Riceviamo e pubblichiamo la riflessione di Paolo Chiaremza, Già consigliere comunale di Cuneo e consigliere provinciale, in merito alla patrimoniale.
"Egregio direttore,
la Destra politica non è che navighi in buone acque in termini di governo ai vari livelli, ma la sinistra è conciata peggio per contenuti e propaganda. Finchè le sue proposte e rivendicazioni si basano sull’immigrazione indiscriminata, sulla tolleranza civile e penale, sul mondialismo, sull’europeosmo ad oltranza, sull’ecologismo a prescindere, sull’antifascismo anacronistico e settario, il centrodestra può essere rimosso solo per propria colpa.
Però l’ultima proposta della sinistra è la tassa patrimoniale. Quella di 'fare piangere i ricchi' è una sua antica aspirazione, che giustifica ancora oggi a causa della permanente ineguaglianza sociale. Ma quanti sono i veri grandi ricchi in Italia? Sono un numero molto limitato e quindi costituiscono una base imponibile molto ristretta che non si capisce quanto gettito fiscale potrebbe fornire alle casse dello Stato: un gioco che non vale la candela, di natura ideologica per cercare di rianimare la base elettorale post comunista e progressista.
Ma come si fa a finanziare spese correnti imprescindibili (sanità, scuola, assistenza sociale) con una imposta patrimoniale straordinaria, una tantum? L’anno successivo alla sua applicazione ci troveremmo di fronte alle stesse esigenze finanziarie e allo stesso problema di reperire le risorse necessarie. A meno che l’imposta patrimoniale, di conseguenza, la si voglia far pagare ogni anno, appunto per fronteggiare spese sociali che sono pluriennali. E’ fuor di dubbio che il panorama economico italiano verrebbe così peggiorato da una massiccia fuga di capitali: il capitale finanziario, al minimo sentore di pericolo, fugge all’estero e difficilmente tornerà. Ma poi perché tassare solo i patrimoni personali e non anche quelli delle grandi imprese? Sappiamo però che si tratta di una ipotesi assurda in quanto si andrebbe a colpire il capitale produttivo della Nazione . C’è poi l’idea di colpire gli extra-profitti delle banche, delle assicurazioni e delle società energetiche. Infine – a volere essere coerenti – qualcuno a sinistra potrebbe inventarsi che certi redditi, i titoli di Stato, sono tassati in maniera proporzionale solo al 12,5%.
A sinistra non si tiene conto che le imposte sul patrimonio in Italia esistono già: nel nostro ordinamento tributario dall’IMU alle imposte di successione, dalle imposte del registro a quelle automobilistiche. Non c’è bisogno di inventarne un’altra sui grandi patrimoni dei ricchi. Basterebbe avere il coraggio come partito e la faccia come esponenti politici alternativi e rimodulare per i ricchi la progressività dell’IRPEF in nome della giustizia sociale. La progressività fiscale è prevista dalla Costituzione (art. 53) e dalla riforma del ministro Ezio Vanoni del 1951, che introdusse la dichiarazione dei redditi. Ecco l’imposta patrimoniale che per necessità finanziarie si rinnova ogni anno. Cercando di fare piangere i ricchi, gabellandola per solidarietà sociale, potrebbe essere l’espediente giusto per vincere le prossime elezioni".