Vi è mai capitato, dopo l’ennesima delusione sentimentale di pensare: «Meglio che vada ad accendere una candela in chiesa»? Ecco, in realtà si tratta di una buona idea, che pure la Chiesa stessa ha pensato di accogliere.
A Padova la solennità di sant’Antonio, che si celebra il 13 giugno, è accompagnata infatti da un appuntamento dedicato ai single in cerca dell’amore. Parliamo della Santa Messa in onore di sant’Antonio “casamenteiro” in programma sabato 20 giugno in Basilica.
L’iniziativa prende spunto da una forma di devozione popolare particolarmente diffusa in Portogallo, terra natale di sant’Antonio, e nei Paesi dell’America Latina, in cui il Santo è invocato per trovare marito o moglie, ovvero per “accasarsi”, da cui l’appellativo di “casamenteiro”.
La Messa è rivolta ai single dai 30 ai 50 anni ed è un’occasione per rivolgersi al Santo, per eccellenza il Santo dei miracoli. In effetti, la tradizionale preghiera a sant’Antonio “Si quaeris miracula…” (Se cerchi i miracoli…), indica come ci si rivolga al Santo con fiducia, nella certezza che aiuterà a “trovare”, oltre le cose perdute, anche ciò che è veramente importante per la propria vita e, se Dio vuole, anche l’anima gemella.
Tra le motivazioni delle persone che partecipano all’iniziativa c’è il desiderio di dare un maggiore senso alla propria vita da single, la necessità di scrollarsi di dosso il giudizio e le aspettative da parte della società, in particolare di parenti, amici e colleghi, nonché della Chiesa stessa.
È una risposta al bisogno di coloro che, per svariati motivi, si ritrovano ad affrontare da soli l’età adulta, e offre uno spazio in cui incontrarsi, fare amicizie, confrontarsi, condividere la propria vita, individuare la propria vocazione, che può essere sponsale, oppure religiosa o altro. Uno spazio diverso dai molti luoghi di aggregazione tradizionali e occasionali, dove può risultare difficile costruire relazioni interpersonali profonde e durature, e vivere insieme un percorso di fede e condivisione con altri fratelli e sorelle, affidandosi all’intercessione di sant’Antonio.
Quindi visitate il sito ufficiale (https://www.santantonio.org/it/tags/iscrizioni-santantonio-casamenteiro-2025-2026), che magari vi colpisce un miracolo d’amore. Non è un caso che l’evento di Padova, giunto alla 9ª edizione, ogni volta sia un successone, tanto che il rettore della Basilica ha anche organizzato un corso di approfondimento religioso e spirituale, sempre dedicato ai single. Altro che Uomini e Donne.
Chi era
Fernando de Bulhoes (così si chiamava sant’Antonio) nacque a Lisbona nel 1195 in un palazzo signorile dove ora sorge la chiesa a lui intitolata, nel quartiere di Alfama. Giovanissimo, si fece frate francescano e viaggiò a lungo, girando per molti conventi (per questo motivo è considerato il protettore dei viaggiatori). Andò in Africa a predicare, ma lì si ammalò e volle tornare in Portogallo. Durante la traversata in mare, la nave affonda, lui naufraga e arriva a Messina. Da lì risale l’Italia, si ferma ad Assisi dove conosce personalmente san Francesco, poi proseguendo entra in contatto con dei frati emiliani e si ferma a Forlì per un periodo. I fedeli scoprono le sue doti di predicatore, fama che lo porterà nel sud della Francia e soprattutto in Italia settentrionale, nei pressi di Padova, a Camposampiero, dove morì il 13 giugno 1231.
Sant’Antonio era considerato santo già in vita, per le miracolose risoluzioni di casi, molto spesso legati alla famiglia e alle relazioni. Fu proclamato santo “per evidenza” dopo soli 11 mesi dalla morte: il più veloce caso di canonizzazione nella storia della Chiesa.
