La corsa del cioccolatino simbolo del Piemonte verso il riconoscimento europeo subisce una nuova battuta d’arresto. La disputa legale si è ufficialmente riaperta davanti al Tar del Lazio, dove la Lindt, colosso svizzero del cioccolato, ha impugnato il via libera appena concesso dal Ministero dell’Agricoltura. Il decreto ministeriale avrebbe dovuto sancire la fine dell'istruttoria nazionale, permettendo il passaggio della documentazione a Bruxelles per l'approvazione finale del marchio di Indicazione Geografica Protetta. L'iniziativa giudiziaria, contestando il provvedimento, rischia di congelare l'intero iter. Per il comparto piemontese si tratta dell'ennesimo capitolo di uno scontro logorante, che vede contrapposte le ragioni della tutela collettiva territoriale a quelle dei grandi marchi già consolidati sul mercato globale.
Il cioccolatino che racconta la storia della città della Mole
Nato a Torino a metà dell'Ottocento, questo storico cioccolatino a forma di barca rovesciata è divenuto l’emblema identitario stesso della città e del territorio subalpino. La sua ricetta originale affonda le radici in un periodo di forti restrizioni commerciali, quando la carenza di cacao spinse i maestri cioccolatieri torinesi a ingegnarsi, integrando nell'impasto le oggi ben più rinomate nocciole delle Langhe. Da quell'intuizione nacque un connubio perfetto che ha attraversato le generazioni, trasformando un rimedio d'emergenza in un trionfo gastronomico globale. Questo grazioso cioccolatino si è così trasformato in un elemento significativo dell'economia locale, unendo sul territorio la sapienza delle piccole botteghe alle esigenze delle grandi linee industriali.
Le regole del Consorzio e i nodi della discordia
Il fulcro della contesa risiede nel rigido disciplinare che, al fine di blindare l'autenticità della ricetta, è stato promosso da un comitato che riunisce oltre quaranta aziende del territorio. Questo testo prevede regole ferree, come l'uso esclusivo della nocciola locale e il divieto di inserire ingredienti estranei a quelli previsti dalla tradizione. Contro questo progetto, paventando il rischio di una sovrapposizione commerciale, si muove però ora la multinazionale svizzera, di fatto proprietaria dello storico marchio che per primo commercializzò il cioccolatino. Secondo la Lindt, il nuovo marchio IGP finirebbe col danneggiare marchi aziendali già registrati da tempo. Di qui il ricorso al Tar che rischia così di rimettere tutto in discussione, facendo slittare a data da destinarsi il verdetto della Commissione Europea.
Oltre le carte bollate… una dolce certezza
Mentre gli avvocati preparano le carte e i giudici studiano i faldoni della causa, a chi ama questo cioccolatino resta però una certezza: quella che si trova ogni giorno sui banchi e ai tavolini delle storiche pasticcerie torinesi e piemontesi. Al di là della denominazione IGP e delle infinite discussioni su percentuali e primogeniture commerciali, la bontà di questa specialità rimane fortunatamente intatta. E, in attesa che tribunali e uffici ministeriali italiani ed europei prendano una decisione definitiva in merito, noi possiamo quantomeno continuare a scartare l'inconfondibile stagnola da cui questo cioccolatino è avvolto, per poi portarlo alle labbra ed assaporarne – in una sorta di magica sospensione del tempo – il suo avvolgente sapore.