Non è stato soltanto un raduno tra appassionati o un fine settimana dedicato allo scooter più celebre d'Italia. Per il Vespa Club Alba, il weekend de “L'Alba della Vespa” si è trasformato soprattutto in un'occasione per recuperare memoria, testimonianze e frammenti di una storia che continua a sorprendere.
A raccogliere maggiore interesse è stata la presentazione del volume “L'Alba della Vespa”, realizzato dalla professoressa Elena Ruella, che sabato pomeriggio ha riempito la sala congressi della Banca d'Alba richiamando soci, collezionisti, rappresentanti di altri Vespa Club e semplici appassionati.
“Per noi è stata una soddisfazione enorme vedere la sala piena”, racconta Piero Spertino, che del Vespa Club Alba è segretario, al fianco del presidente Luca Manera. “C'erano circa cento persone, erano presenti il sindaco Alberto Gatto, l'assessora Donatella Croce e rappresentanti di numerosi Vespa Club. Sono arrivati appassionati anche da Torino e da Fossano perché volevano assistere alla presentazione e avere una copia del libro”.
Tra i momenti più significativi della giornata c'è stata la presenza di Luigi Carosso, oggi 103 anni, tra i protagonisti delle origini del club albese e preziosa memoria storica di una realtà nata nel 1948.
“È stato lui a raccontarci gli albori del Vespa Club Alba e a fornirci molte delle fotografie che compaiono nel volume”, ricorda Spertino.
Ma il risultato forse più inatteso è arrivato proprio dopo la pubblicazione. Il lavoro di ricerca condotto da Elena Ruella ha infatti innescato un effetto che gli stessi organizzatori non avevano previsto: nuove persone hanno iniziato a contattare il club portando materiale storico conservato per anni negli archivi familiari.
“Questo libro ha destato molto interesse e ha stimolato altre persone a farsi avanti. Già durante la presentazione una signora, figlia di un coetaneo di Carosso, ci ha consegnato fotografie che non conoscevamo e che ora potranno essere conservate nel nostro archivio”.
Non si tratta di un caso isolato.
“Ci è stato anche comunicato che sono stati recuperati documenti del Vespa Club Alba risalenti agli anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta che attualmente si trovano a Torino. È un patrimonio che pensavamo in parte perduto e che invece potrebbe tornare disponibile”.
Le nuove testimonianze emerse nel fine settimana aprono ora prospettive inaspettate.
“Possiamo dire che abbiamo già raccolto nuovo materiale che potrebbe essere la base per un eventuale secondo volume o per ulteriori approfondimenti sulla storia del nostro club”, osserva il presidente.
Una prospettiva che conferma come il progetto editoriale non sia stato soltanto un punto di arrivo, ma anche l'inizio di una nuova ricerca sulla memoria vespistica albese.
Accanto all'aspetto culturale, il raduno ha mantenuto anche la sua anima turistica e aggregativa. Dopo la cena tra i filari di Montelupo Albese, i partecipanti hanno percorso circa settanta chilometri attraverso le Langhe patrimonio UNESCO.
Un itinerario particolarmente apprezzato dagli equipaggi arrivati da fuori provincia.
“Abbiamo ricevuto molti complimenti per il percorso scelto. I partecipanti hanno apprezzato il territorio e il paesaggio che abbiamo attraversato”, conclude Spertino.
Tra le presenze più numerose si è distinta anche quella del Vespa Club Lele Novara, realtà legata da tempo al sodalizio albese da un rapporto di amicizia e collaborazione che negli anni si è consolidato.
Per il Vespa Club Alba il bilancio del weekend è quindi positivo sotto più aspetti: la partecipazione, la promozione delle Langhe e, soprattutto, la riscoperta di una memoria collettiva che continua ad arricchirsi grazie a documenti, fotografie e racconti che rischiavano di andare perduti.