Il Santo conteso da Padova e Lisbona, amato da tutti
È il Santo senza nome, perché se siete a Padova basta chiedere del Santo e tutti sanno che state parlando di Antonio, in tripletta con il “Caffè senza porte” (il locale storico Caffè Pedrocchi) e il “prato senza erba” (Prato della Valle, una delle piazze più grandi d’Europa).
Nella Basilica del Santo a Padova sono esposte la reliquia della lingua incorrotta di Antonio, la più famosa (per chiedere ed ottenere il perdono di tutti i peccati commessi verbalmente), quella del mento e dell’apparato vocale recuperato nell’ultima ricognizione.
La “Grande preghiera a Sant’Antonio”, lo definisce «Candido e soavissimo giglio». È il fiore caratteristico che nell’iconografia e agiografia sacra è associato a Sant’Antonio, sempre raffigurato con un giglio in mano. La sua raffigurazione insieme al Bambino riprende invece un episodio della tradizione secondo cui Gesù Bambino apparve al Santo in forma visibile. Nella stessa preghiera il Santo viene definito «Fulgida luce del Portogallo e dell’Italia».
Ovviamente il 13 giugno è festa anche a Lisbona e ogni anno nella cattedrale, vicina alla casa natale del Santo dove ora sorge una chiesetta, vengono celebrati decine di matrimoni. In quella stessa chiesa, nel 1982 papa Giovanni Paolo II disse e lasciò scritto (c’è ancora la foto ricordo che lo ritrae) che «Sant’Antonio è il Santo di tutto il mondo».
Insomma: che sia da Padova o da Lisbona, sant’Antonio è in assoluto il santo più conosciuto e con più devoti nel mondo e lo testimonia anche il notiziario stampato mensilmente dai frati conventuali, pubblicazione diffusissima in ogni nazione del globo.
La predica ai pesci
Come nella vita di Francesco c’è la predica agli uccelli, nella vita di Antonio c’è la predica, non meno poetica, ai pesci. Sarebbe avvenuta a Rimini. La città era ben salda in mano a gruppi di eretici. All’arrivo del missionario francescano, i capi decidono di chiuderlo in un muro di silenzio. Di fatto, Antonio non trova a chi rivolgere la parola. Le chiese sono vuote. Esce in piazza, ma anche lì nessuno mostra di accorgersi di lui, nessuno fa caso a quello che dice. Cammina pregando e pensando. Arrivato al mare, vi si affaccia e comincia a chiamare il suo uditorio: «Dal momento che voi dimostrate di essere indegni della parola di Dio, ecco, mi rivolgo ai pesci, per confondere più apertamente la vostra incredulità». E i pesci affiorano a centinaia, a migliaia, ordinati e palpitanti, ad ascoltare la parola di esortazione e di lode.
Sequeri
Se avete perso un oggetto caro e non riuscite a trovarlo il Sequeri è la preghiera da recitare all’indirizzo di sant’Antonio, famoso nel mondo proprio per far ritrovare le cose smarrite: dagli oggetti della vita quotidiana, ai documenti importanti.
È la deformazione latina dell’incipit del testo latino “Si quaeris miracula”. Questa preghiera di lode (o responsorio) in onore di sant’Antonio fu composta da fra Giuliano da Spira. Il responsorio fa parte dell’Officium rhythmicum s. Antonii, che risale al 1233, due anni dopo la morte del Santo. È cantato nella Basilica di Sant’Antonio a Padova e, ogni martedì, in tantissime chiese nel mondo intero. Nel frattempo, ecco la preghiera.
«Se cerchi i miracoli, ecco messi in fuga la morte, l’errore, le calamità e il demonio; ecco gli ammalati divenir sani. Il mare si calma, le catene si spezzano; i giovani e i vecchi chiedono e ritrovano la sanità e le cose perdute. S’allontanano i pericoli, scompaiono le necessità: lo attesti chi ha sperimentato la protezione del Santo di Padova. Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen».
Ancora oggi la recitano in molti e c’è una poesia di Eugenio Montale, che in due righe sintetizza la devozione popolare per il Santo: «Pregava?» «Sì, pregava Sant'Antonio perché fa ritrovare gli ombrelli smarriti e altri oggetti del guardaroba».