Anche quest’anno a Festiona, nel cuore della valle Stura, si è svolta la ormai tradizionale manifestazione sportiva del torneo “Genitori & Figli” di volley, giunta alla sua sedicesima edizione e organizzata con continuità dal 2010 ad oggi.
Per chi non lo sapesse (presumibilmente sono in pochi) si tratta di una “kermesse” molto particolare che coniuga perfettamente la socialità con l’agonismo sportivo, il divertimento con la voglia di confronto generazionale senza barriere di alcun tipo.
L’unica regola è la partecipazione di un genitore che giocherà in coppia con un figlio o una figlia.
L’idea nacque diversi anni fa da Alessandra, figlia di Paolo Bina, che desiderava organizzare qualcosa di diverso insieme ai ragazzi del minivolley e alle loro famiglie. Da quella intuizione, condivisa e sviluppata insieme al padre, è nata una manifestazione che negli anni è cresciuta fino a diventare un appuntamento atteso da famiglie provenienti da diverse regioni italiane.
Gli ingredienti sono piuttosto semplici: due campi sportivi, uno in sabbia per il beach volley dedicato alle sfide tra i figli più cresciuti (dai 14 anni in su) ed uno in erba per il green volley sul quale si cimentano i bambini più piccoli con i loro genitori. A ciò si aggiunge una splendida location quale il centro sci di fondo di Festiona e la Locanda-Bar L’Ubac come punto di aggregazione per lo svolgimento del torneo.
Il menu propone ben 20 coppie iscritte per il torneo “Senior” ed altrettante per il torneo “Junior”, con partecipanti che provengono da mezza Italia più le relative famiglie, i membri dello staff, quelli delle attività collaterali e promozionali, per un totale di oltre 150 persone presenti mediamente all’evento.
Un’organizzazione tutt’altro che banale che ha comportato un lavoro iniziato molti mesi fa, a partire dalla ricerca della location. Festiona, in questo caso, è stato un gradito ritorno, avendo già ospitato la manifestazione in passato. A questo si aggiunge tutto ciò che ruota intorno alla buona riuscita di un evento di questa portata.
Da un punto di vista sportivo c’è da dire che nel corso degli anni il livello dei giocatori si è senza dubbio alzato, soprattutto per merito delle nuove leve che vedono militare tra le loro fila ragazze e ragazzi che partecipano ai campionati italiani di beach volley e che in alcuni casi occupano i primi posti nei ranking delle rispettive categorie.
Gli organizzatori, capitanati da Paolo Bina, hanno peraltro davvero rischiato il colpaccio: per un soffio non è arrivata la disponibilità a partecipare di Rafael Pascual, indimenticato campione spagnolo di volley conosciuto da molti tifosi con il soprannome di “El Matador”, protagonista in Serie A1 con la maglia di Cuneo alla fine degli anni Novanta. Sarebbe stata la classica ciliegina sulla torta in un roster già di altissimo livello.
La presenza di così tante coppie da gestire con soli due campi a disposizione ha costretto l’organizzazione a lavorare con precisione quasi svizzera. Le partite si sono susseguite senza interruzioni nelle due giornate dedicate al torneo.
Per il torneo Senior sono stati creati cinque gironi all’italiana da quattro squadre che, al termine delle gare del sabato, hanno determinato una classifica generale da cui sono stati formati tre distinti tornei per la domenica. Le prime otto classificate hanno avuto accesso al girone “Big”, le successive otto al girone “Ben” e le ultime quattro al girone “Boom”, consentendo così a tutte le squadre di proseguire il proprio percorso anche nella seconda giornata. Nel torneo Junior la formula è stata analoga con la creazione dei tre gironi “Gold”, “Silver” e “Bronze”.
La particolarità, e forse anche la bellezza di questo torneo, è legata alle dinamiche connesse all’età dei partecipanti. Genitori più giovani e quindi più performanti hanno spesso figli ancora piccoli, mentre genitori più esperti compensano il livello della coppia con figli più grandi e fisicamente più prestanti. Un equilibrio che rende le sfide sempre combattute e imprevedibili.
Ciò che invece rende unica questa manifestazione è il clima che si respira perché nulla unisce di più due generazioni che lottare spalla a spalla su un campo di gioco. Sguardi complici, abbracci e sorrisi, ma anche lacrime e discussioni accese: tutto questo si è visto dentro e fuori dai campi.
Oltretutto, dopo tante edizioni, molte persone ormai si conoscono bene e sono nate amicizie che continuano durante tutto l’anno. La dimostrazione ne è stata la serata del sabato, quando atleti, staff e familiari si sono ritrovati all’Ubac per la cena e la festa. Il piatto forte è stato il karaoke che ha visto giovani e meno giovani sfidarsi a colpi di canzoni, dalla trap fino a Renato Zero, tutti insieme, abbracciati e con la voglia di stare semplicemente bene.
