Egregio direttore,
le scrivo per esprimere un mio pensiero su una cosa che noto spesso e che stamattina, forse per l'effetto del caldo, mi ha particolarmente irritato.
Sono arrivato con la mia utilitaria al parcheggio delle piscine nel giorno più complicato, quello del mercato, il martedì. Alle 9.15 non c'era più un posto sul piazzale.
Lasciando perdere i camper, che sostano come se fossero in un'area dedicata nella più totale impunità, evidenzio la mancanza di senso civico diffusa: se le vetture fossero state parcheggiate in modo sensato, si sarebbero guadagnati almeno 10 posti.
Le invio qualche foto, che non rende comunque l'entità del fenomeno.

Possibile che sia così difficile parcheggiare in modo sensato in mancanza delle delimitazioni a terra? Non trovare parcheggio lo accetto, non poter parcheggiare perché le persone lasciano le auto come se fossero i padroni del mondo, senza minimamente pensare agli altri, mi fa arrabbiare.
Ma creda, non è tanto per la cosa in sé, perché ho fatto qualche centinaio di metri e ho trovato un altro posto, ma perché dà l'idea della mentalità diffusa. Se sono a posto io, sono a posto tutti. Soprattutto quando ci viene data la libertà o comunque quando non ci vengono imposti dei limiti, quelli dati dalle strisce a terra, per restare in tema.

Quando non ci vengono dati limiti o regole, non siamo capaci di darcele da soli o di agire secondo principi di buon senso e rispetto per gli altri.
Credo che, se questo può essere vero in generale, per noi italiani lo sia maggiormente.
Ecco perché ho sempre meno fiducia nel futuro, nelle persone e nella loro capacità di cambiare e migliorare le cose. Perché questa sciocchezza che ho condiviso con lei e i suoi pregiati lettori racconta del nostro popolo e della mentalità diffusa più di tanti ragionamenti di alta filosofia.
Cosa che con questa mia lettera mi guardo bene dal fare.
Lettera firmata























