero -. Non abbiamo nessuna prova che questa sedicente chiesa esista. Salvo prendere per buono ciò che viene pubblicato su Internet dalla chiesa stessa”. 

Anche per Claudio Goglio la Procura di Cuneo aveva sostenuto l’esistenza di un progetto comune finalizzato a presentarsi come appartenenti a una confessione religiosa e a ottenere così credibilità e accesso a contesti particolarmente delicati.

Nel corso della requisitoria il pubblico ministero aveva chiesto la condanna dell’imputato a 4 mesi di reclusione, ritenendo che Goglio condividesse le medesime finalità attribuite a Zarù e che la presunta appartenenza alla Chiesa anglo-cattolica fosse parte della messa in scena contestata dall’accusa.

Di segno opposto la ricostruzione della difesa, affidata all’avvocato Roberto Tesio, secondo cui non vi sarebbe mai stata alcuna volontà di sostituirsi a ministri di culto della Chiesa cattolica né di ingannare i fedeli. Nel corso della discussione il legale ha evidenziato come la Chiesa anglo-cattolica non fosse un’invenzione degli imputati, ma una realtà religiosa effettivamente esistente, sostenendo inoltre che non vi siano prove di comportamenti fraudolenti o di tentativi di ottenere vantaggi economici.

CharB.