Il meteo, da parte sua, è stato davvero favorevole consentendo il regolare svolgimento di tutte le partite.
Per quanto riguarda i tabelloni, il verdetto dei campi ha decretato i vincitori nei vari tornei.
Torneo Junior
Nel torneo Junior Bronze il titolo se lo sono aggiudicati Alessio Marri e la piccola Alisea.
Nel Junior Silver hanno vinto i Dalla Costa in finale contro i Giraudo.
Nel Junior Gold hanno conquistato il primo posto i Cortellazzi contro la coppia formata da Dobrev Rumi ed Evelyn.
Torneo Senior
Il girone Boom è stato vinto dai Miretti davanti ai Bersighelli.
Il girone Ben è andato ai Ghibaudo che hanno superato i Pasero con il punteggio di 21-15.
Il girone Big, dopo una finale avvincente giocata punto su punto, è stato conquistato da Marco e Ludovico Cuniberti, al loro secondo successo nella manifestazione, che hanno battuto Paolo e Noemi Bina con il punteggio di 21-18.
Da segnalare il livello davvero elevato del gioco espresso sia dai giovani sia dai meno giovani, capaci di offrire uno spettacolo che ha raccolto gli applausi degli spettatori presenti.
Al termine del torneo sono stati assegnati anche i premi individuali. L’MVP Junior è andato a Lorenzo Cortellazzi, l’MVP Ben a Lorenzo Ghibaudo e l’MVP Big a Noemi Bina, premiata per le sue spettacolari difese.
Tutti i premi sono stati offerti dai numerosi sponsor che, con il loro sostegno economico e con i riconoscimenti messi in palio, hanno contribuito ad arricchire ulteriormente la manifestazione.
Difficile dare il giusto tributo a tutte le persone che hanno lavorato per la buona riuscita dell’evento senza rischiare di dimenticare qualcuno. Va però sottolineato come una macchina organizzativa di questo tipo coinvolga oltre trenta persone, alle quali va il sincero ringraziamento di partecipanti e spettatori.
Oltre il torneo
Alla fine di un fine settimana fatto di partite, classifiche e premiazioni, resta qualcosa che non compare in nessun tabellone.
Resta il racconto delle famiglie che tornano anno dopo anno, dei figli che nel frattempo crescono, dei genitori che continuano a condividere con loro il campo da gioco.
È forse questa la vera forza del Torneo Genitori & Figli.
Ci sono cose che il tempo cambia. E altre che il tempo rende più preziose.
I figli, per esempio.
Un giorno li accompagni agli allenamenti, tieni in mano la loro borraccia e li aspetti a bordo campo. Poi quasi senza accorgertene diventano grandi. Prendono la patente, si laureano, iniziano a costruire la loro vita.
Forse è anche per questo che il torneo continua ad attirare famiglie da tanti anni. Perché dietro la pallavolo, dietro i punti e le classifiche, c'è qualcosa di molto più semplice e molto più raro: il tempo trascorso insieme.
Lo raccontano le persone che tornano anno dopo anno.
C'è chi partecipa dal 2012 e ricorda quando il figlio era ancora un bambino. Oggi quel bambino è laureato. Eppure ogni volta che arriva il torneo si ritrovano ancora lì, dalla stessa parte della rete.
C'è chi confessa che durante l'anno il tempo da trascorrere insieme è sempre troppo poco e che queste quarantotto ore diventano un'occasione preziosa per rallentare.
C'è una bambina che aspetta questo appuntamento perché è uno dei pochi momenti in cui può giocare a pallavolo insieme al suo papà.
E c'è chi vede nel torneo anche un'importante occasione educativa, un modo per insegnare il rispetto dell'avversario, la collaborazione e il valore del gioco condiviso.
Ascoltando le loro parole si capisce che qui la competizione esiste, ma non è la protagonista.
La vera protagonista è la relazione.
Forse è anche per questo che il torneo continua a crescere senza avere bisogno di grandi campagne pubblicitarie o di una presenza costante sui social. Ogni anno arrivano nuove famiglie, ma quasi sempre attraverso il passaparola. Qualcuno partecipa, si trova bene e convince un amico a provarci. E quell'amico, l'anno dopo, porta qualcun altro.
Nasce così una comunità che continua ad allargarsi senza perdere il proprio carattere familiare.
Una comunità che, anno dopo anno, ricorda a tutti una cosa semplice: i figli crescono. Ma il tempo vissuto insieme resta.