Non nasconde la preoccupazione, Domenico Calabrese, componente della segretaria della Fiom cuneese, circa le ultime novità che arrivano dal fronte dell’ex Ilva.
Nei giorni scorsi il delegato dei metalmeccanici Cgil ha preso parte all’incontro promosso dalla Regione a Novi Ligure, occasione per aggiornarsi sullo stato dell’arte degli stabilimenti piemontesi del colosso siderurgico, al centro di una trattativa di vendita che ad oggi pare lontana da concreti risultati.
"Le notizie che arrivano dal Governo, col ministro Urso a spiegare non intende stanziare altri fondi per Taranto, sono tutto fuorché positive – spiega il sindacalista –. Al governatore Cirio e ai partecipanti al tavolo tenuto martedì abbiamo spiegato che gli stabilimenti di Acciaierie d’Italia non sono tutti nella medesima condizione e che a Racconigi non si lavora da ottobre. Da qui le nostre richieste alla Regione. Per quanto riguarda invece il futuro dello stabilimento cuneese, Fiom è sempre stata favorevole a una vendita del gruppo nella sua interezza, ma qui si parla di cedere la sola Racconigi come se qualcuno avesse mai percorso questa opzione, cosa che non è mai avvenuta. Purtroppo oggi la verità è che o arriva un compratore, oppure a settembre l’Ilva chiuderà, perché non ci saranno più i soldi per gli stipendi".
"Alla Regione abbiamo fatto due richieste – prosegue Calabrese –. La prima è che si faccia avanti col governo affinché convochi un incontro a Palazzo Chigi per fare un punto sui termini di una trattativa sulla quale allo stato non abbiamo vere notizie".
Il secondo tema riguarda nello specifico la situazione dello stabilimento cuneese, completamente fermo da mesi e in questo senso quello forse più penalizzato tra i diversi che fanno parte della galassia ex Ilva.
"Siamo tornati a chiedere alla Regione di farsi parte attiva nell’organizzare corsi di formazione che consentano un’integrazione al reddito dei lavoratori, come fatto ad esempio dalla Puglia. Dal presidente Cirio è già arrivata una prima apertura, ora confermata dall’impegno a verificare tale possibilità in sinergia con Fondazione Industriali, soggetto che aveva già dato una mano nella vertenza Diageo".
"I lavoratori chiedono di rientrare a lavorare e produrre – prosegue Calabrese –, ma il fermo di Racconigi è stata una precisa scelta. Col passaggio dal ciclo produttivo integrale al ciclo corto si è scelto di fare pagare parte del costo della crisi ai lavoratori cuneesi, che peraltro oggi non son più i 300 di un tempo, ma 76. Il lavoro non si sbloccherà un’indicazione del Governo, e allora anche la formazione può essere un’occasione di reddito per queste persone.
Nella prossima settimana terremo assemblee coi lavoratori per informarli sull’esito dell’incontro con la Regione. Attendiamo risposte da Torino. Senza quel riscontro dovremo guardare negli occhi i lavoratori e vedere come muoverci".