La Commissione guarda alla fase successiva ai lavori del “Montalto”. Il sindaco Gatto: “La struttura è parte della città”. Martini ricorda il precedente della navetta per i familiari
Se il cantiere della casa di reclusione “Giuseppe Montalto” sembra avvicinarsi alla chiusura della fase più importante, il confronto in quarta Commissione consiliare ha aperto un secondo fronte: quello della preparazione della città alla futura riapertura del carcere.
Non si tratta soltanto di completare lavori, collaudi e verifiche tecniche. La ripartenza dell’istituto porterà con sé questioni concrete che coinvolgeranno anche l’Amministrazione comunale: trasporti, accessibilità, colloqui con i familiari, percorsi lavorativi, rapporti con le scuole e con il territorio.
A porre il tema è stato il garante comunale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Emilio De Vitto, richiamando la necessità di ragionare in anticipo su ciò che accadrà quando la struttura tornerà a ospitare una popolazione detenuta più ampia.
“Bisognerà prepararsi alla riapertura. Dovremo capire, per esempio, quali possibilità di trasporto ci saranno per i familiari che verranno a fare visita ai detenuti. La casa di reclusione è distante dal centro di Alba e questo sarà un aspetto importante da monitorare”, ha osservato il garante.
Il tema non è secondario. Il carcere si trova in una zona decentrata, oltre la tangenziale e vicino all’argine, non facilmente raggiungibile a piedi dalla stazione o dal centro cittadino. Per questo, accanto alla riapertura degli spazi, sarà necessario interrogarsi anche sulle condizioni di accesso alla struttura.
De Vitto ha richiamato anche elementi apparentemente minori, ma significativi nella vita quotidiana di un luogo pubblico e istituzionale: la pensilina, la segnaletica, la visibilità esterna dell’istituto.
“Continuiamo a dire che la casa di reclusione è un quartiere della città di Alba, né più né meno. Fa parte della città e questo va ribadito con forza”, ha aggiunto.
Sul tema dei collegamenti è intervenuta anche Rosanna Martini, già assessora ai Trasporti durante l’Amministrazione Marello, portando una memoria amministrativa utile per il lavoro futuro. In passato, ha ricordato, era stata istituita una navetta al sabato mattina per accompagnare i familiari dalla stazione alla casa circondariale in occasione dei colloqui.
Il servizio rimase attivo per circa un anno, poi venne sospeso per mancanza di utenza.
“Quando il carcere sarà a regime, potrebbe essere utile verificare quali mezzi utilizzano i familiari per raggiungere la struttura. Questo aiuterebbe a capire se serva ripensare un collegamento dalla stazione o valutare altre soluzioni, anche convenzionate”, ha spiegato Martini.
Il direttore Nicola Pangallo ha confermato che il tema andrà analizzato sulla base della futura popolazione detenuta e della provenienza dei familiari. Oggi, ha spiegato, i colloqui in presenza sono molto limitati rispetto ai videocolloqui, previsti dall’ordinamento penitenziario e spesso preferiti quando i parenti vivono lontano o all’estero.
“Dovremo studiare la frequenza dei colloqui al momento della riapertura. Se dovessimo avere una presenza significativa di detenuti stranieri, con familiari non radicati sul territorio italiano o residenti a grande distanza, l’interesse per il colloquio in presenza potrebbe essere minore”, ha chiarito Pangallo.
Il sindaco Alberto Gatto ha invece allargato lo sguardo al futuro ruolo della struttura nel territorio. Dopo il sopralluogo, il primo cittadino ha sottolineato come i lavori abbiano compiuto passi avanti evidenti, comprese le cucine, oggi visibili nella loro completezza. Restano ancora da chiudere alcuni elementi, tra cui l’allaccio alla centrale termica e il tema dell’infermeria, sul quale è in corso un confronto con l’Asl.
Ma per Gatto il vero nodo, oltre la fine dei lavori, riguarda la tipologia di detenuti che saranno ospitati ad Alba e la possibilità di costruire percorsi legati al lavoro.
“Il tema di cui bisogna iniziare davvero a occuparsi è quello della tipologia di detenuti che verranno ospitati nella nostra casa di reclusione. C’è la disponibilità di diverse aziende del territorio a collaborare con il carcere e con i detenuti, mettendo a disposizione opportunità di lavoro durante l’espiazione della pena”, ha affermato il sindaco.
Il riferimento è alla possibilità di rafforzare esperienze di collaborazione tra istituti penitenziari, imprese e territorio, già sviluppate anche a livello provinciale con le case di reclusione di Cuneo, Saluzzo e Fossano.
“Dare a queste persone una prospettiva di lavoro è un aspetto importante. Anche Alba può ambire a questo tipo di progettualità”, ha aggiunto Gatto.
Accanto al lavoro resta il rapporto con la città. Il sindaco ha citato le attività già avviate con il garante, il coinvolgimento di realtà associative e il dialogo con le scuole, indicando questi percorsi come elementi da rafforzare nella fase che accompagnerà la riapertura.
Proprio per questo, la Commissione potrebbe tornare ad aggiornarsi all’inizio dell’autunno, dopo il periodo estivo, per verificare l’evoluzione dei lavori e iniziare a ragionare in modo più concreto sulla gestione della struttura.
Dopo un decennio segnato da chiusura, rinvii e attese, il futuro del “Montaldo” non riguarda più soltanto il completamento di un cantiere. Riguarda il modo in cui Alba sceglierà di reintegrare il carcere nella propria vita cittadina, riconoscendolo non come un corpo separato, ma come una parte complessa e reale della comunità.